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Ontologia della Famiglia

Scritto da Anastasia Lamagna.

La comunità è l’antidoto a tutte le malattie degli uomini.

Peccato non sia granché promossa, più che mai nell’èra digitale, dove il concetto è associato in modo assai penoso alle funzioni tecnologiche, che ci mettono in relazione da un capo all’altro del globo. La comunità, per chi vede gli uomini non come persone ma come consumatori, è quella che permette al singolo di sovrastare la propria solitudine con il benessere, un benessere che riserva – nei “propri spazi” – l’illusione dei rapporti. E le istituzioni non favoriscono di certo il valore originale. In riferimento alla possibilità di una convivenza pacifica in mancanza di un apparato burocratico statale, viene spontaneo analizzare le società in cui quella maniera di vivere è possibile. Mi è stato fatto notare come in alcuni nuclei africani la convivenza senza coercizione sia applicata in concreto, ma si tratta di ristrette comunità rispetto alla maggior parte di popolazione del mondo, presso la quale risulta molto difficile una concordanza cercata in ogni modo. Mi chiedo da cos’altro derivi l’impossibilità di emulare l’esempio africano. 

Oltre che estremamente più ampia, la nostra comunità corre verso la affermazione degli interessi individuali, tanto che neanche la più embrionale delle società sembra poter sopravvivere.
Mi riferisco alla famiglia, o quello che la nostra Costituzione definisce all’art. 29 come una “società naturale fondata sul matrimonio”. Tralasciando per il momento le considerazioni sul matrimonio, è utile da sottolineare come la naturalezza dell’associazione qua menzionata sia corrispondente alla spontaneità della convivenza e della vita familiare. Non vado a ribadire l’eterno concetto di uomo come animale sociale; au contraire, voglio evidenziare come il presunto progresso di razionalità dell’uomo coincida non solo con il suo rifuggire qualsiasi rapporto di fiducia o dipendenza, ma anche con il rifiuto totale della sua incompletezza. All’interno di una comunità applicante i princìpi anarchici mi pare sia d’obbligo la volontà di ciascuno nel preservare lo status quo, poiché riconosce l’utilità di quel regime pacifico di condivisione.

In spiccioli, è la base di una società utopica, che se sapessimo concretizzare sarebbe davvero ideale.
Lì ognuno vuol mantenere quel regime comunitario, perché sente che ciò è necessario anche a se stesso: non si potrebbe pretendere da una comunità intera la totale dedizione alla causa anarchica senza un tornaconto o un interesse personale. Però osserviamo quotidianamente come l’uomo moderno cerchi in tutti i modi di rendersi non solo autosufficiente, ma anche privo di qualsivoglia responsabilità. Questo fenomeno è evidente proprio nella più semplice forma di aggregazione. Quanti, oggi, rinunciano alla dedizione alla famiglia per ambizione personale? Quanti rinunciano alla costituzione stessa di una famiglia (mi riferisco a
famiglia in qualsiasi modo la si intenda, istituzionalizzata o meno)? Quelle persone che non vogliono neanche far parte della più piccola delle comunità, vorranno forse partecipare ad una più ampia – che sia essa anarchica o statale? Anche Massimo Recalcati, famoso psicanalista, afferma: «Fare gli interessi della collettività è percepito come un abuso di potere contro la libertà dell’individuo». L’uomo moderno desidera la libertà assoluta, quella sciolta da limiti che potrebbero essere i diritti altrui o la convivenza civile. 

Così le famiglie si disgregano e quando il fenomeno non è evidente esse occultano le proprie ferite. I genitori preferiscono fare gli adolescenti e assecondare i propri capricci e i figli sono sempre più lasciati a loro stessi, come autodidatti. Questo impulso all’atomismo non esiste nelle famiglie delle comunità di cui prima si parlava, anzi arriverei a sostenere che tali comunità si fondano proprio su un rigido corpo familiare. L’assenza dello Stato è possibile per dei regimi di convivenza che si basano sul ritenere tutta la comunità come la propria famiglia, necessitante dedizione e cura da parte di tutti.
Ma siamo ancora disposti a sacrificare noi stessi? Sappiamo cosa significa la parola sacrificio? Quelle comunità lo sanno bene. La famiglia nel piccolo, e la società nel grande, hanno bisogno della “rinuncia pulsionale” dell’uomo come diceva Freud, ma l’uomo è sempre più restìo a sedare gli impulsi e le passioni, adducendo la parola diritto come giustificazione per tutte le sue pretese. 

Passando al punto di vista istituzionale mi preme solo, per il momento, notare come vi sia un conflitto di opinione sul concetto di famiglia: quasi come se si potesse costruirne una nel vero senso della parola, tassello dopo tassello, fino ad arrivare a quella dei sogni del Mulino Bianco, o ad un modello di unità e sostegno reciproco che in larga parte non esiste più. 

Certamente dall’antico potere del pater familias vi è stata una massiccia evoluzione. Si è passati dal potere alla mera responsabilità dei genitori e ciò farebbe sorridere coloro che condividono le opinioni sull’assenza di potere del pensiero anarchico di cui abbiamo parlato. Ma mai gioire anzitempo! Io ritengo che con l’abrogazione del potere si sia però anche perduto un qualsivoglia ordine. La famiglia non ha più un indirizzo stabile, o almeno la maggior parte di loro. Come fiori di specie diverse legati nello stesso mazzolino, ogni componente della famiglia se ne sente sempre meno parte, ci si sente costretti al loro interno e soffocati. Sarà forse a causa della volontà di progettare la vita familiare, invece che accordarsi sull’unione e sul reciproco soccorso nel far fronte alle vicende della vita?




Comments

avatar lara malinverni
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interessante la teoria (ho controllato ed è verissima) della società africana, in cui tutti vivono per tutti, ma dove tutti vivono per tutti è perché ognuno conosce il valore del vivere meglio per sé. solo stando assieme davvero si può capire quanto la vita non è una sventura ma un'occasione da godere... qualunque forma essa abbia. la famiglia non va progettata, i progetti vanno fatti su altre cose; la famiglia deve essere una spinta naturale, o al posto che essere un alleggerimento diventa una zavorra e si disfa così prima di cominciare.
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avatar Ricky
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Esatto. La volontà di progettare la vita di cui parla la dott.ssa Lamagna è il freno più potente. Tutto deve essere come i canoni sociali determinano, solo che appena lo raggiungi ti alzano ancor più l'asticella. La sensazione di soffocamento, perciò, è inevitabile e la stabilità . ahimè - è quella dell'instabilità.
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Lara il tuo entusiasmo per la materia esalta il mio pezzo. Soprattutto quanto dici dell'occasione della vita che per molti sembra quasi una mansione da svolgere più che un'avventura!
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avatar lara malinverni
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la vita non è una mansione perché non è una cosa fredda, vivere è un'arte e l'arte è sempre un divenire, qualcosa che si sviluppa. anche la famiglia lo è, solo che oggi si sviluppa in maniera deviata. bisogna ridarle l'energia che aveva un tempo, quando era unione e non divisione.
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avatar Daniele
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Cosa ci impedisce di emulare l'esempio africano? L'autrice si risponde da sé nella riga sotto: "La nostra comunità corre verso la affermazione degli interessi individuali, tanto che neanche la più embrionale delle società sembra poter sopravvivere".
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avatar Gianluca Maggi
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Bell'argomento!! Vorrei dire la mia con una domanda: avete mai provato a fare qualcosa per qualcuno? L'avete mai fatta spassionatament e? Il 90 per cento delle volte, agendo così, siete stati o traditi o travisati. La ragione per cui una comunità come quella attuale, basata in grandissima parte sulla maleducazione, sull'arroganza, sulla pretesa - soprattutto sulla gran quantità di pretese a fronte di nessun impegno - può solo degenerare è tutta qui. Non bisogna educare ma rieducare, che all'educazione sbagliata ci pensa già la società in cui nuotiamo a fatica. E per galleggiare meglio, quella società, ci dice di prendere, prendere, prendere e non dare, o dare solo quando il nostro dare è il mezzo per prendere ancora.
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Giancluca hai proprio centrato il problema! "Dare è il mezzo per perdere ancora": tale reazione alle delusioni è quella più istintuale ma -mi si conceda- anche quella più animalesca. Normale certo evitare poi il sarificio e l'altruismo come fosse peste, ma la coscienza? Il mio credo è che le delusioni inferte da altri si possano superare ma quelle date da me stessa no! Occorre riflettere se valga la pena continuare a dare nonostante le perdite e soprattutto se ci siano perdite nel donare a qualcuno quanto abbiamo.
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avatar Damiano Dossi
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Vale sempre la pena dare. Se si smette di dare, si finisce a pretendere di prendere e basta... e non è un gioco di parole. La pretesa di prendere è la tomba di ogni rapporto... non è casuale se oggi tutti criticano i rapporti finti che allacciamo: non c'è più spontaneità nel dare... e quel dare là veniva dalla costituzione delle famiglie.
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avatar Fabio
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La famiglia è il luogo fisico e spirituale dove nessuno viene abbandonato.
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avatar Marta Balossi
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Questa frase è da incidere nella pietra angolare di tutti i Comuni e i focolari.
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avatar enrico p.
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veramente bella. come bella è la riflessione, quando parla di famiglie che la tecnologia ha ridotto a una spoglia ischeletrita dalla finzione. perché è vero: ci fanno credere che la famiglia sia una figura geometrica astratta, un simboletto su cui cliccare...... qualcosa di fantasioso dove tutti parlano e nessuno ascolta più.
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avatar jennifer
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davvero. peccato che è una frase che andava bene per quelli che eravamo 50, 40 anni fa, poi è cominciato il tracollo. alla faccia delle rivoluzioni per i diritti: la famiglia è stata sventrata!! ci fosse più gente che ha un'idea della famiglia come luogo dove nessuno viene lasciato da solo, la méta della civiltà sarebbe più vicina.
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avatar fabrizio luvie'
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La famiglia come societa' naturale fondata sul matrimonio e' stata fatta a pezzi dalla nostra societa' della ''liberta' forzata'', che vuole tutti i diritti per se', che vuole i suoi tempi, i suoi modi, i suoi comodi, i suoi elementi, ma non sa che modi tempi comodi ed elementi sono cio' che protegge l'uomo dal ritorno definitivo allo stato brado dell'animo, cioe' quello stato in cui tutti sono contro tutti perche' nessuno piu' protegge nessuno.
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avatar Nicole
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Oddio, dire che col potere si è perso qualunque tipo di ordine non è un concetto felice. Non è nemmeno commisurato alle regole del vivere civile. O vogliamo dire che era meglio la sottomissione al pater familias? So che l'autrice non intendeva un discorso così, però il potere e il rispetto sono due cose diversissime. Attualmente manca il rispetto, perché di potere che ci condiziona e ci assoggetta (al di fuori della famiglia, ma siccome queste sono meno unite è un potere più subdolo e prepotente che entra dentro dappertutto) ne abbiamo fin sopra i capelli.
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Il richiamo al pater familias vuole rammentare il tempo in cui i sacrifici richiesti erano immensi per il "benessere familiare" certamente di potere cui siamo sottoposti ve n'è ancora, tuttavia nella famiglia mi pare che nessuno voglia prendere la responsabilità di guidarla per il meglio nè i genitori né i figli.
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avatar andrea bianchi
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la responsabilita' e' quella parola che tutti si mettono in bocca ma nessuno si mette nel cuore.
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avatar Andrea Rovati
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La famiglia? FAMIGLIA QUALE? Quella che più si fa e più si disfa? Ci sono più uomini e donne separati che in tutte le epoche storiche. Famiglia di che? Oggi c'è un culto trasversale, è quello del'io... un culto dell'io che a confronto d'Annunzio era il più umile dei sottomessi. A parte qualche sporadico caso, la vedo dura recuperare i valori della famiglia come la si è intesa fino ad ora: nucleo che dà sostegno, garantisce protezione. Andiamo verso lo sfaldamento sociale, stesso discorso vale per il diritto e il diritto della famiglia. Sono oramai materia di dibattito tra legulei, non più materia di felicità tra persone.
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avatar pinky
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parlare di famiglia di questi tempi, tempi rovinosi, è parlare di quello che non è più il 'motore' individuale.
c'era una volta la famiglia che educava. bene o male, il figlio di un bracciante poteva diventare un ingegnere, il figlio di una casalinga un medico. adesso il figlio del politico fa il politico, il figlio del finanziere fa il finanziere, il figlio del contadino fa il contadino. se si disgrega la cultura della famiglia, si disgrega la cultura stessa.
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avatar Siro Bassani
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Il grosso guaio della famiglia odierna è la televisione. La televisione ha trasformato la famiglia da una cerchia ad un semicerchio. Nessun articolo della Costituzione ci può liberare da quella piaga.
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Un tempo educava la famiglia assieme alla scuola ed alla società nel complesso. In quell'epoca forse c'era anche uno Stato che preferiva educare ed istruire che imporre o assecondare.
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avatar Roberto R.
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Gent. ma dott.ssa Lamagna, oggi lo Stato non impone, oggi lascia imporre. La gente invece asseconda. Basta vedere ciò che accade. Nonostante tutte le malefatte, la gente asseconda la classe dirigente e la beatifica non appena la vede venire in visita ufficiale: strette di mano, complimenti, bei sorrisi, poi tutto resta uguale. Andate a vedere le scene del terremoto, che ho vissuto ahimè in prima persona, poi ne riparliamo. Ma non siamo gli unici traditi da queste canaglie. La sanità, la cultura, il lavoro, stanno distruggendo tutto e la gente dimentica, quindi è come se li assecondasse. Lo Stato poi lascia imporre dal momento che è l'Europa a dettargli le regole e i fantocci che ci gonvernano le seguono, spacciandole per "invenzioni" e intuizioni loro. Anche qui è sufficiente dare uno sguardo a ciò che viene dai palazzi di Bruxelles e ai risultati che subiamo quotidianamente. Per non parlare della Scuola, dove guardano agli esempi virtuosi stranieri e riescono solo a imitarli male. Come per la famiglia.
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Ahimè dottoressa non lo sono ancora! Lo smantellamento della scuola è l'argomento che più mi preme, avendo quel settore subìto solo pessime riforme astratte, commistioni di discipline e compressione di programmi indicibili. Mi ritengo fortunata ad aver avuto insegnanti e non solo professori, di aver con loro imparato a ragionare - cosa che non si vuole i ragazzi imparino a fare o apprezzare. Leggo sul prosieguo della grave emergenza degli sfollati e non articoli confortanti.
L'ipocrisia di cui tu parli si aggiunge all'individuali smo di cui parlo io ed anzi ti ringrazio di aver aggiunto questo carattere alla mia riflessione. Io vedo questo vizio come una presunzione di perfezione, portato avanti da quanti vogliono mostrare a tutti quello che quei tutti vorrebbero vedere, lamentando poi l'interferenza altrui nei propri affari.
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avatar Michele Tebaldi
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Guarda, la tua analisi mi pare ineccepibile. Un altro elemento da considerare, secondo me, e che è collegato alla perdita del potere del "pater familias", è l'emancipazione femminile. Questo ha portato sicuramente vantaggi alle donne, ma dall'altra ha portato la struttura della famiglia a non essere più centrata intorno alla figura portante del pater. Ne è risultata una struttura più fragile in sè stessa in quanto ancora legata a stereotipi che ormai non reggono più. Con la mia opinione non intendo auspicare un ritorno indietro alla situazione "donna zitta-uomo comanda", lungi da me volerlo... intendo piuttosto che ci vorrebbe una rivoluzione culturale nel modo di pensare la famiglia. Che lo so, è un tantino utopica, visto che almeno in Italia la situazione, come dici giustamente, non aiuta per niente.
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avatar Michele Tebaldi
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e sono d'accordo con Nicole. Più che il "potere", una volta vigeva una cultura basata sul "rispetto". Una volta un "pater familias" era autoritario in quanto veniva rispettato. Oggigiorno... coi giovani che ridono dei vecchi... no comment.......
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Miky sono felicissima di aver ricevuto il tuo commento!! Grazie! In realtà mi hai anche dato una bella idea! L'emancipazione femminile è per me un continuo dibattito. Certo non voglio il ritorno della famiglia patriarcale e ritengo che il valore della donna dovesse essere sottolineato. Tuttavia molti a volte dimenticano la PARITÀ che tanto si voleva ed in alcuni settori, dove si è ragiunta, dovrebbe fermare la lotta dei sessi. Bisognerebbe pensare alla supremazia dell'Uomo e non di uno dei generi. La donna era il collante familiare e ammetto che mi è molto cara l'immagine di quelle donne che lavoravano nei campi, curavano i mariti e i figli e in tutto ciò facevano risplendere la casa! Il valore di quelle donne era insostituibile e strabiliante, mi chiedo se alcune donne di oggi non siano affette dal'individuali smo di cui parlo che renda alcune più disattente al focolare familiare...voi che ne pensate?
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avatar sabrina t.
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oggi la donna altro che nei campi, non lavora più neppure per sparecchiare la tavola. la famiglia, anche qua, si è disgregata ma grazie ai pessimi insegnamenti di chi ha trasmesso ai figli la sensazione mammistica del poter fare tutto, avendo sempre qualcuno che pensa per lui. il focolare, e te lo dico da donna che vede tutte le sue coetanee (anni 26), è un'idea distante, che sognano nei libri ma nella realtà non vogliono sentire, che ricorda troppo il sentore opprimente della famiglia da cui hanno cercato, per una vita, di fuggire. salvo però avere mamma e papà che finanziavano la casa fuori, gli studi, il lavoro, le vacanze, i vestiti, i vizi, eccetera. non serve tanto l'emancipazione femminile totale, serve l'emancipazione dalle dipendenze di comodo.
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La tua ultima frase è non solo davvero bella ma anche molto veritiera, purtroppo non si tratta mai di problemi di stati o categorie ma della società generale ed è sempre effetto di quanto impartito o non impartito dalle istituzioni - non solo familiari - che hanno rinunciato al loro compito più importante.
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