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Il Fabbricante Di Sogni

Scritto da Alberto P. Nicolini.

Il fabbricante di sogni lavora di scalpello e malinconia: ha un nome e nessuna voce a pronunciarlo. Ha un cognome che sotterra le vocali, soffia forte in un’ipotesi di incomprensibilità e ne alimenta l’eco.

Il fabbricante di sogni vive fuori dal nulla, appena a destra del sonno, in un inciampo a sinistra della veglia imminente. Ha un carico di scintille e residui di favole sulle spalle, ha un ricordo annerito del tempo che fu, quando ancora era lecito dichiararsi un eroe. 
Il fabbricante di sogni è un tipo a modo, resta compunto nel suo mondo piccolo d’esperimento. È vittima e carnefice della sua stessa arte, ha un collage di vite umane presunte o inarrivabili e scontente, soprattutto: a lui tocca alleviarle.
Ha desideri innocenti e voglie sporche da smistare. Predilige le richieste di inizio-vita mugolate da neonati del tutto inconsapevoli di esserci, da un punto alto, candido d’inesperienza. Ed il loro primo sonno, per opera di un fabbricante intenerito, reca in dono l’impronta di una supernova esplosa con bagliore ovattato, a confortarli. 
I sogni viaggiano per mezzo di aria e correnti incrociate di notti in visibilio. Trovano una breccia tra luna e cielo, virano, cadono, corrono a spacchettarsi in un’ombra fugace su occhi foderati di sonno. Ed è lì che vivono e muoiono, è lì che conquistano il loro diritto inalienabile all’oblio o al riciclo. 

Il fabbricante di sogni ha polvere lucida di ricordo, disseminata su un giaciglio ruvido di insonnia. Le acconcia così, le esistenze altrui: corteggiando quel sonno che non sa, sperando solo di poterne avere un po’ per sé, ad un certo punto, in quella sua vita placida d’eterno. Ha la pelle coriacea di chi non conosce carezze e l’innocenza incredula di chi non sa dove sia, il proprio posto: ha gambe nodose, corte, ossute ed è con quelle che ha ancora la forza di non dirsi compiuto e stanco, ma costantemente in viaggio. Ha occhi neri di un buio pesto, confonde i brividi per processioni di insetti indaffarati, dalle zampe insistenti e tante, troppe, che chissà perché non riesce mai a debellare. 
Il fabbricante di sogni ha un panorama denso di nebbia e fitto di stelle, dinnanzi a sé. Ha un brusio in sottofondo, di sorrisi soffiati via tra sonno e veglia dai bimbi intenti a dare un senso al loro mondo di fantasia negato e svilito, una volta aperti gli occhi. E il sospiro degli amanti e le urla innocenti e inascoltate di chi la bocca la tiene serrata, ospite deluso in una realtà chiusa, tratta in inganno. E lacrime copiose a disegnare fiumi lunghi chissà quanto, dono scortese dei Signori dell’Incubo, altezzosi e beoti. 
A volte si specchia, in quelle acque mosse di paura e lo sa bene: è un fabbricante buono, un fabbricante esperto, con un sorriso obliquo ed un riflesso bugiardo di gambe d’atleta e valigie imbastite per un’andata affollata di scorci di vita inattesi e nessun ritorno.