Kulturomanzia

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The Third Eye Of The Author

Scritto da La Redazione.

Passato, presente, e soprattutto futuro scritti nei libri: il cosiddetto «terzo occhio» degli autori, quella capacità di ascoltare e interpretare le voci del mondo, i cambiamenti, la psicologia delle genti e i caratteri, le reazioni, le avventure, le fantasie, la tensione dei momenti storici, la cronaca degli avvenimenti dalle funzioni strutturali degli eventi al loro peso umano. Nel bene e nel male, perché il diritto di lode o di critica ci sembrano esercizi più che auspicabili in un tessuto sociale che della democrazia, soprattutto nella giungla editoriale, ha solo il nome. Una sezione dunque riservata alle opinioni sui saggi, i racconti, i romanzi e le sillogi che abbiamo letto, alcuni con piacere, altri in cui si è inciampati per caso, per distrazione, o per i cattivi consigli della pubblicità. Senza lo snobismo dei critici né la pretesa di essere oggettivi, nel rispetto del parere di chi ha affrontato il viaggio incantevole o l'insidia mortale di una storia. Fra il serio e il faceto, insomma, pilloletterarie da assumere con debita cautela, perché non siamo responsabili della penna degli autori né degli eventuali sovradosaggi.

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Todo Modo

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

In molti modi si può leggere il romanzo scritto da Leonardo Sciascia nel 1974. Che è innanzitutto un giallo, con tanto di omicidi commessi in sequenza, a prima vista senza movente, in un luogo appartato, quasi chiuso: la classica location per il delitto. È il ritratto di personaggi ineffabili, ma anche un elegante esercizio dell'intelletto grazie al duello serrato di dialoghi, ricchi di citazioni e allusioni, tra i due protagonisti. È l'attualissima trasposizione dell'Italica società, di quella politica che dagli anni Settanta ad oggi non ha mutato per nulla i costumi corrotti, le ipocrisie, il cinismo, i vizi imbelli della giustizia. Uno sguardo che si alza spaziando nel tempo, e ritrova nel presente l'eterno dualismo del bene e del male che non risparmia la Chiesa, né gli insospettabili. Tutto questo ed altro in poco più di cento pagine di densa atmosfera, senza una parola di troppo. Voto: 7.

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La Suora Giovane

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Scritto da Giovanni Arpino nel 1959, è un racconto in forma epistolare, di un candore e una delicatezza d’altri tempi. Una novizia e un uomo qualunque, ingrigito da una vita che non gli appartiene, chiuso tra figure che restano nell’ombra e mai si fanno decisive: un giorno vale l’altro, e l’abitudine uccide ogni principio d’illusione, fino a un trovarsi di due che si fa appuntamento quotidiano, in uno starsi accanto senza pretesa di incoraggiamento. Poi un sussurro, una scintilla, con il pudore, la timidezza, il coraggio di rinunciare a una vita che è una recita mal gestita di sé. Per questo osare è folle, è cosa da eroi. Tutto o niente è la scelta da operare da parte di chi resta al fianco di un’urgenza di vivere che diviene difesa valida per chi ama ed attende, per chi spinge corpo e aspettative al cospetto di un’ipotesi, e resta in silenzio ad aspettare che la sorpresa arrivi a smentire il disincanto.Voto: 7,5.

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Tutto Torna

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Prodotto firmato da Giulia Carcasi nel 2010. Julia Roberts, le case dopo il terremoto come dei Lego in mille pezzi, Joseph Fiennes sul finire del '500, un mondo di gente che «si lava le mani come Ponzio Pilato» (il quale, al limite, se ne lavava le mani: la grammatica è importante, ma non per chi pubblica fuffa), e rampicanti come sfide, la terra nei vasi che ha «le rughe di mia madre», o il rebus di «sforbiciate che non ammettono riscatti», le «cicogne nere che rompono i margini del giornale», non arrivano all'analfabetismo letterario di quel «pensiero di te mi raggiunge ti raggiungo, nel sonno siamo stretti più stretti ancora tanto che mi sciolgo». Ora, pensate a tutto questo ripetuto per un centinaio di pagine, punteggiate – un ripiego, perché pure la vera punteggiatura è latitante – da luoghi comuni, una trama inconsistente e confusionaria, una scrittura priva di vibrazioni artistiche: far credere ai lettori che questo sia un romanzo, dovrebbe essere reato penale. Tutto torna? Speriamo anche no. Voto: 4.

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Il Piccolo Libraio di Archangelsk

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Scritto nel 1933 da Georges Simenon, è tragedia dipinta con perizia di pittore. Il libraio Jonas, fuggito dalla rivoluzione bolscevica in un piccolo paese della Francia, sposa Gina, una sorta di Madame Bovary plebea e dal torbido fascino. Pensa di salvarla dalle dicerie, ma scopre d’essere stato tradito da un’intera comunità, che lo giudica (e condanna) proprio per il suo libero pensiero. Una finissima analisi sociologica e psicologica; l’inferno in cui può cadere un innocente, colpevole di essere, anzitutto, straniero. Grazia ed eleganza convivono con atmosfere hitchcockiane. La linea di demarcazione fra la verità e la menzogna è stata poche volte così sottile. Magistrale. Voto: 8.

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Dietro La Porta

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Che l’adolescenza sia l'età della formazione della personalità adulta e della spesso faticosa presa di coscienza di sé, è un fatto riconosciuto e un tema caro alla letteratura. Nel romanzo d’introspezione di Bassani, un uomo ricostruisce la propria esperienza di ragazzo ebreo, solitario e introverso, che affronta la prima giovinezza con un crescente senso di disagio e inadeguatezza. Pur brillante nei risultati scolastici, il ragazzo, frenato dall'orgoglio e da un sentimento di diversità che lo condanna all’isolamento, non riesce a stringere amicizia con l’ammirato compagno di banco, né con gli altri studenti della classe, tranne per un nuovo arrivato che si impone con invadenza, e con discorsi morbosi gli acuisce l’incapacità di accettarsi ed affrontare la realtà. Il tutto in un mondo adulto mai in grado di offrire un aiuto, un insegnamento. Voto: 7.

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Inseparabili - Il Fuoco Amico Dei Ricordi

Scritto da La Repubblica Dei Lettori.

Si chiamano promesse. Alcune sbocciano, altre diventano erbe infestanti. In un certo numero di casi, vincono pure lo Strega con una storia di fratelli legati dalle vicende della propria infanzia (ma dai?), e differenti nello stile (ma dai?). Tra divagazioni noiose, termini forbiti, una saggezza tronfia da vate in deliquio, avventure sessuali che fanno pensare a un dilettante dell'eros, vite raminghe e tradimenti onanistici, si fa largo solo la compagna di Filippo, nevrotica e sagace. La più limpida qualità di Piperno è riuscire a farsi pubblicare senza aver nulla da dire, confermando ogni volta l'incapacità di gestione dei tempi e del plot narrativo. Anestetico. Voto: 4,5.

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La Ferocia

Scritto da La Repubblica Dei Lettori.

411 pagine di ambizione che cancella ogni rispetto, di speculazione e sfruttamento: Michele la iena e Clara, la sorellastra autolesionista, un luogo ameno ma devastato dagli intrecci di un palazzinaro con la politica e il baronato accademico. E poi cocaina, edonismo, cupezza, nessuna pietà. Neanche per il lettore, che ne viene fuori con l'intestino attorcigliato e la sensazione della sfida a tradurre espressioni tipo gli «avanzi che l’estate ripone in uno spazio oltremondano per evitare alla temperatura di salire troppo». Sensazione che prosegue sino alla fine, fra un «fastidio privo di abrasioni» che pulsava fra le rughe attorno agli occhi, e vertici come «dare all’amato ciò che non si ha e ritrovare nel nulla che si riceve il troppo che non sarà ricompensabile» spacciati per italiano, cestinabili in II elementare. Lagioia vorrebbe dire che la ferocia non è tanto figlia della crudeltà quanto del mondo, ma la patetica pretesa di scrivere un libro-mondo lo rivela un episodio da mondare, per mondarsi dell'immondo. Una scrittura che è contorsionismo enigmistico, come far entrare dieci wrestlers, un'ernia iatale e una gravidanza in una Smart al grido di «Guinness world record». Cialtronata. Voto: 3.

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L'Angelo Del Liponard (E Altri Racconti di Mare)

Scritto da La Repubblica Dei Lettori.

Mario Tobino è giustamente famoso per altri titoli ma in questa raccolta del 1951, che ha dignità unitaria di novella, dà al mare il ruolo di protagonista e di suggeritore attraverso un lirismo che ondeggia tra fiaba ed epica, tra prosa e poesia. Il marinaio resta un germoglio di terra che sull'acqua scorda ogni pena con la fantasia e l'urgenza degli allarmi. Capitani, mozzi, macchinisti del Liponard, e gli equipaggi di tutti gli altri natanti, scoprono sul mare – accogliente come madre e crudele come killer – il senso del vivere e la sua implacabile follia, l'atmosfera di attesa e di mistero, il silenzio in cui si arrotolano il vento e le onde cariche di ricordi e voluttà. Espressionismo letterario. Voto: 6,5.

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Niente È Come Te

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Nel romanzo di Sara Rattaro, scrittrice di cui è apprezzabilissimo il primo lavoro (Sulla Sedia Sbagliata, ed. Morellini) ci sono le questioni dell’integrazione, una ragazzina dal passato difficile da aggiustare, un padre che lotta per non perderla di nuovo, e persino una matrigna perfetta. Un polpettone ispirato a una storia vera, la cui idea però inciampa in continue contraddizioni, e tra una morale borghese e una sbrodolata di caramello il lettore rischia la dialisi. Lacrime pesanti e rime cuore/amore, inzaccherate qua e là da un campionario di angherie burocratiche, come se non bastassero quelle abituali. Niente È Come Te, e per fortuna. Voto: 5.

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Arrivano I Sister

Scritto da Francesco Muzzopappa.

Agli amanti del genere, l’opera di Patrick Dewitt ricorderà Non è Un Paese Per Vecchi dei fratelli Coen. Ci sono due pazzi al comando, una voce narrante davvero originale e una escalation di danni e violenza così grottesca da apparire surreale. Oregon, 1851. Due fratelli, Charlie ed Eli Sister: uno é ansioso di accoppare chiunque, l'altro molto meno. Il loro nuovo “lavoretto” è cercare e uccidere un cercatore d'oro che ha osato derubare un potente locale. Trovarlo non è semplice, e la convivenza dei fratelli bizzarra. Durante il tragitto incontrano di tutto, da un orso alle streghe. Affrontano anche un brutto problema di igiene orale. E non è proprio il dolce stil novo del Petrarca. Travolgente. Voto: 7.

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Il Silenzio

Scritto da La Repubblica Dei Lettori.

Un racconto giovanile di Max Frisch, che mette il protagonista di fronte a un quesito esistenziale. Lui non ha mai voluto essere un tipo ordinario, ma a trent'anni realizza che non è speciale come si era sempre considerato. Tenta allora l'azione virile: scalare il monte che sovrastava i suoi giorni fanciulli, dando senso e scossa alla vita. Ma prima di consegnarsi a un gesto che fra amore e morte non ammette mezze misure, incontra una giovane donna che lo “legge” intimamente come nessuno mai. E gli eventi decollano, le domande fioriscono in una primavera di umori e di perché fino a chiedersi, con enfasi ottocentesca, cosa renda sul serio felici, compiuti. Lodevole affresco sulla ricerca di sé, attraverso un'opera breve ma universale. Il grande autore in embrione. Voto: 6,5.

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L'Ombra Del Vento

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Quasi impossibile non farsi irretire dall'arte affabulatoria di Carlos Ruiz Zafòn ne L'Ombra Del Vento (2004). Le prime pagine portano subito in una Barcellona post guerra civile dalle atmosfere fosche e misteriose. Attraverso la romantica e apparentemente tranquilla esistenza del protagonista, l'ingenuo Daniel Sempere, ci si inoltra nel giallo che si sporca di noir e di macabro. Lo stile è indiscutibilmente scorrevole, sebbene talvolta gli esercizi di stile tolgano sostanza alla trama. Al pari di alcuni fenomeni letterari di casa nostra il pacchetto è ben confezionato, con il fiocco messo al posto giusto, ma quando lo si scarta le aspettative vengono deluse. Si ha l'impressione, capitolo dopo capitolo, di leggere qualcosa di già scritto da qualcun altro, e meglio. Una lontana eco, appena un sussurro, fa sibilare tra le righe la voce di un André Héléna meno osannato, eppure maestro indiscusso di un genere troppo spesso ascritto fra le letture d'evasione. Voto: 5,5.

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In Ogni Caso Nessun Rimorso

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Ci sono storie di personaggi ambientate in luoghi improbabili, quasi certi o futuristici. Si dà per vera l’emozione acquisita anche quando questa appartiene a qualcosa che non c’è, come la fantasia di un autore tratteggiata in un’isola di eterni bambini. Poi arriva il vero. Il libro di Pino Cacucci pubblicato nel 1994, ha un titolo adeguato alle vicende e al sentimento che prevale tra amori a bruciare un solo istante e addii come tatuaggi. Gli ideali, l’anarchia, l’uomo qualunque che resta tutti e nessuno, con vivacità di mente e di gambe: la corsa è disciplina necessaria per chi si trova a dover fuggire da ogni ingiustizia. E se la regola è per il verso sbagliato, la pelle si vende a caro prezzo. In sottofondo si ode il brusio di una voce che si solleva, unita ad altre, e dà luogo a un’alleanza che si scioglie solo per mancata resistenza, per ripetuta negazione del diritto alla vita. Emotional rescue. Voto: 7.

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Uno Splendido Disastro

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Ho spesso denigrato i romanzetti rosa, svenevoli, finendo poi per leggerli neanche troppo di nascosto. Certe saghe, certe ambientazioni mi inorridivano nella vita reale, ma come il cervelluto pensatore “cede” al fascino del fumetto, io che non sono una cima a volte acchiappo quei prodotti. Ora, mi aspettavo di tutto, fuorché due protagonisti dinanzi a cui la coppia Edward e Bella di Twilight sembra Dario Fo e Franca Rame: due stereotipi a tutto tonfo (e non è un errore di battitura!), dove l’uomo è macho, bello, arguto, di buona famiglia, ma si comporta come una femminuccia con il ciclo permanente, che fa a botte con tutto ciò che trova. Memorabile il match con lo spazzolone del cesso. Poi, piagnucola. E spera che lei, timida e illibata, con famiglia disastrata da principessa delle fiabe, non lo molli di nuovo, e giù con altri melodrammi e rotture di ogni cosa. Apparato riproduttivo dei lettori compreso. Jamie McGuire sarà forse un idolo dei cattocomunisti in tacchi a spillo, ma con le trame è un disastro, e senza nulla di splendido. Voto: 2.

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Marina Bellezza

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Dopo il mediocre esordio, Silvia Avallone ci riprova con un altro romanzo sui giovani. Marina è la bellona forte e fragile, risoluta e titubante, convinta solo della propria fuga. La tachipirina sociale che ci appioppa, vuota di originalità, gonfia la biblioteca dell’ovvio a partire dalla cover da fotoromanzo. E la bellezza del titolo è cognome e qualità della protagonista: quando si dice la fantasia! Un radical flop di presa sicura sui nipotini di Beautiful, con una sventagliata di stereotipi da mettere k.o. una truppa di Marines. Il ritorno al selvaggio, la politica, l’emigrazione intellettuale, la semplificazione dei rapporti tra genitori e figli coi primi che oh, snaturati, li mollano a soli 22 e 27 anni, dopo che i pargoli hanno fatto più danni delle termiti. Un manifesto buonista perfetto per il momento storico: tutte le colpe sono di chi è venuto prima. Glisso sull’arrivismo dei protagonisti, sul deserto morale che si tenta di spacciare per riscatto, perché una domanda mi turba: se un tempo le letture per la scuola media erano i vari Rodari e Calvino, questa fetecchia a chi è destinata? Voto: 3.

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Momenti Di Trascurabile Infelicità

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Forse è goliardia. Forse è un esperimento. Forse, per questo piccolo libro di Piccolo non bastano i forse. Tra disagi, tic, perfidie, manie, frizioni, aforismi tentati e sempre falliti, riflessioni imbarazzanti, storielle che vorrebbero esser comiche o ciniche, il solo cinismo che si alimenta è quello di chi ha un buon romanzo nel cassetto, però è sprovvisto di una sporca raccomandazione, e non glielo pubblicano manco per sbaglio. La battuta che fa più ridere è in quarta di copertina, dove lo si definisce un’enciclopedia. Un conoscente ha riso ad ogni brano: adesso è in terapia, da giorni nessuno ne sa più nulla. Momento di trascurabile editoria. Voto: 4.

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Firmino

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

C’era una volta il topo di biblioteca. Poi è arrivato quello di Sam Savage, parto di una montagna a cui il Maometto della letteratura è andato con serena letizia e la voce dell’esperienza. Che parla a noi, a se stesso, della passione per i libri, della gioia di entrare nelle loro storie divorandole non solo in senso metaforico. E affondare il naso fra le pagine, riconoscerne il profumo, persino il sapore. E poi la solitudine che tutto ciò comporta, che nulla toglie a un’intima felicità bagnata di malinconia. Parla delle miserie di ciascuno, del meraviglioso riscatto dell’immaginazione attraverso gli occhi e la vita di un roditore che sogna di ballare come Fred Astaire. Un mix delizioso e commovente che fa di una voce minima il canto divino della fantasia. Voto: 8.

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La Parabola della Democrazia Italiana

Scritto da La Repubblica dei Lettori.

Un testo che analizza con efficacia le “alterazioni pericolose” della democrazia rappresentativa 2.0 e il disappunto degli elettori verso quelle strutture divoratrici di milioni e di reputazioni che sono i partiti e i loro delegati, che credono a tutte le redenzioni purché siano seguite da una carica pubblica. Un saggio apprezzabile – fin dalle acute introduzioni – per la sua mission e per il modo in cui la comunica: non è facile sviluppare un tema complesso, vasto, sul quale molti hanno detto tutto e il contrario di tutto, in una sarabanda di tesi sovente in aperta contraddizione, con una tale coerenza e chiarezza di analisi. Nell’epopea della politica liquida, dei dibattiti mediatici e della propaganda a colpi di tweet, dei rappresentanti autoeletti che giurano di essere mandati dal popolo ma fanno gli interessi di lobbisti e di vertici distanti dalla realtà dei cittadini e dal senso primo di democrazia, il trattato di Salvatore Pignataro mette a nudo gli handicap. Etica e virtù non sono qualità ricercate: un concetto che, nella nostra attualità, fa drizzare i capelli anche ai calvi. Intorno a Toro Seduto volteggiano i soliti, servizievoli visi pallidi. Dissentiamo da chi dissente da opere come questa. Da leggere, per chi ama la ricerca in ambito politico-sociale e per chi ama quella della sana consapevolezza. Voto: 7.