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La Linea Dell'Acqua (X)

Scritto da Federica Melillo.

X

La relazione con Dimitri mi coinvolse sin da subito nonostante tutto.

Vedere Jacopo in piscina mi turbò durante le prime settimane, ma anche se non l'avessi mai incontrato avrei comunque avuto bisogno di tempo per metabolizzare. Non ci si salutava neppure. Per Dimitri era anche più difficile visto che condividevano la stessa corsia – nemmeno loro si salutavano più, ma nessuno dei due chiedeva di cambiare corsia.
Con Dimitri non si era più affrontato l'argomento, ma si intuiva che gli dava fastidio. Se possibile, ci si sentiva ancora più rigidi, adesso, quando si andava in piscina. Anche quando Jacopo non c'era, non ci rilassavamo più di tanto. Ci si teneva sempre per mano uscendo dallo stabile, ed era difficile sostenere certi sguardi, oppure non accorgersene, e sentirsi giudicati. Soltanto quando eravamo soli riuscivamo a dimenticare il peso di quella presenza in piscina.
Lui era molto dolce, e così anch'io. Non sembrava darmi la colpa di niente riguardo a Jacopo. Era diverso da lui, non c'era un gesto che me lo ricordasse anche vagamente. Jacopo non conosceva le mezze misure, e quel nostro rapporto sembrava proprio a metà; Dimitri stava dando tutto senza rinunciare a nulla, dimostrando un affetto non ragionato, naturale, senza pretese. L'amore sottratto al primo tentativo, era arrivato col secondo. Per di più, ricambiato.
Ero felice come nemmeno immaginavo si potesse essere.
Piano piano, a lungo andare, tutti sembravano abituarsi a noi, e noi a loro. Persino Jacopo non serbava più rancore. Ovviamente si trattava di un'illusione, la stessa che fa pensare a due persone che si conoscono appena di poter condividere assieme una vita.
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Arrivò l'estate. La piscina non avrebbe chiuso se non per le due settimane centrali di agosto.
I frequentatori si erano diradati già con la primavera, ma da luglio alcuni turni erano stati accorpati e gli istruttori vedevano spuntare frotte di nuotatori anche piuttosto inesperti, che avevano iniziato i corsi da poco.
Tra questi, c’era una ragazza molto attraente. Faceva fatica a stare a galla, quindi la misero in corsia 1, vicino alla mia. Questo non impediva, però, agli uomini delle altre corsie di notarla, specie quando in attesa di entrare in acqua, nel cambio di lezione.
Anche Jacopo l'aveva notata, senza dubbio. Se Dimitri ci avesse fatto caso o meno, invece, resta tuttora un mistero, perché molto elegantemente evitò di commentare, e questo era uno dei suoi tanti lati che più mi colpivano: lui non era come tutti gli altri, come tutti quegli uomini che per sentirsi più maschi nutrono il bisogno animalesco di sbavare, soprattutto se in compagnia di altri esemplari dello stesso sesso.
Immaginavo che prima o poi Jacopo si sarebbe lanciato anche su di lei, in barba alla fidanzata, e davanti ai miei occhi.
Ormai l’idea che avevo di lui era quella, anche se con qualche dubbio sull'esistenza della fidanzata.
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La madre di Jacopo era sparita da qualche mese. La donna che mi parlò di lei, invece, non perdeva una lezione, come me d'altronde. Avevo avuto più di un'occasione per osservarla meglio; in acqua, durante il nostro turno, nell’atrio, quando si attendeva di entrare negli spogliatoi, e dopo, finita la lezione. Anche lei mi osservava, era il motivo principale per cui avevo cominciato a ricambiare.
Ma non avevo idee precise. Forse aveva voluto avvertirmi di una situazione scomoda volutamente, forse era stato un caso davvero. In ogni caso, io ero andata oltre.
Una sera Dimitri volle farmi una sorpresa, anche se una sorpresa annunciata. Come per esorcizzare l'ansia di programmi saltati per altri non previsti. Mi disse con preavviso che avrei dovuto essere libera da eventuali impegni, e che mi sarebbe venuto a prendere presto. Intuii che non si trattava di qualche ristorante particolare, e mi tranquillizzai. Certi posti mi mettono a disagio. Però non sapevo come vestirmi: avevo comunque una piccola difficoltà di riserva.
Venne alle otto precise, quando mi ero cambiata già addirittura tre volte: blue jeans e maglietta verde petrolio, vestito nero estivo corto,rasente la metà coscia, infine gonna lunga con canotta a bretelle spesse.
«Mi piace come sei vestita», disse quando salii in macchina.
Mi inorgoglii. Riflettendoci, però, pensai che forse quella frase l’avrebbe detta comunque.
«Anche tu. Sei sempre una meraviglia», risposi. «Allora, me lo dici dove stiamo andando?».
Non volle assolutamente.
Sorrise beffardo, e prese l'imbocco dell'autostrada davanti a noi. Mi raccontò la sua giornata senza nuoto, e io pure gli comunicai qual era stato il mio ordine del giorno.
Dopo un po' però mi accorsi che eravamo sempre più lontani da dove si ambientavano i nostri racconti.
«Ehi, ma non siamo ancora arrivati? Avremo fatto almeno cento chilometri».
Lui si limitò a emettere un lieve mugolio, quasi lo stessi disturbando per niente. In realtà era il suo modo di provocarmi, di certo non di darsi un tono, giacché non ne aveva bisogno. Infatti sorrise subito dopo, e disse che mancava ancora un’oretta – e io mi chiesi se stessimo attraversando una regione intera. Guardai i paesaggi lì di fronte e li vidi cambiare forma. La pianura in realtà rimaneva tale, ma la vegetazione diventava più rigogliosa. Cominciava a fare buio e presto tutto divenne uniforme, con l'eccezione di piccole luci che si accendevano quasi a caso.
Dalla radio, che era accesa a basso volume, provenivano canzoni degli anni Ottanta che piacevano a entrambi. Ogni tanto lui ne canticchiava un pezzo mentre mi sfiorava la mano.
Decelerò solo quando vide un’uscita a cui badai troppo tardi per leggerne il luogo indicato. Ma ero talmente abituata all'idea di non conoscere la meta che non gli chiesi più nulla.
Fuori dall'autostrada, percorremmo un’altra ventina di chilometri per stradine di cui doveva essere pratico. Guidava disinvolto pure nel buio, nel quale invece io andavo sempre più confondendomi. A un certo punto, però, si fermò a lato di una strada già stretta, accostando al muretto di una villa. Immaginai fossimo arrivati a destinazione, ma lui intuendo cosa stessi pensando scosse la testa e mi baciò. Fossimo rimasti lì sarei stata felice ugualmente. Invece volle scendere, e prendere un sinuoso sentiero.
Fu lì che giunse prepotente a noi l'odore del mare. Prima ancora di vederlo illuminato dalla luna ne respirai a lungo l’aroma.