Stampa
PDF

Centralia, la Città che Venne Cancellata

Scritto da Francesca Destefanis.

Immaginate di ritrovarvi soli, mentre camminate su di una strada asfaltata.

Proseguendo nel cammino vi accorgete che la strada ha un qualcosa di bizzarro, ogni millimetro di asfalto è ricoperto da centinaia, migliaia di graffiti, scritte e disegni. Il manto stradale è dissestato, lunghe e profonde crepe lo percorrono e da queste si sprigionano lente e candide nubi di fumo, che risalgono dal sottosuolo fra ciuffi d’erba che spuntano prepotenti dall’asfalto, macchiando di verde la desolazione che vi circonda. Intorno a voi potete immaginare quella che un tempo doveva essere una cittadina ridente e ospitale, una come tante, negli Stati Uniti, di quelle con le eleganti case in legno, posizionate ordinatamente in sereni quartierini residenziali. Probabilmente c’erano negozi caratteristici, empori, bar e almeno una tavola calda. Ora guardandovi intorno, l’unica cosa che potete riconoscere sono i soli isolati, spogli, deserti e privi di edifici, delimitati dalla strada che state percorrendo. Di quelle eleganti case non resta nulla ad esclusione di pochi gradini, che partendo dalla via principale, portano ad un vialetto che conduce al nulla.
Ad un’occhiata più attenta, si possono scorgere alcuni cartelli che recitano «Attenzione – pericolo, Incendio sotterraneo, camminare o guidare in questa zona potrebbe portare ad incidenti seri o alla morte, sono presenti gas nocivi, il terreno potrebbe facilmente crollare».

Potreste pensare di essere finiti all’interno di un bizzarro videogioco di genere horror, ma non è così.
La strada su cui vi trovate è chiamata “Graffiti High” e conduce a Centralia, in Pennsylvania; una cittadina abbandonata in cui la natura, ormai, ha ristabilito il suo predominio. Cosa accadde in questo luogo, 55 anni fa, di così pericoloso da portarlo ad un tale stato di abbandono?
Nel 1749 le terre su cui sorse in seguito Centralia, vennero vendute per 500 sterline ad un gruppo di coloni. 
Quarantaquattro anni dopo, un uomo di nome Robert Morris acquistò un terzo del territorio della cittadina, ma quando egli fu costretto a dichiarare bancarotta, questi terreni e tutti gli altri suoi possedimenti, furono acquisiti dalle banche. Passarono ancora di proprietà, tempo dopo, finendo nelle mani di Stephen Girard, un ricco banchiere di origini francesi. L’uomo acquistò insieme ai terreni di Centralia, molti altri appezzamenti vicini, nel momento in cui si scoprì l’esistenza di alcuni giacimenti di carbone. Lo sfruttamento di tali miniere però avvenne in modo massiccio solo dopo la costruzione della ferrovia; questa infatti poteva facilitare di molto il trasporto di materiali e persone attraverso il territorio.

Lo sviluppo di una vera e propria città iniziò nel 1842, quando queste terre furono acquistate dalla Locust Mountain Coal and Iron Company. Da questo momento si iniziò la costruzione di strade e infrastrutture atte a facilitare l’ampliamento del centro urbano. In un primo momento la città venne battezzata “Centreville”, ma poiché esisteva già un paese con lo stesso nome e ciò avrebbe causato non pochi problemi ai servizi postali, questo fu modificato in “Centralia”.
Dopo l’apertura delle prime due miniere (avvenuta nel 1854), la popolazione iniziò a crescere anche grazie al benessere economico che l’estrazione dell’antracite procurava.
Col passare del tempo e l’avvento del petrolio, tuttavia i ritmi di estrazione iniziarono a diminuire, anche a causa della minore richiesta di quel materiale e all’inizio del XX secolo, a testimonianza di ciò che un tempo era stata Centralia, non restavano altro che una serie di miniere abbandonate.
Fu durante questo periodo che accadde l’avvenimento che trasformò Centralia nella città fantasma che è oggi.

Pare che un giorno di maggio del 1962 (la data esatta non è chiara), la città fosse nel pieno dei preparativi per il suo Memorial Day. Durante una riunione del consiglio cittadino, probabilmente venne affidato il compito, ad un gruppo di volontari, di dare alle fiamme un cumulo di rifiuti. La dinamica dell’incidente che seguì non è mai stata chiarita. Fu scelta una delle miniere abbandonate, come luogo per il falò; al termine dell’incarico forse le fiamme non vennero estinte in modo adeguato e in qualche modo queste riuscirono a raggiungere uno dei giacimenti di antracite. Questo innescò un violento incendio che purtroppo ancora oggi brucia nelle profondità dei cunicoli sotto la città, estendendosi per circa 15 km quadrati. Chiaramente nel corso degli anni sono stati fatti più tentativi al fine di spegnere le fiamme ma tuttavia nessuna delle soluzioni utilizzate ha mai avuto successo. L’antracite, infatti, è un combustibile il cui innesco è molto difficoltoso, e il cui spegnimento è quasi impossibile. Sembra che le temperature nel sottosuolo vicino all’incendio arrivino a 1000 gradi, mentre in superficie il terreno ha raggiunto anche i 300 gradi. A causa degli effetti collaterali che si manifestarono quindi col passare del tempo, come ad esempio l’improvviso aprirsi di voragini nel terreno, si iniziò un po’ per volta a far evacuare tutti gli abitanti. Un episodio riguardante uno di questi “buchi” sollevò un polverone mediatico che portò l’attenzione di tutti sul caso, rendendo chiaro che era giunto il momento di mobilitarsi. Nel 1981, infatti, un ragazzino del luogo finì in una di queste voragini, rischiando di essere letteralmente “inghiottito” dal terreno apertosi sotto i suoi piedi. Fortunatamente, riuscì in qualche modo ad aggrapparsi alla radice di un albero frenando la caduta e le sue richieste di aiuto furono udite da un altro giovane che accorse, riuscendo a portare in salvo il ragazzo. In seguito si scoprì che i gas sprigionatisi dalla buca erano altamente tossici e se il ragazzino non fosse stato udito, probabilmente sarebbe morto a causa dell’intossicazione da monossido di carbonio.

Il governo, allora, stanziò una ingente somma di denaro per il trasferimento dei cittadini; appena in tempo, poiché nei giorni che seguirono, i crolli e il crearsi di queste voragini, divennero sempre più gravi e frequenti.  Per procedere con l’evacuazione, gran parte delle abitazioni venne acquistata dal governo e poi rasa al suolo insieme ad altri edifici e ciò che resta oggi della ridente cittadina si riduce alla chiesa locale, al cimitero e a pochissime altre costruzioni. Il processo di trasferimento degli ex residenti, iniziò nel 1984 e terminò nel 2005. Gli abitanti di Centralia si trasferirono nelle città più vicine, ma alcuni decisero – ostinatamente – di restare, rifiutandosi di lasciare le proprie case. Nonostante i numerosi avvertimenti riguardanti l’alta pericolosità del luogo, abbiamo testimonianze che almeno fino al 2013 (e forse ancora oggi), sette persone hanno avuto il permesso di rimanere a vivere nella zona. Negli ultimi anni, Centralia ha iniziato a divenire un luogo di interesse “turistico” per molti curiosi, attratti dalla sua storia particolare. Nonostante ciò, sapendo quanto poco è rimasto della cittadina, non ci si può aspettare molto da una visita in queste zone; bisogna inoltre tenere conto che chiunque decida di percorrere le strade del paese o “esplorare” i dintorni, lo farà a suo rischio e pericolo. Nel 2004 infatti il “Pennsylvania Department of Environmental Protection” ha ufficialmente sconsigliato di visitare la zona.

Nel 1966, a pochi anni dall’inizio del rovinoso incendio, venne sepolta a Centralia la “Centennial Vault”, una capsula del tempo. Il gesto doveva servire a celebrare i cento anni dalla fondazione della città e gli oggetti in essa contenuti furono scelti per onorare la classe lavoratrice dei minatori, così importante per la storia ed il benessere del luogo. Purtroppo anche per questa capsula, i programmi non andarono come previsto, e sicuramente chi la seppellì non si sarebbe mai aspettato un finale simile. Nella capsula vennero posti molti oggetti fra cui una lampada da minatore, del carbone, una bibbia e altri libri di vario genere. I programmi prevedevano che dovesse essere aperta nel 2016, per la celebrazione del centenario della città, ma nel 2014 qualcuno cercò di disseppellirla e rubarla. Questo “incidente” portò alla decisione di aprire la capsula prima del tempo e ciò che scoprirono fu demoralizzante. Il contenuto era quasi del tutto rovinato; ironia della sorte, colpevole dei danni fu l’acqua e non il fuoco come ci si sarebbe potuti aspettare. All’interno fu trovata infatti dell’acqua che aveva danneggiato irrimediabilmente gran parte degli oggetti contenuti, come se una sorta di accanimento da parte del destino volesse cancellare in ogni maniera possibile la storia di questa sfortunata comunità.

I fatti raccontati potranno forse risultare familiari a qualcuno. In effetti, pare che la fortunata saga di “Silent Hill”, una serie di videogiochi in stile horror conosciuta a livello globale (e il film ad essa ispirato), abbia preso spunto proprio dalla storia di Centralia. I richiami non mancano: la cittadina abbandonata, il terribile incendio sotterraneo, la sensazione di impotenza, con mostri vari, personaggi grotteschi e oscure rivelazioni a condire il tutto.

Tirando le fila di questa vicenda potremmo riflettere su quanto poco è rimasto di quella città, che un tempo fu un luogo sereno e florido, abitato da un’intera comunità, che ivi lavorava e viveva. Un luogo però costruito dall’uomo al solo fine di sfruttare le ricchezze che il sottosuolo offriva.
Ironico pensare che anche ciò che pose fine a questo sfruttamento fu (sebbene per errore) opera dell’uomo. L’uomo che forse troppo spesso si spinge oltre, tentando di imbrigliare e sottomettere forze e poteri che ancora non è in grado di comprendere appieno, né tantomeno è in grado di controllare. La natura infatti non ha mai smesso di dimostrarci che nulla le è impossibile e che niente può piegarla al suo volere e ce lo testimoniano gli alberi che ora stanno riprendendo lentamente – ma inesorabilmente – possesso degli spazi che gli erano stati portati via, come lo dimostrano quegli ciuffi d’erba, che crescono impertinenti fra l’asfalto sfregiato della “Graffiti High”.
Il fuoco che brucia da anni nelle profindità di Centralia è lo stesso fuoco che ci dona il calore per scaldarci, un elemento dal valore incommensurabile per l’uomo, ma anche una forza in grado di polverizzare tutto in pochi istanti e che quindi merita rispetto assoluto. Ciò che è accaduto può essere utile per ricordarci che dobbiamo aver cura dell’ambiente in cui viviamo, perché Madre Natura potrebbe in qualunque momento riprendersi ciò che è suo di diritto.



______________________________________

Sources:
https://www.youtube.com/watch?v=eXkUCK_qpfo
http://www.centraliapa.org/centralia-pennsylvania-time-capsule-opened-early-2014/
https://it.wikipedia.org/wiki/Centralia_(Pennsylvania)
http://www.ilpost.it/2012/04/14/un-incendio-che-dura-da-50-anni/
https://www.roadsideamerica.com/story/2196
http://www.ripleys.com/weird-news/centralia-mine-fire/