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Etimologia di una Differenza

Scritto da Giacomo Ragni.

Diceva Veròn che la geografia è un atto d’accusa dei conquistatori. E la linguistica?

A volte è bene cominciare dall’etimologia d’un vocabolo per capire dove porti il suo significato, perché le parole arrivano a qualcosa, non solo da un luogo del tempo umano. 
Tabù è un termine misterioso che nasce in bocca ai polinesiani, e si propaga da un istinto fanatico che ha spaventato o irretito l’uomo in ogni parte della Terra in ogni angolo della storia. Il tabù è il volto occulto del luogo comune; ciò che con la sua banalità nasconde negando. Siamo travolti, condizionati nelle scelte e nelle azioni dal suo peso intangibile. La nevrosi ossessiva di Freud e il piacere di toccare proibito nell’infanzia possono spiegarne solo una parte. La civiltà li ha mascherati, adeguandoli alle articolazioni della realtà. Veicolano un pensiero distorto, le paure tipiche dell’uomo: la sua ossessione per ciò che è diverso, il bisogno di appartenere ad un gruppo in cui riconoscersi per salvaguardare le proprie opinioni, le scelte e i costumi. Nella presunta èra delle libertà – di costume, fisiche e intellettuali – il tabù è più forte che mai, perfino negli organi di informazione. Solo i media hanno l’arte, propria in genere d’una certa scadente cucina, di far vivere per un mese o più un pasticcio di fegato, un sugo, un salatino, dandogli una scaldata o scongelando il cartoccio in cui era avvolto, e depurandolo di ciò che proprio non è consigliato. 

Il tabù è ciò che vogliamo credere di non essere, è ciò che sta oltre lo specchio (dalla nostra parte), e che lo specchio non può riflettere perché non lo facciamo rientrare nello sguardo. Il tabù spesso evoca una vergogna, invoca pronunciandola una realtà segretamente condivisa che all’improvviso diviene realtà per tutti, con l’invadenza del pregiudizio.
Così ci muoviamo circospetti fra guinzagli razziali, ideologici, storici, religiosi, sessuali. 
Periodicamente vengono pubblicate liste di omissis, promosse iniziative pro o contro atteggiamenti ritenuti negativi, se non amorali; e ancora diffamati o sbugiardati personaggi pubblici nelle loro manie e perversioni quotidiane, reclamati i diritti alla libertà della conoscenza. Qualcuno lavora per sfatare i miti, altri per favorirne la crescita. 
Dal suolo sacro delle Black Hills alle dittature il balzo è breve, e il tabù è una maschera insufficiente per coprire il doppio gioco. È una bugia che indossa il silenzio che in alcuni paesi si chiama omertà. Giuriamo di essere tutti uguali, popoli con analoghe aspirazioni e culture, mentendo con riguardo nel parlare di quanto giustifica e promuove la differenza.  

Il tabù è un angolo di paura nella storia di ogni uomo, dove un giorno è nato ciò che non ha saputo essere. C’è la lista dei politici omofobi, lo spazio arcigay, l’autore che va in TV a mostrare le grazie per rivendicare la purezza delle idee, la teoria del complotto Wikileaks, l’attentato alla Chiesa, il serial killer a quattro ruote motrici e il suo fan club in t-shirt, l’agitatore emarginato, il presentatore che fa outing, il rappresentante del popolo che confessa i trastulli con signorine dalla dubbia morale, il crociato dell’antivaccinazione: un club assai poco esclusivo, che fa salire la nostalgia di quando la letteratura era un’arte e la scienza un mestiere. 

Qualcuno ci aveva pensato dalle terrazze dei faraoni, altri avevano optato per le streghe e l’inquisizione; i nostri zii, poi, sceglievano i concerti di Wayne County & The Electric Chairs. Nessuno confesserà mai di non scandalizzarsi più, né che dopo tanti pianti le lacrime possono smettere di scendere. Il nostro tabù è non ammettere che l'essere umano non è spesso poi tanto umano nel vivere i propri sentimenti. Guardiamo un’evidenza parziale senza esercizi di comprensione. In nome di un “ideale” sappiamo persino cancellare le persone, dimenticarci.
Il tabù della cultura occidentale è l’avere rapporti regolamentati dal Politicamente Corretto; è una diplomazia estremizzata che annienta e non racconta. Seleziona, epura, omette. Perché conviene.