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Il Color Seppia del Passato

Scritto da Paola Ferrero.

Capita, iniziando un racconto, di non esserne immediatamente rapiti, ma di entrare come in punta di piedi in un mondo che pare ogni istante di più un vecchio film.

Una di quelle pellicole che sanno di casa, di focolare antico. Così, anche se ambientato ai giorni nostri, il romanzo che andiamo leggendo assume mano a mano i contorni più delicati delle foto color seppia dei nostri nonni, quelle coi bordi frastagliati, incollate angolo per angolo alle pagine dell’album di famiglia. È il luogo dove si celebra la santa messa della letteratura, che è anzitutto biografia emotiva degli uomini. Lo si sfoglia e se ne sente ogni voce, come le sentirebbe la zia Clelia che l’autrice, Maria Sardella, tratteggia con efficacia.
Ognuna di quelle voci ha un pezzetto di verità, un piccolo segreto, un dolore nascosto. È la storia di più generazioni, di donne che hanno traversato anni di cambiamenti e sacrifici in un Sud Italia ancorato alle tradizioni. Storie a confronto, quando il presente e il passato disegnano l’identità non solamente di una famiglia, ma di un paese intero. La posizione arroccata, poi, ne fa un organismo unico, circondato da spighe di grano che formano un tappeto di velluto dorato, da fichi d’india carichi di frutti; un posto lontano in cui perfino il gallo segnavento si fa voce narrante e resta, fino alla fine, testimone di alcune vicende insieme alla sua amica Ciaula. 

È l’arrivo di uno straniero, come accade in molti racconti di largo respiro, a dare il via alla narrazione. Il suo stabilirsi in paese per motivi misteriosi ci fa incontrare Giovanna, che dal minuscolo centro abitato se ne era andata subito dopo il matrimonio, per tornarvi in seguito con tre figli e il marito. E da lì le storie di famiglia, scoperte o riscoperte che siano, prendono a intrecciarsi con un ritmo che scorre in una sorta di tempo sospeso. 
«Al fianco di Riccardo, abbracciata a lui nel letto, dove iniziavano e finivano le loro conversazioni, visualizzò la cappa del paese che diventava un sarcofago tetro, una marmorea custodia impenetrabile. Si sentì isolata dal resto del mondo che invece si muoveva e cambiava a velocità incontrastabile nei modi e nei fatti.» 

La luna in gabbia ha il gusto di un sapere antico, che può soltanto tramandarsi di bocca in bocca, come le piccole magie e le credenze; il neorealismo di un film d’autore che attraverso la vita dei semplici parla di tutti noi. Della distanza che vorremmo prendere da radici che, invece, ci tengono saldi. Della ribellione, a volte silenziosa, delle donne. Dai capelli a un vestito bianco a lungo ricercato, ai compromessi e all’amore. Di come ci neghiamo il bene, a volte, perché altri non ne parlino male. Di regole non scritte che attendono di essere cambiate dalle nuove generazioni, qui rappresentate da Tommaso – sempre ansioso di sapere, di raccogliere le storie della zia, di imparare. Una delicata storia d’amore proibito, taciuto ma gridato al vento. La guerra, i bombardamenti, i primi balli e i soldati con la cioccolata e le coperte morbide da trasformare in vestiti bordati di velluto. 
Le immagini scorrono, ciascuna con il suo brandello di realtà, con le evocazioni e la punteggiatura tipica di ogni storia vera. «Non aver trovato la zia in casa le mise addosso un sentimento di quieta tristezza, che rimase acquattato nei suoi pensieri, ma rivelato sulla sua faccia dalle due rughe al centro della fronte. Clelia era l’ultima in vita della sua famiglia. L’ultima persona che le ricordava da dove veniva la sua vita. Era la zia strana. Matta, diceva sempre sua madre.» 

Il tono confidenziale non indulge sulla melanconia e non si consegna a confessioni da diario. Non c’è una sola pagina che non profumi di lavanda e di bucato steso all’aria, di fuoco di legna e storie di fantasmi. È un po’ come tornare a casa e trovarci gli antenati che impastano il pane raccontandoci il frutto d’amore che siamo. E che non se ne va: ci avvolge, e ci porta altrove con sé. In tutti i suoi modi silenziosi. È l’album di famiglia perfetto, quello che lascia in sospeso una pagina o due per il futuro. O per il ritorno. 

Il romanzo, edito da PubMe Gold, è corredato da illustrazioni a cura di Bianca Simoni, tratti essenziali in bianco e nero che sottolineano alcuni passaggi in modo delicato.