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Ensemble e l'Obiettivo Qualità

Scritto da Alice Bottoni.

Diceva Bompiani che si pubblicano libri per fare un discorso grazie a chi lo sa fare meglio di noi.

Realtà editoriale indipendente nata nel 2011 da un'idea di Matteo Chiavarone e Davide Morbidelli, la romana Ensemble ha l’obiettivo di promuovere giovani esordienti di qualità e autori locali e internazionali. La casa editrice sarà presente a Indipendentemente, Festival dell’Editoria e delle Arti che avrà luogo nel castello di Belgioioso, in provincia di Pavia, dal 6 all’8 ottobre 2017. 
Cerchiamo di conoscere meglio il lavoro di Ensemble. 

Prima di addentrarci negli aspetti prettamente editoriali, mi piacerebbe che ci raccontaste la storia di un particolare che raramente viene approfondito, ma che trovo molto affascinante: il logo.
Perché questa scelta e quale significato ha?

Grazie innanzitutto dell’intervista. La tua è una bella domanda perché potrei darti diverse risposte. Il centauro-sagittario ha tanti riferimenti letterari (Dante che li metteva all’inferno come eretici, Machiavelli che li usava come metafora del “governante perfetto”, gli obbligatori rimandi al mito greco). Ti rispondo che trae spunto per allargamento semantico a tutte queste tradizioni. Senza tralasciare il puro, semplice, innamoramento che abbiamo avuto quando l’abbiamo visto disegnato dall’illustratrice. Ci è piaciuto subito. 

Anche il nome della vostra casa editrice, Ensemble, è evocativo; si legge sulla vostra pagina Facebook che l’idea originaria era quella di un lavoro collaborativo fra tutti i soggetti della filiera del libro: siete riusciti a costruire questo Insieme?
Fare editoria significa lottare e resistere, e si lotta e si resiste per forza di cose “insieme”. Faccio un esempio che riguarda anche questa fiera: Fabio Ivan Pigola l’ho conosciuto come direttore di quella bella realtà che è la rivista-associazione «Kultural». Un ragazzo che lavorava con noi lo contattò per delle recensioni, è iniziato un rapporto di stima tra i due e Fabio gli ha proposto di partecipare come giurato al loro premio. Da quel premio è uscito un libro, bellissimo, che è I provinciali di David Manzoni e noi lo abbiamo pubblicato. Fabio e la redazione di Kultural si sono mossi moltissimo una volta uscito il libro. Io e Fabio siamo diventati amici. David è diventato un amico di entrambi. Ora c’è questa fiera e noi siamo qui. Non è fare le cose insieme questo? 

La decisione di fondare una casa editrice nonostante le difficoltà del mercato editoriale è indice di una grande passione e forza di volontà. Ma oggi vi chiedo: ne è valsa la pena?
Certo che ne è valsa la pena.
Se una casa editrice riesce a rimanere in vita per più di cinque anni vuol dire che sta lavorando bene. Dobbiamo crescere ancora molto soprattutto a livello economico ma siamo abbastanza speranzosi. 

Qual è il vostro rapporto con il mercato altalenante degli e-book e con quello invece emergente degli audiolibri? Pensate che questi due prodotti possano avere un futuro, in Italia?
Gli audiolibri mi piacciono come fruitore, li ascolto in macchina, anche se spesso mi piace “sentire” libri che ho già “letto”, altrimenti mi perdo. Sono un buon prodotto che può ritagliarsi un bello spazio ma comunque limitato (più in là sarà in streaming probabilmente). Per “produrli” bisogna avere una buona “squadra” di attori, serve il grande nome per attirare il pubblico. Noi non li abbiamo e non crediamo che ci investiremo se non per piccoli progetti (avevamo in mente di dare la possibilità, dal nostro sito, di scaricare alcune poesie “lette” dai poeti stessi).
Gli e-book li facciamo, non di tutti i libri però, perché a nostro avviso hanno un mercato parallelo a quello classico, non sovrapponibile. Non crediamo che possa soppiantare, per adesso, il cartaceo, bisogna aspettare e capire dove va a finire questa corsa all’online. Io credo che si fermerà, è una sensazione personale anche se capisco possa risultare antistorica. 

Nel vostro catalogo si nota la presenza di molte opere di poesia, appartenenti alle collane Erranze e Alter: da dove deriva questa preferenza? E quali sono le condizioni di questo settore, in particolare nel mercato editoriale italiano?
Deriva dall’amore. Amo, amiamo, la poesia. Noi siamo orgogliosi di puntarci nonostante tutto e tutti e la collana Erranze credo sia un fiore all’occhiello della casa editrice (siamo gli unici in Italia ad avere pubblicato Brathwaite o Abad o Mustafaj, poeti poco conosciuti nel nostro Paese, ma voci indiscusse della poesia mondiale). Per non parlare di altri progetti portati avanti al di fuori delle collane: sono uscite le poesie di Rilke tradotte da Giaime Pintor (grazie al nipote che ce le ha “donate”, Carlo Ferrucci); Pascal Gabellone (uno degli “inventori” del 1977); Alberto Blanco (il maggior poeta messicano vivente); un’antologia di poeti americani della City Lights di Ferlinghetti (tradotti per noi da Alessandra Bava, la nostra Fernanda Pivano in minore). A ottobre poi presenteremo una nuova collana, Siglo Presente, dedicata a poeti di tutta l’area ispanica. 
La poesia non è un settore, non esiste all’interno del mercato del libro. In libreria non vende nulla se non a una ristretta cerchia. Se ogni poeta leggesse/comprasse almeno un libro di poesie all’anno il settore sarebbe vivo e vegeto. Ma non è così. Riusciamo a venderla un poco alle fiere, ai festival, agli eventi. Proviamo a tenerla in vita ma servirebbe che tutto il settore editoriale si muovesse con l’idea di salvaguardarla. 

Ma non esiste solamente la poesia; quali sono le altre collane di Ensemble?
Nella collana Echos pubblichiamo narrativa italiana e straniera, esordienti e non.
Tra gli autori esordienti siamo orgogliosi di aver “scoperto” Fabrizio Santi, poi passato a Newton con cui ha avuto un successo incredibile e Giuseppe Truini, uno dei talenti più interessanti degli ultimi anni. Tra gli stranieri mi vengono in mente nomi come Stojanovic (autore di
Var, forse il nostro libro più importante), Gashi e Olluri, i primi due autori kosovari tradotti in Italiano; Caroline Fabre-Rousseau, un’interessantissima autrice francese. E poi ancora siamo felici di aver “riscoperto” autori come Riccardo de Torrebruna, Francesco Grasso o Alexandra Censi. Nella saggistica la collana più importante è Transculturazione, diretta da Armando Gnisci, che si occupa di tematiche transculturali. Tra le ultime uscite abbiamo pubblicato Pensiero caraibico, un volume a cura di Andrea Gazzoni in cui sono presenti saggi inediti di autori del calibro di Brathwaite, Carpentier, Glissant e Walcott (premio Nobel che ci ha lasciato, purtroppo, lo scorso anno). Ma abbiamo tante collane. C’è la varia e ci sono i classici (riscopriamo libri di autori classici fuori catalogo da tanti anni, inediti o poco conosciuti), c’è una collana per i più piccoli. Ora stiamo partendo con una nuova collana, che si chiamerà “Officina”, di autori esordienti giovanissimi. 

Al Festival Indipendentemente presenterete I Provinciali di David Manzoni e La cresta dell’upupa di Daniele Borghi. Cosa ci raccontate di questi autori e delle loro ultime fatiche?
In realtà presentiamo anche I morti di Amelia di Arianna Giancani. Tutti e tre libri innanzitutto sono molto belli. I provinciali è un affresco disincantato e divertente della provincia italiana; La cresta dell’upupa, un piccolo thriller che mi piace definire “alla romana”, ben orchestrato e piacevolissimo alla lettura; I morti di Amelia è un libro strano, sui generis, di cui si è innamorato Andrea G. Pinketts che l’ha più volte citato negli ultimi mesi, un libro in cui si parla di morte ma col sorriso. David Manzoni è un autore esordiente che farà strada perché il suo romanzo dimostra maturità, intelligenza, stile; Daniele Borghi è più navigato però ancora fresco, un autore che meriterebbe un’occasione con una grande casa editrice; Arianna Giancani è al suo secondo libro e sta crescendo, vedrete che sarà una delle voci femminili più significative del prossimo futuro. 

E adesso, una domanda più leggera. Avete un autore al quale siete particolarmente affezionati, per motivi personali o associati al vostro lavoro?
Della nostra casa editrice? Direi Sasa Stojanovic (autore di un libro che ci assorbì davvero totalmente, mentalmente e fisicamente), Gezim Hajdari (poeta che adoro e persona che ci ha dato moltissimo, soprattutto dal lato umano), Giuseppe Truini e Riccardo de Torrebruna (autori che abbiamo voluto fortemente e che continuiamo a spingere quotidianamente). 

Prima di salutarci: il libro che un potenziale lettore di Ensemble dovrebbe assolutamente leggere.
Difficile dirne uno, ne dico alcuni. Var di Sasa Stojanovic, il nostro I provinciali di David Manzoni, Il re bianco del Madagascar di Francesco Grasso, Starry Night di Federico Leoni, Delta del tuo fiume di Gezim Hajdari, Poesie di Reiner Maria Rilke, Di polvere e di altre gioie di Giuseppe Truini, Il giornalista di Miriam Mafai.