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The Deepest Rhymes

Scritto da Anna Motta.

Quando la logica non va molto d’accordo col beat dei sentimenti, è il momento di un Joyce visionario.

We’re talking about Van “the man” Morrison, bluesman e folk rocker di rara finezza. La musica di George Ivan Morrison è un insieme di nitide rappresentazioni degli stati d’animo più profondi dell’uomo, che disegna per gli occhi e le orecchie degli ascoltatori, con l’essere umano soggetto delle canzoni e degli strumenti. Ha una tonalità chiara, Sir Morrison, che preme con delicatezza sui sensi, sciogliendo ogni dubbio e pensiero che li attraversa. Od instillandone di nuovi. La sua musica ha un movimento calmo, che non crea scompiglio, anzi, cerca di raggiungere quello stato di “serena inquietudine” che si prova dinanzi ad eventi che possono turbare l’animo. Mi riferisco a Into the mystic, brano che già dal titolo non lascia spazio a fraintendimenti. Quinto pezzo dell’album Moondance – anch’esso allusivo a una danza lunare, un bagno in una luce pura e diversa –, ne carezza la parte centrale con il suo andamento sensuale, in un’atmosfera morbida come la notte, una notte suggestiva, quando una luna pallida rischiara gli animi svelandone l’intimità riflessa sul profilo dei volti. Il tema è la ricerca spirituale. Il basso è una barca in movimento, con la canzone che galleggia sull’acqua come per magia. È un’immagine che esplode di bellezza nella mente di chi sa accoglierla, che porta con un ritmo quieto verso un luogo incantato. Se sai viverla ti solleva, ti trasporta, ti entra dentro lieve, senza forzare, senza una sola spinta esterna, senza presunzione. Senza chiedere la scena, dominarla, soffiare l’alito d’una grandeur che in realtà è tale proprio per la volontà di scivolare nei sensi priva di imperativi.

E mentre il basso e la ritmica assomigliano ai marosi che rinfrescano la memoria umana, le pennellate della chitarra si dissolvono. Un connubio perfetto. Due liriche che si incastrano alla perfezione, ed accendono nella mente il fuoco della passione e il ristoro della cura. Come in quelle storie d’amore dei cantori della Provenza antica, sulle quali Van “the Man” stende generosi tratti di narrativa celtica. L’armonia è completa, e tanto la chitarra acustica quanto il piano compiono un viaggio metafisico che trascina dentro chi decide di prendervi parte.
Il tutto, cercando l’aspetto più arrendevole e più sensibile alla poesia di chiunque. But what is the weight of mystic inside us? È un atteggiamento spirituale, anzitutto. È una guida affidabile, un sentiero privilegiato che viene da meditazione e introspezione. Perché i testi di Sir Morrison vanno a scavare nei recessi più intimi e privati dell’animo, là dove non si chiede altro che essere accompagnati con forza e delicatezza assieme, sicuri di non andare a caso. Sicuri del contatto con le cose astrali e quelle terrene, perché la mistica ha una percezione e una capacità tale da far vibrare sentimenti sopiti, ai quali non facciamo caso nella quotidianità, in quanto abituati a conviverci. È quindi un invito a un contatto superiore che parla della vita, della morte e di dio come un filo rosso, con la cadenza di una vecchia leggenda giapponese.

We were born before the wind
also younger than the sun

Letteralmente significherebbe che siamo nati prima del vento e che siamo più giovani del sole, venuti alla luce prima del sistema solare e degli agenti climatici, quando c’era solo Dio. La soluzione dell’enigma è data fin dalle prime strofe.

Ere the bonnie boat was won as we sailed into the mystic

L’uomo è nato su quella barca che noi chiamiamo terra. Navighiamo in quel pelago mistico, che non si sa perfettamente cosa sia, oltre al flusso spirituale che sussurra sulle sue acque. Un dualismo tra conosciuto e sconosciuto: è il secondo grande enigma, che a ben vedere è quello di ogni essere vivente.

Hark, now hear the sailors cry

I marinai che piangono sono gli stessi marinai che si interrogano su qual è la materia che li plasma, qual è il mistero che li arricchisce e li impoverisce. Ed è una materia che non dà mai risposte nei tempi in cui le si vorrebbe.

Smell the sea and feel the sky
let your soul and spirit fly into the mystic

Qua chiede di goderci i nostri sensi, quelle esperienze che sono parte del grumo di un’anima, anch’essa vittima di dualità. “Buoni pensieri, buone parole e buone azioni”, also sprach Zarathustra.

And when that fog horn blows I will be coming home
and when that fog horn blows I want to hear it
I don’t have to fear it

Ecco il tema della paura, dello sconforto, ma anche la rassicurazione, perché quando torneremo a casa la forza di quell’aura mistica sarà pronta a riconoscere e a consolare chiunque.

I want to rock your gypsy soul
just like way back in the days of old

L’esercizio di modellare l’anima riporta a come gli antichi profeti avevano assoggettato gli antenati, e alla tonalità sacra di quegli incantesimi.

Then magnificently we will float into the mystic

È finalmente l’unione, col genere umano che viene confortato dall’esperienza destinata a guidarlo verso il significato della vita stessa, soffiando via ogni dubbio pur nuotandovi in mezzo.
Il brano intero adopera la metafora per evocare quel “dare e togliere” tipico della vita, quel ricevere e regalare in modo continuo, anche inconsapevole, come fossimo in un unico cerchio, e al centro di esso la luce a cui tendere. Because one day we will magnificiently float into the mystic.