Stampa

Per Chi Tiene Acceso Il Sole

Scritto da Alessandro Marini.

Secondo una scuola di pensiero a mente fredda si ragiona meglio, si spegne il fuoco dell’impeto.

Piace credere che per combattere la foga e liberare la ragione, dandole quanto le appartiene, si lasci lavorare il tempo sui fatti. Spesso, invece, la penna si anima prima di aver misurato il peso delle parole che fuoriescono dal refill dell’inchiostro.
È un’immagine romantica, a suo modo per molti antiquata, perché già a scuola oggi si usa il computer. Che è più immediato, e spinge a uno spazio di riflessione ancora inferiore.
Dev’essere accaduto qualcosa del genere all’autore del pezzo che alcuni mesi fa scatenò una piccola rivoluzione: togliamo alle donne i libri e torneranno a fare figli. Sì, diceva pressappoco così. Lo lessi anch'io, sgomento. Non ricordo esattamente le parole, che ho volutamente rimosso, nonostante mulinassero nella mia mente con preoccupante insistenza. Le avrei sfidate a qualunque duello, sul nascere. Perché anch’io per contatto, a prima reazione, mi sarei infervorato. Va bene l’opinione, purché limitata a una gag, meglio se al di fuori della realtà o soltanto lambita da essa, altrimenti si sconfina nella farsa.
Qualche dato, in quest’era di statistiche, non può fare male.
.
Innanzitutto la letteratura.
Non è un’attività spensierata, da praticare senza investimenti emotivi. E il settantaquattro per cento di chi la frequenta, dal multicenter in odor di mostruosità allo stambugio del libraio di confine, è di sesso femminile.
Persino il business supporta la tendenza: il sesso maschile incide sul fatturato in produzione, come autore, molto meno del passato. Gli esordienti al femminile sono in continuo aumento, addirittura negli ultimi dieci anni hanno quadruplicato gli schieramenti. Un’invasione piacevole di civiltà, di opinioni, cultura e fantasia.
Il decremento demografico non è imputabile né all’istruzione, né agli esercizi di fantasia contenuti nelle storie, capaci semmai di costruire un background attivo e responsabile verso la vita. Ha poca importanza se a ribadire il risultato della ricerca dell’Harvard Kennedy School of Government sia stato il ministro conservatore inglese David Willets, sicuro che l’educazione femminile favorisca il nubilato: è difficile che un mondo saturo di asprezze e di crisi si consoli o risollevi procreando.
Piuttosto, la consapevolezza riduce il rischio di nascite insostenibili. La donna scolarizzata sa tutto ciò, e non ne è schiava: ha un metro per giudicare il suo ruolo sociale, è cosciente della mancanza di risorse globale e del proprio libero arbitrio.
Non porta rancori durevoli neanche fra le pagine di quei libri messi alla gogna, non c’è avversario o rivale con cui rifiuti di riconciliarsi. Il suo ruolo va oltre la figura secondaria dipinta dal sessismo di cronache antiche o deliri moderni, ha un orgoglio che fugge la volgarità.
Marlene Dietrich apprezzava Heine e Rilke, si concedeva con libertà alla passioni e alla letteratura, diceva di avere imparato dal compagno Remarque che il coraggio è fuggire in avanti. Era più di un’icona.
Fuori da ogni compromesso, restò sempre fedele alla confidenza: «Rimpiangere è un passatempo sterile». Il mondo ha già disgrazie a sufficienza per aggiungerci anche l’incultura. Sua figlia, Maria Elisabeth Sieber, non è stata frutto di quest’ultima.
Le trincee contro cui lottava Montanelli, uno capace di fondare un giornale all’età in cui l’Europa, fra un ricatto e l’altro, sta costringendoci a scordare la pensione, non sono crollate, anzi. Il grande cronista fu bollato: fascista, qualunquista, rompitasche, eppure quelli di Salò lo condannarono a morte, e le Brigate Rosse lo gambizzarono. Colpa dei pareri, delle convinzioni espresse con l’amplificatore della sincerità. Perché era un anarchico atipico, e sosteneva due principi fra i tanti: la lotta e la libertà di scelta.
Le donne ne erano parte, perché «sapevano leggere il mondo con la grazia di cui noi siamo ciechi». Senza di loro il dado è tratto, e non ci resta più nulla da difendere.
Senza di loro nessun uomo è mai nato. Neppure fra le pagine di un libro.