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Praecurrit Fatum: La Lepre Edizioni

Scritto da Alice Bottoni.

Entrare in libreria, oggi, significa assistere a una trasformazione incessante e instabile.

Le nuove uscite sostituiscono senza pentimento quelle ormai vecchie della settimana o del mese precedente; le vetrine si cambiano d’abito con la stessa velocità di uno sbalzo d’umore e sugli scaffali non bisogna aspettarsi di trovare certezze. Questo scenario diventa estremo quando si mette piede nelle catene dei grandi gruppi editoriali, mentre le librerie tradizionali – quelle che hanno resistito ai risvolti imperscrutabili della crisi – tentano ancora di offrire un contributo professionale e umano ai lettori. 
Un disorientamento più ampio riguarda in generale la sovrabbondanza di informazioni e di prodotti che ci vengono messi a disposizione, nonché la velocità con la quale li vediamo passare, tentando di afferrarli durante la corsa e, talvolta, riuscendoci. Ciò che prevale è, però, la confusione; per questo sono fondamentali quei timonieri che, nel piccolo della loro esperienza, prestino delle visioni chiare che conducano lungo una rotta ben precisa.
Nella realtà dell’editoria indipendente una guida convinta delle proprie visioni è La Lepre Edizioni, che – come dice il suo motto –
praecurritfatum, ossia arrivare prima del Destino, propone immagini inedite del mondo e del futuro, facendo affidamento sull’agilità e sulla rapidità della lepre. 
Nata a Roma nel 2007 dall’intraprendenza dei fratelli Alessandro e Sabina Orlandi, La Lepre Edizioni si è posta come primo obiettivo quello di dare al lettore gli strumenti per interpretare il presente in modo critico e per immaginare il futuro e ha iniziato a farlo con la sua collana più attiva, Visioni 

D: Qual è stata la prima opera che avete pubblicato in questa collana? Quali erano le vostre aspettative di allora? Potreste affermare di essere riusciti a raggiungerle? 
R: I primi due libri, pubblicati nel 2008, sono stati Scappa scappa galantuomo di Tano Parmeggiani e Max Rusca - un almanacco dei giorni che è un capolavoro di umorismo e di stile letterario - e il Dizionario dello snobismo di Philippe Jullian – satira implacabile dello snobismo concepita per lemmi in ordine alfabetico, quasi come un vero dizionario.
Le nostre aspettative iniziali erano evidenti nel nome stesso della casa editrice, che contiene un gioco di parole: “Lepre edizioni, Le predizioni”; nel motto suggerito dall’amico Raniero Gnoli:
praecurritfatum, cioè “arrivare prima del destino” e nel nome di una delle collane: “Visioni”. Volevamo pubblicare libri, romanzi o saggi, destinati a durare nel tempo, libri che offrissero ai nostri lettori una prospettiva, una visione, una chiave di lettura di largo respiro di questa nostra epoca in rapida trasformazione. Chi di noi sa immaginare come affronteremo il futuro tra più di un anno, sia collettivamente che individualmente? Abbiamo quindi cercato libri che sapessero proiettarci in un futuro lontano, ma soprattutto libri che ci facessero rileggere il nostro passato e le nostre radici in un modo diverso, dandoci preziosi elementi per comprendere il presente e il futuro che ci attende. 
Ci siamo riusciti? Forse non sempre, ma credo che la risposta spetti ai nostri lettori. 

D: Un elemento che colpisce chi sfoglia – anche virtualmente – il vostro catalogo, è la cura delle copertine; lo spazio bianco incornicia una grafica raffinata, un quadro dai colori delicati, una fotografia evocativa in bianco e nero. Quali sono i percorsi della scelta? Vi lasciate incantare istintivamente da un’immagine o seguite delle regole, tacite o manifeste? 
R: Siamo convinti che la bellezza e la cura di una edizione siano parte integrante del messaggio e del significato di quel libro, anche se a volte non è possibile tradurre in parole ciò che trasmettono le immagini di copertina e retrocopertina, o lo stile grafico, o la cura e l’eleganza del linguaggio e dello stile letterario, o il lavoro “invisibile” dell’editor e del correttore di bozze. Quest’ultimo aspetto, paradossalmente, diventa del tutto visibile in quei libri che non hanno avuto un editor e un correttore di bozze...
Siamo convinti che ogni messaggio porti con sé anche un aspetto sottile che, per parafrasare un celebre aforisma è “invisibile agli occhi, ma essenziale”, che si rivolge al senso estetico e all’anima del lettore e non solo alla sua ragione. Nella scelta delle immagini ci facciamo forse più guidare da questo aspetto che da considerazioni letterali, legate al titolo, alla promozione o al significato dell’opera. 

D: Per La Lepre Edizioni le immagini sono diventate ancora più importanti da quando ha introdotto la collana Strenne della Lepre, dedicata alla graphic novel e al fumetto. Inaugurata con la graphic novel Pinocchio, la sezione contiene anche il catalogo della mostra Magia della Luce di Lorenzo Ostuni. 
Nella società odierna l’aspetto visivo ha acquisito ancora più importanza rispetto al passato; come si vuole inserire Strenne della Lepre in questo spazio e tempo di rinascita del visivo in campo editoriale? Vi sono dei problemi nel mantenimento e ampliamento di una collana che richiede, immagino, più risorse e cura rispetto alle altre? 
R: Dedicando una collana alle graphic novel, ai libri fotografici e ai libri d’arte (abbiamo anche pubblicato un libro sulle tecniche pittoriche ad olio nella collana “I saggi”: Il canto della materia di Riccardo Rossati, con la prefazione di Claudio Strinati) ci siamo subito scontrati con il problema dei costi, che diventano proibitivi se le immagini sono a colori.
Pubblicando libri in questa collana ci assumiamo un grande rischio economico. D’altra parte non avrebbe senso pubblicare libri fotografici o libri di immagini che non siano anche degli oggetti bellissimi, grazie alla carta utilizzata, alla copertina, alla grafica, al formato, alla qualità delle riproduzioni.
Il problema è come proporli al pubblico e come promuoverli con le librerie. Nel caso del catalogo
La magia della luce il fatto che la mostra omonima dedicata all’opera di Ostuni sia stata prorogata di cinque mesi e che abbia avuto un grande successo di pubblico, è stato indubbiamente d’aiuto. 

D: In questi anni siete riusciti a far nascere ben otto collane; abbiamo già scoperto due di esse: ce n’è un’altra che avete particolarmente a cuore e che vorreste far conoscere ai vostri lettori? 
R: Certo. Ci sta particolarmente a cuore la collana WuWei, dedicata alla storia delle religioni e alla tradizione spirituale, sia orientale che occidentale. In questa collana abbiamo pubblicato alcuni dei testi più preziosi e visionari del nostro catalogo, dalla riduzione teatrale del poema Savitri di Sri Aurobindo, con relativo commento a cura di Paola de Paolis, al saggio Il matrimonio interiore in Oriente e Occidente di Jacques Vigne, che si è rivelato un vero “long seller”, a testi poco noti della tradizione ermetica e alchemica occidentale, curati da Alessandro Boella e Antonella Galli, a testi volti alla ricerca interiore, come Pratica dell’immaginazione attiva di Marta Tibaldi, a una vera scoperta letteraria della nostra autrice Maria Fiammetta Iovine: Gli argonauti a Roma, un libro che compendia le oltre quattromila pagine dei Dialoghi eruditi di Giuseppe Giusto Guaccimanni. Questi dialoghi, alcuni reali, altri immaginari, si sono svolti tra i principali personaggi storici che hanno segnato il XVII secolo. La scoperta di questo testo ha aperto nuove prospettive sulla storia della tradizione ermetica occidentale. 

D: Anche La Lepre Edizioni sarà a Indipendentemente, Festival dell’Editoria e delle Arti che avrà luogo nel castello trecentesco di Belgioioso (Pavia) da venerdì 6 a domenica 8 ottobre 2017; la vostra autrice Annarosa Mattei presenterà il suo saggio L’enigma d’amore nell’Occidente medievale insieme a Claudio Strinati, storico dell’arte, divulgatore culturale e soprintendente per il Polo museale romano dal 1991 al 2009. Ricordiamo che l’appuntamento è domenica 8 ottobre alle ore 16:00 nella Sala dei Due Balconi. Cosa potete raccontarci di questo saggio, che è stato definito da CriticaLetteraria come «un'opera che si può consultare in maniera facile ed appassionante, ideale quindi per il curioso, l'addetto ai lavori o anche lo studente universitario. Un libro profondamente democratico e popolare: una meraviglia»? 
R: L’enigma d’amore nell’Occidente medievale, di Annarosa Mattei, con la prefazione di Franco Cardini, saggio storico che quest’anno ha vinto il premio Capalbio, riscopre un’epoca in cui l’amore, la fin amor, declinato al femminile, era considerato un prezioso strumento per l’evoluzione personale e la conoscenza del mondo. Un insieme di conoscenze che abbiamo quasi completamente dimenticato e che, mai come oggi, sarebbe indispensabile all’uomo moderno. Quale libro potrebbe meglio rappresentare lo spirito della Lepre? 

D: Come scrivete sul vostro sito web, La Lepre Edizioni, proprio come l’animaletto che le dà il nome e il logo, «continua a correre un passo avanti anche in tempi non facili, per restare fuori dal mainstream e in anticipo sulle tendenze. Sempre esortando i lettori a guardare verso nuovi orizzonti». Quali sono in questo momento gli orizzonti verso i quali i vostri lettori dovrebbero guardare? 
R: Temo si tratti, per lo più, di orizzonti piuttosto cupi: la mercificazione e la volgarizzazione dei rapporti umani, la trasformazione irreversibile della Natura a causa delle attività inquinanti della nostra specie, la perdita del senso della bellezza, del valore del percorso interiore e della memoria delle nostre radici, un modello di sviluppo economico che deforma il senso delle nostre vite: l’imperativo ad aumentare il PIL ad ogni costo, mentre tutto ciò che ci circonda diventa sempre più effimero e privo di senso e di bellezza, il trionfo di ciò che è visibile e “pesante” sull’invisibile e sul sottile. Naturalmente ognuno di questi punti indica, come contraltare, un obiettivo positivo da raggiungere.  

D: Qual è un’opera rappresentativa della vostra casa editrice che consigliereste a un nuovo potenziale lettore di La Lepre Edizioni? 
R: Tra le molte opere che potrei citare indicherò Notturno bizantino di Luigi de Pascalis, che ha vinto il premio Acqui 2016 nella sezione “romanzo storico”. 
A questo proposito vorrei aggiungere che, secondo me, i romanzi della collana Visioni sono il nostro punto di forza. Romanzi storici come Ipazia di Adriano Petta, La pazzia di dio di Luigi De Pascalis, La bugia dell’alchimista di Jason D’Argot, La mantella rossa di Marco e Domitilla Calamai, (premio Capalbio 2017), o L’oscura allegrezza di Manuela Diliberto e quelli dedicati alla divulgazione di aspetti poco noti della scienza, come i romanzi di Jean-Pierre Luminet sulla storia dell’astronomia. Senza trascurare tuttavia opere fondamentali che sono alla radice della nostra cultura, come l’Iliade e l’Odissea, riproposte in una traduzione che restituisce loro la semplicità originaria assieme a una straordinaria eleganza di stile. 

D: Ma adesso toglieteci una curiosità: perché la lepre? Sul vostro sito web rispondete così: «Perché la Lepre è sia una costellazione che un animale mercuriale, perché Le predizioni è un gioco di parole, perché esiste un episodio dell’infanzia degli editori legato a una lepre...». Sperando di non porre una domanda indiscreta, vi chiedo: potete raccontarci questo episodio, così da soddisfare la nostra curiosità sulla vera origine della lepre come simbolo della vostra casa editrice? 
R: Oltre al già citato motto e al gioco di parole Le predizioni, il motivo principale della scelta del nome della casa editrice è legato a un episodio dell’infanzia mia e di mia sorella, cofondatrice della Lepre, di quattro anni più giovane di me. Quando eravamo piccoli l’avevo convinta di avere una cintura magica invisibile con cui potevo far apparire decine di personaggi fantastici con i quali lei era abituata a giocare e conversare, che effettivamente “incarnavo” cambiando voce. Il suo preferito era “La Lepre”, a cui rivelava i suoi segreti e con cui si confidava quando litigava con suo fratello, cioè con me. Vedendo che mia sorella credeva nella realtà dei miei personaggi e nei poteri della mia cintura invisibile, i miei genitori si preoccuparono e le rivelarono che la Lepre non esisteva, e che non era che un travestimento di suo fratello. Questa rivelazione gettò nella disperazione mia sorella, che al tempo aveva circa sei anni, e quindi ci sembrò divertente, avviandoci ormai verso la vecchiaia, far resuscitare quella favolosa Lepre.