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Elegia Ambrosiana - Incipit

Scritto da Collettivo K.

Incipit

Questo è un canto dedicato alla Milano spicciola, quella città di ringhiera non ancora abbattuta dalla volgarità dell’ammassarsi, assetati di nulla, nel caveau dei negozi; di chi vorrebbe dare a intendere che la boutique è il moderno salotto letterario.
Le immagini di un quartiere desolato mai arresosi alla prevaricazione della plastica e del calcestruzzo, sono l'ideale ispirazione: voci & richiami dialettali, grida un po' smussate dalla tensione del silenzio, colate di umido dai muri e un velo di antiche esalazioni. Bombole, vapori, catenacci, grasso, gomma fusa e muschio soffice, cresciuto là dov'è impossibile anche per l'immaginazione: gli odori si incatenano legandosi, spirali di fumo da legna scrollano verso l'alto i panni stesi sui fili da balcone a balcone, da gancio a davanzale, da paletto a chiodo improvvisato, abusivo.

Anni e anni, forse secoli, chissà, per mettere insieme quel quadro attraverso cui penetra forte il soffio dell'arcobaleno. Una lumaca scivola su un rigagnolo d'acqua che sgorga da una fessura del pavé limato dall'usura, da passi perduti e ruote cariche di stracci, consumati nell'asciugare lacrime dimenticate fra la bigiotteria trascurabile nella vetrina della memoria.



Tributo alla Poesia Invisibile

Per chi va o per chi resta
la metropoli conosce una rima soltanto
che nel tempo non è ospite ingrata
di fabbriche scuole orti freni latrati
fischi, bensì ne rinforza il canto
senza promettere mai il cambiamento,
senza sostituire il nettare della pazienza
col veleno degli scongiuri.



Milän 

Di tutti i luoghi in cui sono stato
corpo nel corpo, Milano è l'unico
dove il grigio esalta i colori
col coraggio di un'estate a vent’anni
che non so più ritrovare.
Nel viaggio di nome in nome
tornarvi conferma e consola il presente
nel ricordo del pane bianco del tempo,
che fa caldi nido e tana.
Nell'esilio dell’oggi
posso scendere con la mente
quei gradini, toccare la carne dei muri
tumefatti dai giochi e dai destini
degli uomini di ieri
con lo spirito del domani.
E dovunque so d'essere qui, a dire
sono tuo, sono te, sono uno dei tanti
che trema per la distanza
come un fiore reciso dal gambo,
ma accoglie la fine compiuta
nella tua volontà. Milano,
non importa come t'hanno cambiata:
la memoria cancella i graffi, le crepe
e i navigli fendono ancora
le pagine dei tuoi prati, mutilati
dal confine immaginario che vedevo
oltre la nebbia di chi sosta
e sa che a lungo non può restare.