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In Saecula: dalle Evidenze alle Esigenze

Scritto da Nicoletta Prestifilippo.

Se dare tempo al tempo impone il coraggio di saper attendere, trovarsi al cospetto del fatto compiuto sa far tacere persino le paure più tenaci.

Nulla è più gravoso del giorno che passa e si fa mese, anno ed epoca, senza lasciare un’impronta di sé, una forma da plasmare più volte; un esempio da seguire o da scartare, e qualunque altra cosa subito dopo purché qualcosa ci sia, per l’appunto: la colpa sta nel mancato tentativo, e il pregio è tutto di chi sa andare in cerca di nuovi orizzonti. L’esempio buono da seguire è quello di chi l’esempio dà, pur non sapendo quale sarà l’approdo e con quali risorse in aggiunta a un ventaglio di mezzi e produzioni, idee e svantaggi, condivisione, soprattutto: l’essere al mondo non può fermarsi alla sola evidenza del respiro e della mente, che orchestra il cambiamento necessario all’evoluzione di uno e più esseri viventi. 
L’essenziale è esprimersi. E l’espressione è un mezzo ed un fine, e può avvalersi delle note, dei colori, come della carta stampata.
Quando si prende in mano un libro, si ha per sé un micro-mondo, la fotografia di un istante spoglio di un tempo in corsa, reale o irreale; un libro contiene, a seconda di sguardi, momenti ed esperienze di vita, il sollievo di una distanza colmata e il cuore pulsante di tutte le cose. Un cuore che si rinnova: non ha mai lo stesso battito, né linee uguali, prevedibili. Ha il vantaggio della sorpresa, anche quando si basa su fatti concreti, magari declinati al passato.
È sufficiente dare uno sguardo alle realtà editoriali sul nostro territorio: alcune di esse sono nascoste, da scovare, ma piene di quell’entusiasmo che fa leva su ciò che ancora c’è da dire, che sia un racconto o una testimonianza: Gabriella Gavioli, che ringrazio, mi fornirà insieme ad Edizioni Saecula, uno sguardo più attento e minuzioso sulle cose che stanno prima del libro, e accanto; i contorni, gli spazi, le ispirazioni, le idee che fanno parte di un contesto, anche geografico, e che magari nascono nei luoghi più nascosti, familiari, lontani dagli itinerari turistici oppure dentro la folla: ispirazione colta al volo e approfondita poi, con misura attenta, in un
altrove da stabilire.

D: Esiste uno scorcio di città o di paese che associ al nascere di un progetto editoriale? Una dimensione quieta, riflessiva, che favorisce il pensiero creativo? 
R: Sono affettivamente legata a una cittadina di mare, dove scappo ogni volta che posso, per ritrovare in qualche modo me stessa. È il luogo dove ho passato molte estati (ma anche inverni), quelle spensierate dell’infanzia, quelle intense dell’adolescenza, con i sensi spalancati e le emozioni a fior di pelle, e più tardi quelle della più riflessiva maturità. Amo incontrarvi il ‘mio mare’, soprattutto fuori stagione, e scrivere, seduta sulla sabbia fredda o sulla diga. Ecco, se dovessi pensare a un mio personale luogo dell’anima e del pensiero creativo, penserei a questo lembo di terra tra mare, barene e barche in riposo al porto. Ma per quel che riguarda l’attività editoriale in senso stretto, i progetti sono quasi sempre frutto di un lavoro di squadra, molto più ‘affollato’ e concitato (anche se non sempre siamo fisicamente tutti nello stesso luogo), durante il quale si discutono i materiali giunti in redazione, le attività in divenire, le eventuali ulteriori consulenze necessarie. Il confronto e il dialogo sono stati fin dall’inizio alla base del nostro metodo di lavoro, a partire proprio dalle modalità con cui abbiamo inteso affrontare l’ambito storico, che è quello in cui è specializzata la casa editrice.

D: Quali luoghi e tradizioni abbraccia, Edizioni Saecula? È una realtà dinamica, per quello che ho potuto osservare. Una culla fertile per molte età. È vero che il gusto per la lettura e per il sapere si gioca già negli anni più piccoli? 
R: Edizioni Saecula nasce da una iniziale passione per l’antichistica. Inizialmente eravamo partiti come un portale aperto ai contributi liberi, che permettesse l’approccio e lo studio delle discipline antiche, sia per ‘addetti ai lavori’ e studenti, sia per semplici appassionati e curiosi del passato. Da questo è poi nata l’idea di dare una forma più concreta ad alcune letture delle evidenze antiche, che si erano fatte strada, nell’ottica di quel dialogo e di quel confronto di cui ti dicevo poc’anzi e che hanno sempre caratterizzato il nostro approccio reciproco come redattori e alla materia stessa. Forte è rimasto il desiderio di portare la Storia alla gente. Non solo a un pubblico di specialisti e cultori, cui desideriamo offrire nuovi spunti di discussione, ma anche a chi normalmente non penserebbe di avere confidenza con la materia. Crediamo fermamente che guardare al nostro passato possa aiutarci ad affrontare e comprendere meglio il nostro futuro. Da qui la creazione di collane diverse, che potessero andare incontro a differenti gusti e aspettative dei lettori. Tra queste anche la collana per i bambini, la vera chiave di volta del nostro futuro.

D: Informare un buon numero di potenziali lettori della pubblicazione di una data opera, è il mezzo di diffusione più rapida della stessa. È vero che la manovra si presta a numerosi “fraintendimenti”, come quando nel gioco del telefono senza fili, una parola bisbigliata di orecchio in orecchio finiva per essere soppiantata da mille altre interpretazioni del messaggio in atto. Pubblicare un’opera crea un confronto sulla stessa, una divergenza di visioni e opinioni, un fermento febbrile e necessario? Il valore di uno scritto è dato anche dalle diverse sfaccettature che si raccolgono di parola in parola, e di vissuto in vissuto?
R: Le odierne tecnologie permettono di raggiungere un pubblico potenzialmente molto vasto. Tuttavia, al tempo stesso, hanno creato un approccio alle informazioni che rischia di essere superficiale, se ci si limita al “mordi e fuggi”. Questo rende sempre più difficile farsi notare, fermare i lettori, far capire chiaramente intenti e specificità del lavoro che si sta facendo. Ma come dici tu noi crediamo fortemente nel valore dei libri come luoghi di incontro e condivisione. Per questo, rimangono fondamentali le occasioni di presentazioni dei nostri titoli al pubblico, non solamente come strumento di promozione dei nostri autori, ma anche come una sorta di agorà dove protagonisti sono le relazioni, il dialogo, in una costante ricerca di quel che è necessario ai lettori, di quel che può suscitare curiosità e interessi o rispondere a bisogni e aspettative.

D: Potendo scegliere, e fingendo che non sia mai stato letto, quale libro del passato vorresti pubblicare, oggi? 
R: Credo che la tua domanda sia di difficile risposta, soprattutto per un editore. Ci ho riflettuto a lungo e la mia passione per l’antico facilmente mi avrebbe potuto condurre a uno qualsiasi dei testi che hanno aperto la strada all’epica o alla storiografia, alla geografia o alla filosofia... a uno qualsiasi dei campi del sapere che gli scrittori dell’antichità hanno per primi intrapreso.
Tuttavia mi sono presa un po’ di tempo per pensare, e alla fine ho deciso di optare per “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Perché incarna, in forma drammaticamente perfetta, la nostra idea di fare Storia: dare testimonianza di un fatto storico fondamentale e dilaniante, dal suo interno perfino, come protagonista, fornendo materiale per lo storico di professione. Ma farlo, al tempo stesso, attraverso la narrazione, attraverso il proprio sguardo e con uno strumento che potesse permettere a chiunque di varcare quell’odioso confine come mai prima di quel momento era accaduto. Levi è stato in grado di offrire ai lettori e agli studiosi una voce coraggiosa e disperata per rileggere un fatto come quello della persecuzione e dello sterminio degli Ebrei, proposto e ‘giustificato’ alla Storia con ben altre modalità, da chi lo aveva consapevolemente messo in atto.

D: Esiste uno stile adatto ad ogni obiettivo preposto. Avete un’attenzione particolare per la storia, una passione che si avverte tra le righe e che racconta un viaggio, e non solo una sfilza di date da imparare a memoria e dimenticare in fretta. Tra i banchi di scuola non sempre si è in grado di nutrire l’idea di un percorso storico da intendere come un itinerario, una scoperta. Gli uomini fanno la storia e la storia si ripete, dicono: sarà perché anche noi lo facciamo?
R: Il passato rappresenta quella porzione di viaggio che, come uomini, abbiamo compiuto. È alle nostre spalle, ma è da lì che veniamo. E conoscerlo può aiutarci a comprendere meglio chi siamo oggi e cosa vogliamo diventare, che direzione vogliamo davvero prendere, potendo avere molti esempi cui guardare. Ci piacerebbe accompagnare i nostri lettori in questo cammino, rispettando e andando incontro alle predilezioni di ciascuno (da qui la varietà di collane), permettendo loro di conoscere i fatti che ci hanno preceduto anche attraverso nuovi sguardi e interpretazioni. Fornendo quindi loro un lasciapassare quanto più possibile vario, frutto delle nostre ricerche e della nostra curiosità. Forse proprio per non ricadere nei medesimi errori, per non dar ragione a Tucidide che afferma come “la Storia si ripete”. Drammaticamente, spesso.