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Quadro di Donna nel Diritto

Scritto da Anastasia Lamagna.

Quando pensiamo di essere il centro del mondo, il mondo si volta dalla parte opposta.

Senza dubbio l’individualismo è credere nella propria unicità ed autosufficienza, dove lo Stato e chi per esso non devono intralciare il libero gioco del pensiero e delle azioni, ma parlando dell’individualismo che attanaglia l’uomo moderno e dell’incidenza della tendenza sulla famiglia in primise di riflesso sulla società – vorrei focalizzarmi sulla donna. Il suo egoismo crea più scalpore, ed è maggiormente evidenziato. Non nego di essere influenzata da una rappresentazione della donna forse un po’ anacronistica: quella della fanciulla dei romanzi cavallereschi oppure la giovane ingenua dei racconti francesi dell’Ottocento. Nel momento in cui giuridicamente parlando la donna non aveva alcun diritto, paradossalmente deteneva il maggior potere. Ciò mi ha sempre affascinato e per me il fenomeno è sempre stato spiegato da un’intrigante sottigliezza intellettiva posseduta da quelle donne che facevano della gentilezza un’arma e della debolezza uno strumento di persuasione. Il dibattito per i propri diritti, iniziato forse nel 1879 con la prima Lega per gli interessi femminili di Anna Maria Mozzoni, si è sempre contraddistinto tra quelli di altre categorie sociali. La combattività del genere ha portato le donne ad una rivalutazione da parte di una società patriarcale e maschile. Dalla possibilità di continuare gli studi fino a quella di poter essere testimoni in tribunale nel 1877, le donne iniziarono a indirizzare le loro rivendicazioni a vari ambiti civili, sociali, politici, come espresso dal primo Consiglio nazionale delle donne italiane del 1903. Intento era quello di giungere ad una parità di genere in ogni settore.
Con l’avvento della Prima Guerra Mondiale circolari ministeriali permisero l’uso di manodopera femminile fino all’80% nell’industria meccanica per sostituire la mancanza di forza lavoro maschile, impiegata al fronte. Da lì il passo alla piena emancipazione fu breve: nel 1919 le donne non ebbero più bisogno dell’autorizzazione maritale ed ottennero dopo la Seconda Guerra in occasione del referendum del 2 giugno il diritto di voto (in ritardo rispetto a quasi tutti gli altri Stati europei). Ma dopo tutto ciò le disparità comunque riemergono. 

Certamente, un modo per superare questo eterno ritorno della “questione di genere” sarebbe considerare che esistono persone e non generi; perciò cancellare l’idea che le donne siano più fantasiose e gli uomini più pragmatici.
Questa è una possibilità. Altra possibilità sarebbe accettare che vi sono differenze tra generi: le donne posseggono per lo più alcune caratteristiche e la generalità degli uomini ne possiede altre (ovviamente questa tesi è sviluppata a un livello logico ed astratto, considerando più il sesso e non le singole persone che ne fanno parte). Entrambe queste strade però, condurrebbero alla collaborazione e alla reale parità. Ma parità di cosa?
Grazie alle lotte di rivendicazione, ma io credo anche a causa degli incalcolabili danni della Seconda Guerra Mondiale che di buono ha portato solo il più ampio concetto di Persona umana come protagonista del diritto, la donna ha raggiunto la parità a livello giuridico definitivamente con l’abolizione del reato d’adulterio e con la riforma del diritto di famiglia già nel 1975. Successivamente la donna ha fatto il suo ingresso in ambito economico dimostrando d’essere lavorativamente produttiva quanto l’uomo e di poter apportare un contributo a tutti i settori, finanche quello politico e sportivo. E adesso? Si è avvertito un cambio di rotta.

Oggi, a doversi guadagnare dei diritti, è l’uomo. Parlo soprattutto dell’ambito familiare, nel quale il “maschio” è sempre stato tenuto al margine. Infatti la teoria non corrispondeva alla prassi poiché se il padre era il capofamiglia e imponeva il proprio potere, reale curatrice della casa è sempre stata la donna. Se in ambito lavorativo l’uomo prevaleva, in famiglia egli non aveva spazio poiché ogni compito era svolto amorevolmente dalla moglie e lui senza la cura della consorte era praticamente perduto. Così come la donna ha sgomitato per ottenere un posto in settori ritenuti maschili, ora l’uomo cerca di giungere al centro del focolare familiare e molto spesso poiché la donna non vi bada più. Si consideri la legge in materia di congedi parentali per i figli, estesa nel 2001 anche alla paternità.
Nella società patriarcale vi era una rigida divisione dei compiti e ciò escludeva del tutto la confusione: potremmo dire che ognuno sapeva cosa fare, qual era il suo scopo. La mia posizione è favorevole ad una differenza tra i generi: innamoratami della donna-angelo del Dolce stil novo percepisco una disomogeneità tra gesti e modi d’esprimere la sensibilità o l’emotività nei due sessi, pur consapevole che tale differenza sussiste più che altro astrattamente e generalizzando le caratteristiche individuali.

Tuttavia il concetto moderno di libero arbitrio mi fa propendere per una pari libertà di uomo e donna di decidere quale ruolo avere nella famiglia e nella società. Ora, in riferimento a tale scelta vi è parità?
No.
Ci sono donne che ritengono che il loro sesso non sia ancora parificato a quello di Adamo (non dubito del fatto che la religione abbia influito sulla divisione dei ruoli nella storia della società). Però, se una differenza permane, è solamente nell’immaginario collettivo, nella reputazione di donna. Nelle menti la donna è madre e l’uomo è lavoratore, tanto che sconvolge di più una donna che scelga di non avere figli o che li abbandoni piuttosto di un uomo che scelga di fare lo stesso. Questo perché la donna ha sempre avuto un ruolo fondamentale quando pensava di essere subordinata all’uomo, quando non era considerata dalla legge, quando era discriminata dalla storia e delle credenze pseudo-religiose. Essa è fonte di vita, e ritengo che per quanto si possa provare con lotte e pretese, ciò non potrà mai cambiare. Influenzare le menti e l’immaginazione delle persone non è come persuadere dei giudici o dei legislatori. Anch’io ho questa immagine tuttavia non so se sia sbagliato abbandonarla. Essere creatrice, sembrare delicata, o mostrarsi paziente, non penso sia negativo. Molte donne vogliono che si abbandoni questo pensiero ed io vorrei invece che si tornasse a pensare alla donna in questi termini. L’immagine a cui mi riferisco non è di debole come molte pensano; è lieve, fine, e genera una voglia di premura nell’uomo, non necessariamente di sopraffazione.

La donna è mostrata più debole a mio avviso dai giornali che mangiano per mesi sulla storia di un femminicidio, su una scomparsa, esagerando il crimine per il fatto di esser stato perpetrato nei confronti di una donna.
Non deve necessariamente essere in conflitto questa immagine con quella di donna indipendente, produttiva, lavoratrice, determinata e quant’altro. Una donna può essere e deve essere donna e madre e per l’uomo vale lo stesso, i propri voleri non devono annullarsi nella famiglia, ma essere possibili e promossi da quest’ultima: solo così il fondamento primario della società sarà così stabile da consentire all’umanità un minimo progresso.
L’individualismo e l’egoismo di questa società coinvolgono uomini e donne in pari grado; tuttavia, su una donna è più evidente proprio per il fatto che essa è sempre stata la più altruista delle creature. Uomo e donna hanno pari importanza nella società, ma la differenza nell’immaginario permane come è giusto che sia. Una donna immagina gli uomini in un modo e lo stesso fa l’uomo, prima di conoscere la Donna e l’Uomo unici nel loro genere. 




Comments

avatar Patrizia Di Maso
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Questo o quello pari son, diceva un famoso motto. Questo o quella, quaggiù, non sono mai stati pari... e mi sembra che nessuno voglia riconoscerlo. Un tema sul quale erano più avanti perfino gli Etruschi. Le codificazioni sono dure a morire, esistono per 'ordinare' ciò che pochi pretendono sia adeguato per molti. Fino a quando non si capisce che è ora di uscire dallo schemino, uomo e donna rimangono pari solo nei motti popolari. Penso a mia madre, alle battaglie che ha fatto tra femministe che si sono perdute per strada, una volta trovata la 'sistemazione' di comodo. Il diritto, ahimè, no.
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avatar giorgio
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è vero, ma se l'immagine non è qualcosa di debole, comunque rende uno stereotipo per la maggior parte delle persone. e il diritto anche. giornali, periodici, uffici, strade, tg: c'è un investimento continuo e massiccio su quelle immagini ed ecco perché questo o quello pari non sono e non saranno mai, fino a che si inizierà a pensare senza divisioni a semplice e complessi esseri umani. ognuno col suo diritto di esistere, di avere spazi, libertà, doveri e il ruolo che ha costruito con le proprie esperienze. non è un sogno impossibile.
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avatar luigi
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la religione ha influito eccome sul ruolo della donna!! in tutte le società cosi dette "evolute" la donna -purtroppo- è sempre posizionata un gradino sotto l'uomo, pure se dell'uomo è madre. ha ragione patrizia di maso a parlare di codificazioni per comodi altrui. comodi dei maschi (e non sono un vetero-femminis ta).
nel diritto si riflette tutto ciò. le ombre del medioevo non le ha cancellate neppure una decina di secoli ............ belle parole sulla donna come generatrice di premura, peccato che al lato pratico la sopraffazione è all'ordine del giorno. la colpa??? è nientemeno che dei miei pari-sesso, però una grossa mano gliela danno famiglie arretrate, culture all'età della pietra, gente che vede la donna come un organo riproduttore con le gambe e le solite religioni. confucio -vi ricordo- diceva ''donna che tace, casa felice''. quanta strada c'è ancora da fare!!!!
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avatar lara giannini
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Molto vero, come dice l'articolo, che la gentilezza è un'arma, sennonché oggi è vista come una colpa. E quando non è una colpa è perché tanti della gentilezza ne amano approfittare, allora lisciano il pelo a chi è gentile per spremerlo finché ce la fanno. Le donne si prestano molto a questo, perché il loro egoismo non le mette al riparo dal bisogno di riscontri. Questo x chiarire che l'uomo deve guadagnarsi più diritti e più spazi solo sulla carta: leggiamo la cronaca per capire, guardiamo dati storici e sociologici per capire, osserviamo cosa capita nei luoghi di lavoro per capire.
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avatar marco c.
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anch'io la penso cosi', ma gli uomini nel senso di maschi sentono la premura come prevaricazione e troppi di loro, appena si sentono trascurati, scavalcati, meno adorati, meno importanti, passano agli abusi.
la forza invece e' la fine di tutto, perche' soffoca tutte le cure e non porta nessun bene, fa pressione, apre un solco tra le parti che poi non si puo' piu' chiudere.
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Illuminante la frase sulle donne che hanno bisogno di riscontri. Vero è che la donna vuole vedere i risultati ma troppo spesso purtroppo idealizza quel risultato o risulta meno pretenziosa di quel che dovrebbe. Mi riferisco soprattutto alle relazioni amorose dove spesso si danno terze e quarte possibilità idealizzando l'altro o un suo piccolo gesto.
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avatar Sabina D.
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Le possibilità ci vogliono, la gente di buonsenso le dà perché in quanto uomini facciamo errori, tutti. Premesso che certi errori sono comprensibili e certi no, l'idealizzazion e è SEMPRE sbagliata. Siamo umani, fatti di carne, sangue e pensieri, non siamo ideali. Gli ideali li abbiamo in testa e si possono ammirare, ma una persona non è l'ideale che rappresenta. Sennò si rischia di diventare come i cialtroni che ci governano e che votano leggi che nemmeno in epoca fascista venivano proposte (notizia attuale, tra l'altro).
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Anche la riflessione sulla gentilezza è interessante! Per quale motivo viene così disprezzata e quasi mai ricambiata, anzi?
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avatar dany
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secondo me + che disprezzata è impoverita. tanti la 'usano' e gli fa comodo. mi spiego ...... prova a essere un po' generoso con qualcuno ..... dagli il classico dito e non far caso se ti chiede il braccio. be' .... costui non solo prenderà anche l'altro braccio, ma imparerà, con te, a pretendere ..... e si lamenterà quando non gli darai ciò che ti ha chiesto, dipingendoti subito come uno che è cambiato nei suoi confronti, ecc ecc.
succede spessissimo ed è la ragione x cui i generosi sono più 'traditi' dalle loro conoscenze e invece le iene hanno attorno più persone: i primi sono sfruttati fino a quando è possibile, i secondi sono gente che sfrutta e sa come fare, perciò alle altre iene possono portare vantaggio.
ecco le ragioni della 'colpa'. una 'colpa' da gran signori, ma che oggigiorno è testimone di quanto siamo ridotti male, eticamente parlando.
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avatar Massimo Gatti
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La libertà di decidere che ruolo avere nella famiglia, uomo e donna, dovrebbe essere sancita non da regole ma dalla buona creanza, dal buon senso. Logico che un tempo c'era più ordine: i ruoli erano distinti e la vita aveva flussi più semplici, molto definiti. Oggi che tutto è confuso anche il diritto (di ciascuno) lo è. Eppure di confusione non ne avremmo certo bisogno...
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avatar Riccardo Di Leo
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La fanciulla dei romanzi cavallereschi o dell'amor cortese non è mai esistita, se non nella fantasia (bella) di autori di grande blasone. Però, ripeto, si tratta di una fantasia. Un atto di enfasi, una cosa di teatro, di letteratura. La realtà delle donne nella gran parte dei secoli è una realtà di sottomissione, di appartenenza all'uomo, anche se per fortuna la donna non appartiene altri che a se stessa e alla natura che permette la riproduzione della specie. Sfortunatamente, riproduce anche tanti pessimi esemplari d'uomo, ma quello è il "rischio del mestiere". L'uomo è il peggiore degli animali, non lo scopro io.
In tutto questo il diritto gioca un ruolo di conflitto subordinato alle volontà di chi nel corso della storia cerca di mantenere una posizione di vantaggio. Più che il diritto, bisognerebbe - quindi - riformare gli uomini!!
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