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Sul Sentiero della Storia

Scritto da La Redazione.

È cosa risaputa che per crescere bisogna imparare dai propri errori. Il passato crea ciò che siamo e bisogna imparare dagli sbagli per evitare di inciampare di nuovo.
Se per un qualche incidente un uomo perdesse la memoria dovrebbe ripetere da capo tutto, sbagli inclusi: si troverebbe per forza di cose costretta a ricostruire e riscrivere la propria storia personale, e di certo sbaglierebbe ancora.
Nel corso degli studi ho affrontato in modo diverso, con più o meno passione, tutti i periodi storici, dalla storia romana alla contemporanea, e mi sono sorpresa più di una volta a chiedermi perché venissero ripetuti sempre gli stessi errori. 
Se si elimina la storia, bisogna ripartire da zero. Per questo è importante conoscerla, è importante parlarne e serve farlo, soprattutto, nel modo giusto, perché non sia più vista come una vecchia signora petulante e un po’ noiosa, ma come una giovane ragazza con una risata argentina, benevola con i suoi genitori –  il passato – e ancor più con i suoi piccoli fratelli: il futuro della famiglia. Bisogna parlare di storia per non commettere gli stessi errori e cercare, invece, di riproporre più volte quei successi che talvolta illuminano il mondo per secoli interi: Montale diceva che la storia non è magistra di niente perché nei secoli si assiste ad un ciclo che pare talvolta un disco rotto, sempre uguale. 
Per non rendere vano il sacrificio di tutti coloro che hanno pagato con la vita bisogna imparare, è cruciale, da ciò che è accaduto. Trarre un insegnamento dalla storia la rende utile, le fa realizzare il suo fine sublime. Da piccoli impariamo le cose grazie alle storie raccontate dai nostri genitori; molti dei valori che abbiamo ci vengono trasmessi attraverso libri e cartoni animati, ma cosa raccontano se non altre storie nella Storia? Ovviamente quella della tivù è finzione, un tipo di storia opposto a quella evenemenziale, ma volevo proprio sottolineare come fin da piccoli siamo accompagnati da tentativi di insegnamento. Crescendo, la storia diventa una materia scolastica. Tra i banchi di scuola si compiono gli scempi più grandi nei confronti di essa, sia perché da parte di molti insegnanti e il sistema scolastico la propongono come un gelido elenco di date, nomi, e una sequela di rapporti causa-effetto da imparare a memoria; ma anche perché di rado si cerca di invogliare gli studenti – di qualsiasi fascia di età si tratti – a provare a trarre insegnamenti applicabili alla vita quotidiana da un evento, piuttosto che da un altro. In questo spazio tenterò l’operazione, a mio avviso, opposta: parlare di storia come racconto dei fatti accaduti, capace di dare una ragione e una indicazione per il presente e il futuro. Capace di spiegare gli sbagli e suggerire i modi e le idee per non ripeterli più. 
Conoscere la storia è fondamentale, a mio avviso, per scongiurare il ripetersi di eventi aberranti.
L’uomo è un essere sorprendente. È dotato di sensibilità, nel contempo possiede un istinto peggiore di quello che può dare corpo alle peggiori tragedie: la crudeltà. Anche per questo evita di trattare in un certo modo i temi che più lo toccano nel vivo: in silenzio, a volte neanche troppo, se ne vergogna.