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Elegia Ambrosiana: I

Scritto da Collettivo K.

Bozzetti Per Un Ritratto


Blues di quartiere

Il borgo ha occhi stanchi,
non piegano verso il cielo
dove sbandano i vicoli
e fertile è la varietà del vivere.

Tra i vasi pesanti,
le saracinesche e le ombre
febbrili, ogni cosa nasce in un’ora
e resta, perpetua e imprendibile,
dietro la crosta dei vetri appannati.



Spesso si dice che ogni città è un po’ madre. Forse c’è chi riesce a vedere oltre il confine della carne e della forma. Ci pare, la poesia numero 74 della silloge, uno degli esempi più toccanti:

Madre

Madre, io non ti ho vista invecchiare
prigioniera della tua rosea figura
sfuggita a un secolo di Elvis e grilli domestici,
lambrette e ruscelli potabili.
Era un mondo acerbo, guarito
dal tuo sorriso di lirica miss dialettale,
senza giunture incrinate da un tempo
colato nei solchi di rughe ospitali. Con te
accompagnerò il mio sogno d'eterno fanciullo
sinché mi verrà a mancare il respiro.
Allora saprai che hai donato,
e un giorno porterai via
la parte migliore di me.



Istantanee da una visita

Un brivido veemente
insinua nei vasi sanguigni
il ruggito dei leoni scolpiti sul trono
della Centrale, il bisbiglio plurilingue
che sibila fra le tubature del metrò
e sei già preso a sgomitare
e sei già a caccia di ossigeno
e sei già lì a cercare con gli occhi un fregio
o la pompa sfarzosa di Porta Ticinese
mentre annusi l’aria, cercando di tradurre
gli echi ancora sobri di un passato
fra Radetzky e scapigliatura,
futurismo glamour & kitsch.

Vai cercando gli onori di casa,
calpesti il selciato sui templi delle firme
in via della Spiga o sotto l’impianto a crociera
della Galleria di Mengoni, annusando
fra le nobili crepe il culto di Sant’Ambrogio
e le rughe larghe dei chiostri
dove le formiche scavano cruciverba a schema libero
e i piccioni foderano alberghi di piume.
Accecato dal bagliore,
sei parte di quell’acquaforte
fresca di teatri e di alberi pazienti,
di corpi ondeggianti come l’estro sopra la tela,
e chiedi ancora uno sguardo alla luce
e sei già in ginocchio a pregare quell’attimo
di non esaurirsi mai.