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La Linea Dell'Acqua (V)

Scritto da Federica Melillo.

Capitolo V

Da quella volta, non so se per la bugia o chissà cosa, la mia storia con Jacopo cambiò. In piscina non mi degnava di uno sguardo, e quando ci vedevamo fuori le sue attenzioni sembravano volte altrove. All'inizio pensai fosse solo un periodo difficile, lo giustificavo.
Non volevo credere che c'entrassero davvero le chiacchiere. La gente ci guardava, parlava, ma dopotutto non domandava nulla. Credevo seriamente che la loro fosse una curiosità di quelle che nascono e muoiono come i temporali estivi, che turbano con la stessa intensità con cui poi si dimenticano.
Laura mi aveva raccontato che Jacopo era il figlio di un “pezzo da novanta” del paese, e che per lei era sicuramente questo il motivo di tanta attenzione. Per me poteva essere anche il pettegolezzo di gente annoiata che non sapeva di cosa parlare, d'altronde io stessa conoscevo ben poco della vita privata di Jacopo.
Un giorno, però, decisi di affrontare l'argomento. In fondo era un po’ assurdo, dopo mesi, non sapere granché di lui.«Non mi hai mai detto se hai fratelli o sorelle», esordii.
«Perché non me l'hai mai chiesto» rispose. «E perché sono figlio unico».
Ci guardammo solo per un attimo, mentre qualche auto andava e veniva nel parcheggio. Capitava che ci trovassimo ancora lì, dopo il nuoto. Mi diede un bacio leggero sul dorso della mano appena il movimento all'esterno sembrò cessare.
«Anch’io» gli dissi, senza che l'avesse chiesto.
Volevo essere chiara, ma non serviva. Probabilmente non l'aveva domandato per la stessa ragione per cui non aveva mai avuto bisogno di precisarlo riguardo a se stesso. Forse tra figli unici ci si riconosceva a prescindere.
Mi strinse, come a compensare un vuoto che non voleva riempire di sole parole. Può darsi avesse notato cambio di atteggiamento nei miei riguardi, oppure ero solo io a illudermi. Di certo, le cose sarebbero mutate ancora.
«Come va con lo studio?» fece all'improvviso.
La domanda mi stupì, ma ne fui contenta.
Gli raccontai delle materie, dei manuali, degli appelli d'esame e le mie aspettative. Accennai anche a qualche compagna di corso con cui studiavo ogni tanto e che vedevo al di fuori. Trovai davvero strano parlargliene adesso.
«Io ho perso i contatti con i miei compagni di corso» commentò. «Ma ci esco troppo di rado».
Mutò repentinamente espressione del viso e domandargli altro mi sembrò inopportuno.
«E poi adesso ho te», aggiunse. «Sto bene».M'illuminai. Era bello che me lo dicesse. Lo abbracciai a lungo e dimenticai tutte le volte che avevo sperato lo facesse lui.
.
L'inverno si fece pesante come la neve da spalare, come i libri da studiare.
Le temperature si irrigidirono quasi all'improvviso. Io e Jacopo, la sera, cominciammo a tenerci per mano attraverso i guanti, e pure a trovarci di meno.
Nel frattempo in piscina le cose sembravano migliorate. La gente, soprattutto in acqua, si concentrava su se stessa, ma ricevevo più attenzioni da Dimitri che da Jacopo.
Lui sembrava non accorgersene, o addirittura disinteressarsene; e Dimitri è probabile non sapesse ancora nulla di noi. Sicuramente Jacopo non gli disse alcunché al riguardo. Tra loro c'erano pochi scambi, e tutti sulle lezioni.
Capitava che scherzassero su qualcosa o su qualcuno, ma avevano un rapporto approssimato. Dimitri era timido, anche introverso, e non era affatto automatico, per lui, iniziare delle conversazioni. Jacopo rispetto a lui era decisamente più solare, spontaneo, ci sapeva fare con tutti, non solo con le donne.
In quel periodo, però, non sembrava voler dare spazio alla gente; pareva spesso avere un segreto o un’intimità da proteggere.Fortunatamente l'università mi distoglieva da questi rovelli.
L’impegno nello studio era una sorta di riscatto preso a fronte della presunzione di un fallimento sentimentale. Anch'io sentivo il bisogno di proteggermi dalla nostra storia, adesso.Avevo la netta sensazione che Jacopo avesse cominciato a usare il metodo del bastone e della carota, e in qualche maniera volevo rendergli il favore.
Certe volte, uscita dalla piscina, tornavo direttamente a casa con la scusa dello studio. Che poi mica tanto scusa, era.Altre volte, quando lui non c'era, mi fermavo a chiacchierare con Dimitri molto a lungo, come a ricordargli che il mio tempo non lo sprecavo, e se ne avanzava preferivo regalarlo a chi sembrava apprezzarlo sul serio. D'altronde fui accorta a riguardo. Dimitri e io non ci muovevamo assieme, restavamo fermi nell’atrio, dando quindi l'impressione di non avere altri posti da condividere.
Spesso con noi si fermava anche altra gente.
Una mattina mi imbattei in Laura, che sotto sotto continuava a pensare che tra me e Dimitri qualcosa ci fosse. Le chiesi se voleva un caffè dal distributore di bevande.
Con lui prendevo raramente una bibita dopo la lezione, perché il fermarsi assieme non diventasse appunto un’abitudine.
Le abitudini non fanno fatica a diventare presto degli obblighi.
Laura rispose che preferiva un tè caldo. Poi, mangiò solo qualche biscotto che si era portata da casa. Sembrava addirittura provata dalla lezione, ma intuivo si sarebbe ripresa di lì a poco. A un certo punto si mise a fissare Dimitri, il quale stava due sedie più in là a bere il suo caffè.
«Si sente bene?» gli chiese. Dimitri le dava del lei.
«Sì, grazie, sono solo un po' stanca».
Continuò a fissarlo senza tregua, sgranocchiando i suoi biscotti.
«Ecco il tè» intervenni io.
«Ah, grazie» rispose lei, distogliendo alfine lo sguardo da Dimitri.
Non sapevo se fosse a disagio per via di Laura. Lei si era fermata senza che glielo avessi chiesto, aggiungendosi per il semplice fatto di essere tutti e tre lì. Decisi di sedermi tra loro in modo da fare da filtro, ma essendoci due posti scelsi quello vicino a Dimitri. Ne approfittai, perché sullo schienale dell'altra sedia c'era appoggiata la sciarpa di qualcuno, forse di Laura stessa.
Sorseggiai lentamente il caffè, e osservai il cielo dal vetro della porta lì davanti. Stavamo per rimanere soli, gli ultimi compagni di turno uscivano in quel momento.
«Oggi è stata una faticaccia» dissi per riempire il vuoto.
Dimitri e Laura si limitarono ad annuire.
«Le scivolate in acqua non fanno per me» insistei.
Stavolta nessuno dei due mi diede corda.
«Credo sarà difficile» continuai io, «imparare lo stile a delfino».
Aspettai una risposta. Speravo che almeno Laura, più loquace di Dimitri, avrebbe cominciato a interagire. La guardai.
«Se l'ho imparato io, ce la farai anche tu» fece lei.
Ottenni un po' di attenzione, che poi era un modo come un altro perché non si creasse, al contrario, imbarazzo. Guardai Dimitri per cercare di capire i suoi pensieri. Era imperscrutabile, con lo sguardo dritto davanti a sé senza orizzonte alcuno.
Le braccia inoltre erano incrociate sul petto a sottolineare il suo atteggiamento di chiusura. Mi chiesi cosa stessi a fare lì, se tanto non si riusciva a instaurare un discorso né con l'uno né con l'altra. Anche Laura infatti non sembrava avere alcuna voglia di parlare con Dimitri, veniva da chiederle perché diavolo si fosse fermata. Finii il caffè e mi alzai. Mi avvicinai al cestino per buttare il bicchiere di carta quando si alzò anche Laura.
Speravo che se ne andasse, ma avevo l'impressione che si fosse alzata solo per avvicinarsi a me. La guardai con aria interrogativa. Laura ricambiò con un ghigno che era un'ulteriore enigma.«Devo andare» disse, «ma prima vado a lavarmi le mani».
Si diresse verso il bagno dell'atrio, che si trovava dietro l'angolo del muro della portineria. Camminava lentamente, come se avesse male alle gambe.
«Ma Jacopo che fine ha fatto?» domandò all'improvviso.
«Starà lavorando» risposi infastidita. Diventai serissima. Non sapevo se mi stesse provocando apposta o se fosse solo distratta.
«Ma come, non ne sei certa?»
Stavolta la fulminai, anche se non ebbi il risultato sperato.
«Insomma, le cose tra voi non vanno bene?» domandò.
«Tra te e Jacopo?» intervenne Dimitri allibito.
Lo fissai e ammutolii. L'atmosfera, già pesante, adesso era insostenibile, ma non potei fare a meno di guardare nella sua direzione.
«Sì, certo» rispose al mio posto Laura.
«E da quanto?» chiese lui.
«Da qualche mese» disse ancora Laura. Quindi entrò nel bagno e ci lasciò soli.