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Per Conoscere Davvero il Cuore di un Uomo

Scritto da Federica Lombardozzi Mattei.

Un uomo è uomo se da pari tratta gli animali.

Diceva Hugo che basta guardare negli occhi un cane, o un gatto, per capire che anche loro possiedono un’anima, e gli esseri inferiori siamo noi. Ebbene, quando una coppia decide di avere un figlio, getta le fondamenta per una struttura che avrà in sé non solo un ampliamento costitutivo, ma anche un sostanzioso coagulo di responsabilità. E di questa deliziosa assunzione di responsabilità dovremmo esserne portatori assidui e non solo eruditi professionisti – che a chiacchiere, a volte non ci batte nessuno – anche, e soprattutto, nel momento in cui nostro figlio ci dovesse sollevare la richiesta di avere un cane. In generale, l’approccio responsabile alle cose e alle persone da parte dell’adulto è fondamentale per la crescita del bambino poiché i nostri gesti, le reazioni e tutto il complesso dei comportamenti, ai suoi occhi sono atti comunicativi.

Nello specifico, quali sono le motivazioni che spingono il bambino alla richiesta di avere un cane, o un gatto? In realtà sono molteplici e di varia natura: tra le tante potrebbe esserci il bisogno di rassicurazione, di compagnia, o il prendersi cura di e così via. L’importante è avere cura di non dare seguito solo a un mero capriccio momentaneo. Partiamo da una certezza: un cane non è un giocattolo ma un essere vivente con le proprie esigenze, coi propri ritmi, con tutta una serie di bisogni che devono essere riconosciuti e rispettati. Dunque, prima di prendere una qualsiasi decisione in merito, è bene valutare con attenzione se le competenze del bambino sono mature ad un tale punto da confermare la fattibilità della sua richiesta, informarsi sulle caratteristiche della razza da adottare e non ultimo sulla taglia più adatta allo spazio abitativo in cui andrà a vivere.
L’elemento cardine attorno a cui ruota la mia riflessione sul genere umano, da educatrice e come individuo, è che l’uomo riesce a snaturare anche la naturalità intrinseca delle cose. Mi riferisco a tutti quei prodotti che si trovano in commercio, di dubbio gusto e dal costo sfacciato, che imitano in modo grossolano un animale, snaturandolo. Se il vostro bambino, mosso da un desiderio genuino, chiede di avere un cane, cercate di fare in modo che sia un cane, anziché un surrogato rumoroso che lecca, abbaia, si muove, scoda, guaisce, defeca su richiesta. E adottarlo più che comprarlo farebbe pure la differenza, in questo mondo che ci illude di poter comprare qualsiasi cosa.

Sforziamoci insomma di tutelare, da tanta desolazione, almeno la vita. «Ma un cane sporca» penserà qualcuno, ed è cosa certa, però non sporca più di chi getta rifiuti a terra, nei fossi, su una spiaggia o in mare. Eppure, quel tipo di nemici del pianeta, non solo godono di diritti incontestabili, ma li pretendono. Jacques Prevert suggeriva: «Lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango. Ma quelli che non amano il cane né il fango, quelli no, non si possono lavare». 

Quali sono i benefici concreti derivanti dalla relazione tra gli animali e i bambini? Recenti studi hanno chiarito che quelli cresciuti a contatto, per esempio, con un cane, hanno sviluppato nel tempo una maggiore Intelligenza Emotiva (IE), cioè la capacità di comprendere, gestire ed esprimere in modo efficace i propri sentimenti e di interpretare meglio quelli degli altri. A differenza del quoziente intellettivo, l’IE è più flessibile e integrabile, si sviluppa e migliora nel tempo grazie alla continua esposizione agli stimoli adeguati. Ma non è tutto. I benefici della convivenza con un cane sono davvero molti: per esempio lo sviluppo di una maggiore empatia e dei sentimenti di fiducia, apertura, comprensione verso la gente; una maggiore autostima dovuta alla responsabilità di prendersi cura di un altro essere vivente; ma anche un robusto aiuto nell’acquisizione e lo sviluppo del linguaggio, grazie alla vicinanza con un essere vivente la cui comunicativa non è solo interiore ma anche gestuale, fatta di tanti minimi cenni espressivi, capace a volte di sanare alcuni gradi superficiali di balbuzie. E poi ancora la riduzione dello stress, dei patemi, delle ansie: il cane (così come il gatto e molti altri animali a torto ritenuti da semplice compagnia, quando invece sono veri maestri di relazione con la natura, e di Filosofia) offre un sostegno emotivo che va ad attenuare le tensioni negative.

Last but non least, tale presenza aiuta il bambino a comprendere, in proporzione alle competenze cognitive raggiunte, il ciclo della vita. Anche il modo in cui l’adulto reagisce al lutto del proprio cane insegna al bambino ad affrontare la morte, e le conseguenze emotive che ne derivano. 
«Non hai paura che i tuoi cani possano fare del male a tua figlia?» mi fu chiesto tempo fa. 
«Temo più il male che potrebbero farle le persone» fu la mia risposta. E ne sono tuttora convinta. Gli animali, quelli che noi stimiamo inferiori (ma la semplice autodichiarazione vale ben poco), che la scienza e chi nei secoli si è sostituito ad essa, vuole privi di anima, non mentono sulle emozioni. Chi ha mai visto un cane, un gatto fingere di essere felice? No, nessuno: solo l’uomo è capace di finzione.