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I Partigiani della Siringa

Scritto da Andrea Giannini.

La scienza salva più spesso l’uomo di quanto l’uomo non salvi la scienza.

Può sembrare un concetto qualunquista, però la scienza nasce da una somma di esperienze, da una lunga osservazione, analisi, verifica, raffronto e quindi riscontro di teorie, applicazioni, e pertanto rimedi, non tutti ad hoc né ideali per ogni soggetto, ma comunque utili alla stragrande maggioranza dei casi.
L’uomo è figlio di una natura che aiuta la scienza ad essere come oggi la conosciamo, e questo uomo di parole – che di scienza e ricerca si avvale senza occuparsene in prima persona, sovente informandosi a fonti parziali – bandisce o esalta tesi e soluzioni della scienza a seconda dei propri sentori, di quelli del gruppo di cui fa parte, di interessi privati o di mere ragioni di tifo, dove il tifo non è il male debellato, almeno in Europa, proprio dalla scienza. Il tifo è quello che divide più o meno dalla notte dei tempi, chi crede nella scienza e chi non solo diffida, ma ne offre al pubblico una idea distante dalla realtà. E per farlo, usa un certo tipo di comunicazione. Milioni di uomini, nel passato, hanno pagato il conto di un tale atteggiamento. La civiltà ha abbattuto alcune barriere, ma non tutte. Ha creato consapevolezza da un lato, dando spazio a vecchi e nuovi sospetti dall’altro. E siccome l’uomo è più incline agli atti di fede che ai risultati di annosi studi da cui è escluso per cultura, per attitudine o per scelta, di epoca in epoca si schiera ora con lo sciamano, ora con il cerusico o con l’antivaccinista. Che crede di saperne più del medico. Nel secolo dei social, il dibattito è più isterico e più insulso che mai.

Già Pasteur sosteneva che la scienza non è né buona né cattiva: si tratta di valutarne l’uso. Sante parole, che le fazioni opposte vedono legittimare le proprie ragioni. I vaccinisti, in cui figura circa il 90% di medici e scienziati, insieme alla schiera di coloro che si sono imbattuti in uno o più casi di malattie curate, prevenute o che avrebbero potuto essere evitate coi vaccini appositi; e quelli per cui il vaccino è disutile, anzi, perfino dannoso (la casistica annovera molti eventi, sia a sostegno che a smentita di ciò, a supporto del concetto di Pasteur), e dietro ci sarebbe la regia non troppo occulta dei guru del farmaco. Se la verità sta nel mezzo non c’è che da leggere i dati di cui siamo in possesso e dare al pediatra il ruolo che gli compete. È vero: una volta la medicina era un mix di lavoro e missione, dove i due aspetti andavano quasi sempre di pari passo, mentre ora è un lavoro ben pagato, i medici vanno a consultare google per avere dritte su farmaci e terapie, e alcuni di loro finiscono nei guai e nella cronaca per errori e orrori etici; ma la somma di esperienze maturate, la tecnica e il sapere accumulato nel tempo non sono una favola. Una favola può essere il vaccino che causa l’autismo, come l’utilità di dodici vaccini – per giunta obbligati da istituzioni che sono vere icone dell’incompetenza sia nella comunicazione, sia sotto il punto di vista professionale: mai che si elegga un Ministro della Sanità medico, primario o direttore di una ASL premiato per i suoi meriti; no, sempre individui avulsi dal mondo delle scienze e sistemati a mo’ di esperti dalla politica. 

Una favola, per dirla tutta, senza il lieto fine. Così come per la cultura o per l’istruzione non è mai salito sugli scranni un Mario Lodi, o per l’ambiente un serio e competente difensore di ricchezze quali i boschi, i tesori della natura, le acque, l’ecosistema, con la sanità si fa peggio, poiché si dà credito a chi si scredita da solo. Ed entrambe le narrazioni, quella contro i vaccini da una sponda e pro vaccini come punture di zanzara di contro, sono frutto di psicosi. Anzitutto, sfatiamo il mito della lobby: le aziende che producono farmaci fanno il loro lavoro (senza missione: un lavoro sicuro che dà soldi, tanti, e deve fruttare, perché nelle mani di imprenditori a cui interessa fare cassa, e non certo cassa da morto. Se la gente muore infatti si fanno meno affari, e si hanno molte più grane giudiziarie), e se è provato che un bel numero di medici scodinzola docile ai loro princìpi, la lobby guadagna a prescindere, cioè sia che i vaccini vengano iniettati con allegria, sia a fronte del vecchio, sano, sensato dosaggio. Sostituirsi ai pediatri con il fai da te è scriteriato ma chi alimenta un tale approccio è ancora una volta la politica. Lo Stato, che per la Costituzione dovrebbe avere cura della salute, con la mano destra lo fa tramite il SSN, con la mano sinistra getta nel mucchio leggi belluine. E non è cosa recente. Esso ha abituato i cittadini al sospetto del lucro sulla loro pelle, al punto che pure le migliori intenzioni sono ormai fatte a pezzi e sezionate alla ricerca della crepa, della beffa a scopi privati. Le cronache sono piene di fatti simili e da vari decenni è una questione nota. Già Silvio Garattini, membro del CNR, storico fondatore, e direttore, dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri affrontava il problema partendo da altri aspetti: «I farmaci per la memoria o i ricostituenti che si danno ai bambini sono solo delle trovate pubblicitarie che di certo non dovrebbero più esistere. Ecco: “ricostituenti” è un termine a cui non corrisponde niente. È ridicolo pensare a sostanze che ricostituiscono: non si capisce che cosa esse debbano ricomporre, riformare. Tanti genitori in primavera, quando è possibile che gli scolari e gli studenti riportino scarsi risultati a scuola, con la complicità del pediatra, somministrano ai loro figli sostanze non solo inutili, ma dannose. Il ragazzo si abitua infatti a pensare che per ogni problema ci sia un farmaco che aiuta a risolverlo». Parole pesanti ma ben pesate. Per di più sostenute dalla chimica, dalla logica, dalla scienza che va in soccorso agli uomini pure quando loro le danno addosso.

Il medesimo approccio può riferirsi al dibattito sui vaccini.
La ricerca deve avere in sé tre grandi presupposti. Il più rilevante è l’informazione, la sua correttezza nella trasmissione dei dati tanto nel mondo della scienza quanto in quello dei fruitori, di coloro ai quali la scienza è rivolta. Sullo stesso asse (conditio sine qua non!) la fede all’esattezza e allo scrupolo. Gli studi gonfiati ci sono, molti risultati non sono obiettivi, bensì costruiti più per il successo che per il progresso, ma con l’informazione di cui sopra si può ridurre il pericolo. Terzo presupposto è l’etica. Quando la ricerca viene portata in vivo sull’uomo, e parliamo di farmaci, serve distinguere tra il puro impegno terapeutico e la tattica manipolatoria. Da Newton a Sabin, la scienza sperimentale ha, di volta in volta, ristretto il suo campo a ciò che era rilevabile con i valori più netti, più chiari. Impensabile, ora, virare il tutto su altri criteri. La figura dello scienziato deve rivelare con totale onestà le scoperte, in modo disinteressato, anche laddove – dalla genetica alla biologia molecolare – vi sono premesse morali diverse. Ogni epoca umana introduce un nuovo sistema di guardare e analizzare il mondo, è qualcosa che viene fatto assorbendo lo spirito dei tempi e dei saperi; per questo, l’errore (voluto, perché pensato, elaborato) delle fazioni pro e contro i vaccini ottuse nel loro radicalismo, si conforma al caos creato dalla politica che tutto infetta, che tutto regola in funzione dei propri disegni, e promuove la sua incapacità ben oltre le leggi balzane, le multe a chi non si conforma, gli errori di comunicazione, intralciando il cammino della scienza e la libertà dei singoli.