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Le Regole dell'Anarchia

Scritto da Anastasia Lamagna.

All’interno di argomenti a favore del diritto, dell’aequitas e della giustizia, vi è anche un tema da molti meno sospettabile: il pensiero anarchico.

Già l’etimologia della parola, di origine greca, indica un pensiero che mira all’assenza di un governo (deriva infatti da ἀν negativo + ἀρχή). In realtà, per i Greci il termine non indicava un genere di governo, e fu solo William Godwin, secoli avanti, a rivedere il vocabolo in chiave politica come alternativa al potere gerarchico costituito.
La definizione della prima metà del XIX secolo di Pierre-Joseph Proudhon: «L’anarchie c’est l’ordre sans le pouvoir» conferma che il nucleo essenziale del pensiero anarchico consiste nell’annullamento dello Stato. Fin da qui mi blocco e rifletto: è possibile un ordine senza potere? Non è forse il potere un elemento costante della vita umana? Sono anche io d’accordo con la sua accezione negativa, tuttavia sono assai scettica sulla possibilità di una sua eliminazione. Il gioco del potere, del resto, è il preferito e il più umano dei giochi.
Inoltre il concetto di ordine comprende la presenza di regole, e come possono essere tali senza che siano poste – o fatte rispettare – da un potere? Mi si dirà che nel mondo anarchico anche le regole devono venire dal popolo e dal suo intimo accordo, ma ammesso che il popolo riesca ad accordarsi su di esse, il diritto pone le sue norme proprio in base alle consuetudini popolari, quelle regole applicate in modo spontaneo e ritenute doverose dalla gente comune. Ed ogni sistema di aggregazione sociale prevede delle regole. 

Analizzandolo più a fondo, il pensiero anarchico estremizza le concezioni d’uguaglianza e libertà sorte con l’illuminismo francese. Esaspera il concetto di libertà, volendo svincolare il soggetto da ogni sottomissione a un indirizzo di Stato o ad una qualche confessione religiosa, a riprendere la definizione marxista di religione come «oppio dei popoli». Comune al socialismo è anche il fermo credo nella uguaglianza sostanziale, e quindi nell’avversione alla proprietà privata di tutti i mezzi di produzione. Anarchismo e socialismo, avendo in comune la vena insurrezionale e dinamica fecero leva, e ancora oggi la fanno, sulle classi che mai hanno detenuto il potere. Se infatti entrambe le dottrine prevedono una fase violenta, distruttrice dello status quo, ed una ricostruttiva, il pensiero anarchico (con l’eccezione della Comune di Parigi del 1871, definita la prima esperienza anarchica da Michail Bakunin, le rivolte dell’Armata nera in Ucraina e quella di Kronstadt sedate dalla Armata rossa di Trotskij) si trasforma in una corrente più pacifista, fino a pervenire all’ipotesi di una sua instaurazione attraverso riforme graduali. Ma un non-potere istituito con riforme legali, non sarebbe poi, anch’esso, un potere costituito? 

Tra tutti i vari pensieri anarchici succedutisi nel tempo – e in fondo, parlando di anarchia, come si potrebbe immaginare una dottrina unitaria e non piuttosto un’accozzaglia di deduzioni individualiste? – quello che attira più la mia attenzione è quello pacifista. Strano pensare come dalla prima corrente degli Enragès francesi, ovvero gli “arrabbiati”, si sia giunti ad un movimento di pace. Questa corrente un po’ francescana sogna la convivenza pacifica degli individui, e la basa sulla assenza di ogni tipo di rapporto autoritario. Il punto di riferimento è il pensiero di Proudhon, essendo più razionale e denso di idee rispetto all’infantile anarchismo di Stirner, affascinato dall’ego del Superuomo nietzeschiano. Basti appena ricordare l’affermazione di Stirner: «Non ho regole, né leggi, né modelli. Dio, la coscienza, i doveri, le leggi sono delle stupidaggini di cui ci sono stati imbottiti il cervello ed il cuore. Quello che è necessario al tuo Io, conquistalo, se ne hai la forza. Metti la mano su quanto hai bisogno. Prendilo!» dalla quale si evince l’impossibilità di dialogo con una corrente di egoisti boicottatori che sono da sempre la causa dei pregiudizi e dell’immagine associata agli anarchici. Mi preme inoltre analizzare la corrente più seguita dagli anarchici italiani come Malatesta e Pisacane, Anna Kuliscioff, e anche Gaetano Bresci, i quali operarono sulla scorta di un movimento socio-anarchico che non attecchì molto in Italia (dove fa presa solo ciò che segue la corrente maggioritaria, sebbene la gran parte del popolo viva in una sorta di anarchia costante, rotta a tutti gli espedienti e priva di ogni disciplina), e che all’epoca non aveva ancora ben delineato un piano d’azione.
Contrari alla rappresentanza al potere, gli anarchici, tra cui Bakunin, ritengono che lo Stato non abbia interesse alla risoluzione dei problemi, poiché se li risolvesse verrebbe meno il suo ruolo. Ma i comuni, o le associazioni di lavoratori, che per gli anarchici dovrebbero mantenere l’ordine, non avrebbero lo stesso intento? 

L’anarchismo socialista riprendeva il pensiero sulla condivisione dei mezzi produttivi, poiché la loro privatizzazione era all’origine delle disparità sociali e dei conflitti interclassisti. Ma davvero sono solo i mezzi di produzione a rendere tale la classe dirigente? Certo è che la ricchezza spalanca le porte alle sale dei troni, tuttavia per tenersi la seduta occorre una certa abilità. La classe dirigente, perciò, si differenzia per il fatto di possedere delle “qualità di governo” che non sono per forza doti ammirevoli, ma la capacità di mantenere con brogli ed inganni una posizione. Orwell ha mostrato tutto ciò nel romanzo La fattoria degli animali: i maiali non erano forse poveri uguale rispetto agli altri animali? Non detenevano i mezzi di produzione, eppure la loro scaltrezza gli ha consentito di appropriarsi del potere. Inoltre, pur ammettendo che si possano eliminare le differenze sociali, quel tipo di uguaglianza materiale e sostanziale sarebbe un bene per la società? Quale progresso o evoluzione vi sarebbe? E se tutti fossero sulla stessa barca, sarebbe davvero massimizzata la solidarietà sociale?
Senza calcolare che, al minimo cambiamento, si rischierebbe di modificare la “concordia sociale”, e quindi non solo la comunità non dovrebbe mai cambiare, ma dovrebbero esserne esclusi tutti coloro che sono propensi al mutamento e tutti i dissenzienti del potere che sempre vi saranno in ogni regime governativo. E se vi fosse un imprevisto o un pericolo? Allora l’accordo anarchico svanirebbe, cancellato dal
fuggi fuggi individuale! Nessuno si volterebbe indietro a guardare il sogno svanire fino a quando, giunti su una sponda sicura, non sarebbe ormai troppo tardi per guardare gli ultimi fumi toccare le nubi. 

Il nostro diritto persegue invece una forma più pacata di uguaglianza, che preservi le differenze positive sussistenti tra i singoli. Consapevole dell’impossibilità di appiattire, o per lo meno di livellare alcune tra le più evidenti disuguaglianze, riserva a ogni individuo un diverso trattamento che gli si adatti, sfruttando le diverse richieste per evolversi. Come si è visto, il pensiero anarchico presuppone un ottimismo antropologico estremo, Bakunin credeva che la solidarietà fosse già nella natura dell’uomo ma quanti sforzi per la sua promozione sono caduti nel vuoto. L’organizzazione sociale dovrebbe poggiarsi sul libero accordo tra individui, ma «homo homini lupus est», e la conferma di ciò viene dai numerosi esempi di conflitti che sorgono perfino in una serata tra amici: c’è da stabilire chi ha ragione, chi è il maschio alpha! Spesso in contrasto con se stesso, l’uomo è troppo imperfetto non solo per trovare un accordo – se potesse, non avrebbero lavoro i mediatori o i giudici di pace – ma anche solo per rispettarlo. Non esiste più la parola d’onore, l’uomo a doppia faccia persegue i propri interessi e pochi muoverebbero un dito per il benessere della società; quasi nessuno poi perderebbe un proprio vantaggio per darlo a un altro. Non sono pessimista ma riconosco che è l’autoconservazione l’unico meccanismo innato dell’uomo, ed in questo non ci vedo nulla di negativo. L’educazione alla solidarietà e alla convivenza civile è un processo lento e graduale, un processo educativo che permette all’uomo di conoscere ed applicare altro rispetto ai meri impulsi congeniti, e di distinguersi come vivente razionale. Nel combattere ogni rapporto sociale autoritario, l’anarchia arriva anche ad affermare la necessità di rivedere i rapporti familiari, scolastici e lavorativi. Ma come si potrebbero educare i giovani senza la possibilità di stabilire delle regole che diano un’idea del confine che divide la civiltà dal suo opposto? O si dovrebbero inculcare loro le teorie anarchiche e le regole preesistenti cui loro potrebbero aderire? Ma non era il pensiero anarchico contrario ad ogni forma di imposizione? Non era favorevole all’accordo e non al consenso? 

Ognuno dovrebbe quindi riaccordarsi, stabilendo magari nuove regole? 
Vi sarebbe un mutamento ad ogni nuovo nato? La famiglia, la più naturale delle associazioni umane, non potrebbe essere snaturata per delle convenzioni sociali sostenitrici di ideali di pace e libertà, ideali che pure essa persegue. 
Isocrate sosteneva: «La nostra democrazia si autodistruggerà perché ha abusato nel diritto alla libertà e uguaglianza, perché ha insegnato alla gente a considerare l’insolenza come diritto, l’illegalità come libertà, l’impudenza di parola come uguaglianza e l’anarchia come beatitudine». Il pensiero circa l’anarchia certamente è visto da molti come ideale di pace e tranquillità, in contrasto a quel potere mal funzionante ed abusato. Intuendo però un po’ difficile riassestare il potere, gli anarchici pensano alla sua abolizione, non valutando come per ogni tipo di convivenza sociale debbano essere poste delle regole. Le regole potrebbero sì essere accettate dal popolo in modo naturale, però arriverà il momento in cui un soggetto, posto dinanzi alla scelta tra un suo interesse personale e le convenzioni civili, sceglierà l’egoismo, e servirà un potere per ristabilire l’ordine.


Comments

avatar Luciano S.
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L'anarchia ha molte regole all'interno di sé, regole che vengono dettate da uomini di una ipotetica comunità in un'assenza totale di potere gli uni sugli altri. Per questo si può fare a meno del potere costituito da un'entità, ma non si può prescindere da quello che fuoriesce dalle regole stesse. Che alla fine, è un'entità di suo. E ancora più alla fine, non è applicabile ad una specie degenerata come l'uomo, dove pochissimi agiscono per tutti e quasi tutti per sé.
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avatar marco
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quant'è vero! l'anarchia prevede uno 'scatto di civiltà' che l'uomo non possiede. se avessimo in noi la forza (quella sì che sarebbe la forza vera, non l'esibizione di chi ha il missile più lungo e via con le invidie del pene) vivremmo in una società perfetta. l'anarchia sarebbe la perfezione, se fossimo attrezzati per affrontarla.
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avatar patrizia bianchi
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okay luciano, è anche vero, ma molti dei nostri stessi pensieri sono di natura anarchica e di essa non se ne può fare a meno quando si parla di 'società giusta'. che poi sia in termini lati, magari irraggiungibili, ma alcuni gruppi etnici presenti (ancora oggi) nel mondo dimostrano il contrario. prima cosa da dire è che chi ha un animo rigido, burocratico, intollerante o classista non può sapere né apprezzare l'anarchia, quindi ti do ragione e in parte do uno spiraglio di ragione all'autrice, che sostiene bene le sue tesi ma parte da un presupposto di regole che invece gli anarchici possiedono eccome. solo che non stanno scritte su alcun codice eccetto quello dinamico e utilissimo (se venisse davvero adottato) della civiltà. l'associazione anarchia = caos è una pura diffamazione operata dagli stati che si definiscono sovrani sulla pelle di altri, e tende a deviare i contenuti reali. l'anarchia infatti è una somma di: collaborazione, fratellanza, equità, autogestione, quindi libertà, perché forma prima di partecipazione globale. l'anarchia è la vera, unica globalità a cui tendere e proprio per questo faranno sì che non si realizzi mai.
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avatar Marta Fassi
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"L’anarchie c’est l’ordre sans le pouvoir" è una cantonata tremenda: l'anarchia ha una sua forma di potere eccome... e sta nel potere non dettato da un regime militare, da una forza pubblica, laddove la forza pubblica è la coscienza di ognuno. E' anche per questo che risulta non applicabile, ma solo un'utopia.
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avatar Ornella
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Isocrate aveva capito tutto. La democrazia vive di abusi.
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avatar Lorenzo
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Il problema che rende inapplicabile l'anarchia è che l'uguaglianza materiale e sostanziale, nelle comunità, non è pensabile. Già nei gruppi preistorici c'era chi era più abile nella caccia, e accumulava riserve per vivere meglio, affrontare gli inverni, e più a lungo, quindi fare più figli e garantire la prosecuzione della specie. Oggi, che abbiamo molti più mezzi e idee - che ci derivano da quei mezzi e da tutto il pregresso e il progresso alle spalle - la forbice si è anche ampliata: ossia chi dispone di ingegno c'è sempre, e in vari settori; costui, questo ingegno può usarlo a beneficio proprio o a beneficio altrui, ma non può fare a meno, se ha appunto dell'ingegno e se applica quest'ultimo, di trarre (anche involontariamen te) dei beni personali dal proprio ingegno, siano essi in termini materiali che di soddisfazione. La soddisfazione non è una cosa da poco, è ciò che di fatto permette di continuare a credere nella validità dell'ingegno e ne nutre la curiosità. Quindi l'anarchia non può funzionare nel genere umano, a meno che non operi un esproprio continuato e una redistribuzione di mezzi e risorse frutto di sudore, fatica e intelletto altrui verso tutti, compreso chi dell'intelletto non sa che farsene.
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avatar Paolo G.
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Il pensiero anarchico ruota attorno all'accordo reciproco ed è nemico giurato del consenso.
Però c'è un però. Per essere in accordo serve o avere un consenso di base (altrimenti che accordo c'è?), o uno al quale si è arrivati tramite un dibattito. E se si è arrivati all'accordo, ecco che si è arrivati al consenso. Che non è il "consenso al potere" che gli anarchici osteggiano, però è il consenso a una forma di potere non detta, implicita, che viene accettata come tale.

Per quanto incoerente e inapplicabile, come ideale è meglio delle dittature dichiarate e delle "dittature democratiche" che infestano il mondo. Peccato che abbia fallito dovunque e, oggi, SERVE, è ottima per due cose:
- incanalare il ribellismo giovanile (e non), in una forma di protesta contro tutti i tipi di autorità costituite
- giustificare azioni di distruzione, attentati, saccheggi, disastri e sovversioni da parte di governi fantoccio e mass media. Tutti i giorni sentiamo dare la colpa di qualcosa agli anarcoinsurrezi onalisti, una categoria che non esiste più da decenni ma con la quale ancora stordiscono il popolo bue.
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avatar Marco Vagnozzi
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Ho qualche appunto da fare su alcune citazioni. Orwell aveva un pensiero socialista di tendenze anarchiche, ed Animal Farm non è una critica alle forme egualitarie dell'anarchismo, bensì alle imposizioni totalitarie del socialismo reale stalinista. Basta leggere Soviet Marxism di Marcuse per capire che tale socialismo aveva un impianto burocratico del tutto simile a quello di uno Stato occidentale estremizzato, ed un sistema industriale e bellico tale da meritare a pieno titolo la definizione di "capitalismo di Stato". Dunque più una perversione del socialismo e un'antitesi dell'anarchismo.
In secondo luogo, la società anarchica è possibile, e si è di fatto compiuta, in popoli di grande interesse antropologico, come mirabilmente spiegato da Pierre Clastres negli studi di alcune tribù del Sudamerica. Essendo questi popoli nettamente più vicini allo stato di natura, la loro esistenza di per sé mina alla base la teoria hobbesiana e fa piuttosto pensare alla visione di Rousseau di un'umanita' nata libera e armoniosa e finita in catene. L'uomo è homini lupus, semmai, nel mondo arrivista e concorrenziale di oggi, o nel mondo devastato dalle guerre e dalle conquiste che Hobbes aveva davanti a sé. Se fosse stato scritto in un altro momento è in un'altra parte del mondo, il Leviatano probabilmente avrebbe sostenuto tesi ben diverse.
Non credo che, in un mondo come quello attuale, sia possibile una società anarchica, ma non per la natura umana, bensì per la completa perversione antropologica che abbiamo subito. Il maschio Alpha non è una conseguenza necessaria dell'evoluzione umana, ma una distorsione della società sessista e fallocentrica. Esistono realtà matriarcali, non soltanto tra gli umani. Non tiriamo in ballo la natura, ma torniamo ad una sana critica storico sociale delle condizioni di vita e dei modelli sottesi al nostro mondo.
Probabilmente, in questa follia autodistruttiva di cui siamo preda, un giorno capiremo, forse solo con una catastrofe, che dall'auto-organ izzazione di cui parlano certi autori anarchici ci sono molte cose da imparare. Per il momento credo che si preferisca delegare per la comodità e il mantenimento dello status quo, o perché come diceva Gaber, odiamo il potere soltanto per invidia. Se iniziassimo a cancellare la parola "potere" e sostituirla con autorità e autorevolezza, la stessa che nelle società arcaiche o in alcune tribù si attribuisce per esempio ai più anziani ed esperti, noteremmo che una società senza un Governo è possibile. Non è possibile, per contro, una società senza leggi, ma quest'ultima non sarebbe neppure etimologicament e "anarchia", quanto piuttosto "anomia", assenza di nomos.
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avatar Maurizio Valli
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Bravo Marco, è giusto far notare come anche certe società tribali, che non sono ottenebrate dalla follia "evoluta" della cultura del consumo, abbiano realizzato perfetti modelli di anarchia. Il guasto è nella perversione che quella cultura del progresso e del possesso ha portato, solo che quella cultura è possibile grazie alla contaminazione dei valori da parte di chi? Di altri uomini, della maggioranza di loro. Contro cui non è difficile andare: è impossibile. La follia di cui parli è sotto gli occhi di tutti, e azzera il discorso fatto dall'autrice, ma autorizza anche a credere che un giorno, scomparse le poche tracce tribali e zittiti gli esempi di dissenso dal "pensiero unico", dell'anarchia come sistema di equilibrio perfetto non resterà alcuna traccia... e tutto a causa degli interessi privati. Cioè quanto una società giusta dovrebbe insegnare a sconfiggere. Il potere visto come autorità degli anziani è corretto, è anch'esso sano, solo che immagino capirai quant'è facile confonderlo con altri tipi di autorità... e ancora per ragioni strumentali private.

Ps: Gaber, "se io fossi dio" (cit.) lo farei tornare.
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avatar mattia
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gli anarchici ritengono che lo stato non abbia interesse alla risoluzione dei problemi. be', lo stato e chi lo rappresenta ha sì interesse alla risoluzione dei problemi, purche' siano i suoi. e lo stato corrisponde alla gente che ne rappresenta la figura, i dirigenti, la marmaglia di privilegiati che lo guida, ma anche tutti gli altri, dai loro parenti ai delinquenti che hanno al servizio (burocrati, passacarte, prestanome, mafie, sindacati, associazioni eversive piu' o meno note, servi che tornano utili quando c'è da votare, clienti), fino ai privati cittadini, che dallo stato si chiamano fuori ma ne fanno parte loro malgrado. quindi, per individualita' dei problemi, tutti sono interessati a risolvere i propri e l'anarchia non puo' avere compimento.
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avatar pierangelo
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molto leggo di giusto, ma apprezzo più di tutti i commenti di marco vagnozzi e di maurizio valli, che inquadrano benissimo la questione. anche lorenzo e paolo g, nella loro disillusione un po' realista e un po' malinconica, danno una visione. però vorrei ricordare a tutti che l'anarchia è la sola via che può dare all'uomo la dignità totale. togliamoci dalla testa che anarchia sia sinonimo di teppaglia, di guerriglia, di rivoluzione, di tutti quegli stereotipi errati e montati ad arte da chi si serve di essa (come dice paolo g.) e vediamola per ciò che è nel concreto: niente apocalisse delle regole, niente vandalismo, niente uomo libero di essere selvaggio e istintuale, ma il trionfo dell’uomo civile in quanto uomo, non servo di un potere! l'anarchia infatti non è disintegrare uno stato ma conquistare pienamente la propria coscienza. il mondo non deve essere regolato da una serie di apparati burocratici né dalle istituzioni sociali ma dalla comunità e dalla collaborazione reciproca. l'anarchia è vero che esige una disciplina dura ma è una disciplina serena, perché non demanda a funzionari ed essendo il potere esercitato da tutti in modo interiore -spirituale- azzera quindi l'invidia, la gelosia delle capacità e dei beni altrui. anche la giustizia, nell'anarchia, è una legge superiore, per questo non può essere violata (come nelle tribù che cita marco vagnozzi) e non esistono ritorsioni, vendette, dissensi, perché l'aspirazione è il bene collettivo e a quello si pensa. okay, il comunismo marxista è irrealizzabile, poiché la ragione non può arrivare a distribuire tutto a tutti al punto da rendere obsoleto lo stato e le sue funzioni, però è solo nell'anarchia come intesa qui che avrà sede lo scopo dell'umanità: la fine della sofferenza, la salvezza dello spirito, l'armonia con il mondo e con tutti i suoi abitanti. e non venitemi a dire che è una cosa poco civile: è, come dicevo all'inizio, la conquista autentica della dignità.
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avatar Alessandro
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pari-pari a quello che penso anch'io. partiamo dal fatto che un mucchio di gente non sa nemmeno cos'è l'anarchia e pensa che sia andare in giro con un simbolo che giustifica il poter fare e dire tutto quello che gli va, senza autorità a ricordargli che vivono a contatto con altri individui: l'anarchico vero non rifiuta il concetto di regola, e questa è una cosa che non ho sentito da nessuno, solo pierangelo la sottintende (e correttamente). l'anarchia è il rifiuto di ogni imposizione morale e di regola quando la regola viene da una sede che non è la sensibilità comune, che è data da una istituzione che mangia, si nutre, prolifera, si riproduce e lucra a danno di tutti e a vantaggio di pochi. le serve un'adesione volontaria e consapevole e per questo l'anarchia fa una PAURA PAZZESCA a chiunque, benpensante o educato a obbedire alle regole inventate da altri per scopi che tutelano non la cittadinanza ma, appunto, altri (una cerchia di pochi, che delle regole se ne infischiano perché hanno chi può interpretarle o riscriverle a loro piacere). anarchia è democrazia diretta e mandato imperativo nel rispetto della ADESIONE VOLONTARIA (ripeto: volontaria) e quindi disinteressata ad ogni tornaconto personale al manifesto dato dalle regole, ebbene sì, dalle regole di comunitarismo non scritte, ma che per quanto non scritte sono le uniche che contano.
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avatar Dario De Vita
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Eh no signori, "il nostro diritto persegue invece una forma più pacata di uguaglianza, che preservi le differenze positive sussistenti tra i singoli" e poi un fervorino contro l'anarchia non va bene. Anch'io dissento. Essere anarchici porta a essere estromessi dal pensiero del "partito della legge" che si fa presto "partito del pensiero unitario" e infine "partito della nazione" - il sogno, neanche tanto proibito viste le premesse, della partitocrazia attuale, identico a quello di Mussolini - ma se porta a questo, allora è essere coscienti della propria posizione. Intanto, l'anarchia è quello che ha detto Pierangelo, parola per parola, sillaba per sillaba - lo ringrazio per la chiarezza espositiva, così come ringrazio Alessandro e Marco Vagnozzi -, in più c'è da dire che in fatto di egualitarismo la società che l'articolo difende è il peggio del peggio che l'umanità abbia prodotto. Una società dove le azioni veramente sane e dovute sono impedite da inetti e incapaci di ogni tipo al governo. Volete un esempio? Bene: prendiamo le inondazioni, i terremoti, le calamità di questo periodo e che stanno su tutti i giornali. Cosa fai se resti in mezzo a tutto ciò? Ti rimbocchi le maniche o chiami i disastri umani della protezione civile, gli imprenditori che rodono pensando agli affaroni che li aspettano e i rappresentanti dei governi che non ci sono mai, per nessuno, salvo però fare sedute chilometriche per salvaguardarsi i privilegi? Dicevo: prendi la pala, i mezzi che hai e aiuti sia te stesso che gli altri, perché solo questo conta, al lato pratico. A risolvere i guai che capitano agli uomini sono sempre gli uomini stessi, non le istituzioni, bisogna ficcarselo bene nella zucca!! Non c'è nessuno Stato - nella forma istituzionale di norme, leggi ed enti, e quindi rappresentanti delle norme e delle leggi e degli enti - che lavori per i cittadini. No, lo Stato lavora per la proliferazione degli apparati che lo alimentano e che ne rendono perpetuo il dominio sulla cittadinanza, la quale è tenuta a obbedire, a versare tributi, balzelli e tasse di ogni sorta, salvo amministrarle con criteri sconsiderati e non esserci mai (la storia, ragazzi miei, studiate la storia contemporanea!!) nelle occasioni di vero bisogno. Il terremoti in Irpinia, quello dell'Aquila quello in Emilia, i macelli causati dalle esondazioni a Genova, nel cuneese anni fa e avanti così: lo Stato non c'è mai stato, è andato a fare vetrina, a fare i suoi discorsi e le sue belle promesse di marinaio, come per gli attentati di mafia e per l'onestà nelle istituzioni. Tutte fandonie, ma fandonie calcolate secondo ciò che ho esposto poco fa. L'anarchia invece crea una catena di solidarietà senza che nessuno dica - anzi, imponga!! - ai cittadini di fare qualcosa che stabilisce un graduato dell'esercito, un ufficiale delle protezione civile, che non hanno mai toccato una zappa o uno strumento di soccorso (ed è un esempio tra centinaia che potrei fare). Tutto questo dai giornalai e dai tele-complici dei furfanti al governo non viene descritto con le giuste parole ma viene spiegato con l'efficienza dello Stato, la macchina dei soccorsi che si attiva e rimette a posto le cose, quando invece è anarchia di tipo spontaneo. L'anarchia fa parte dell'animo umano in quanto moto spontaneo di sostegno reciproco, ed è innegabile sia dai titoloni di quelli che cantano osanna agli "eroi dello Stato" arrivati sempre tardi, sia dagli articoli che celebrano la vittoria del pensiero borghese. Date uno sguardo a cosa sa fare la gente, e a cosa uno Stato non sa spegnere: https://www.youtube.com/watch?v=R05LYVkgUHc
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avatar Anastasia
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Leggo che molti di voi vedono come me l'anarchia ben intesa come un'utopia. Parlo di "anarchia ben intesa" perché hanno ragione coloro che sottolineano la differenza tra ciò che sembra pregiudizialmen te tale pensiero e ciò che esso è. Anche a me i commenti di Marco e Maurizio hanno trasmesso molto. In effetti il mio articolo era europeista e poco attento a quei tipi di comunità che sono talvolta più progrediti e dovrebbero essere esemplari. Non so se potremo mai riuscore nella jostra civiltà-distruttrice -come alcuni di voi l'hanno definita- a disringuere nella prassi l'accordo dal consenso (la cui riflessione a riguardo nei commenti mi ha ispirata) o i vari generi di potere. Mi premeva evidenziare come l'anarchia pure possieda delle regole e sia predisposta per il benessere della comunità, come il diritto, tuttavia la perversione del pensiero anarchico segue quella di tutte le altre regole della società, pensate alle regole della religione o della giustizia o a qualsiasi altra e ditemi se questa società non sembra sempre più intendere la libertà come libertà da ma non come libertà per, l'uomo non sfrutta la libertà per fare qualcosa ma la conquista per dire di averla e soprattutto stancandosi poi di un mondo senza regole (si pensi al successo in Europa oggi di pensieri sempre più forti). Le regole quale impatto hanno su di noi?
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avatar Maurizio Valli
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L'impatto che hanno le regole su di noi è positivo se sono svincolate da quella che è la natura di cui ha detto nel suo commento Dario De Vita. Altrimenti, è negativo.
l?europeismo è uno di quegli esempi, completamente al negativo. Regole imposte per tutti, da chi non sa neppure con quali realtà sta parlando, né le stratificazioni sociali all'interno di essi, né ancora le esigenze/bisogni di quegli Stati. No, decisamente l'Europa com'è organizzata nella UE odierna è il mostro per antonomasia, il supremo ente burocratico. Vade retro.
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avatar Anastasia
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Sono d'accordo con te sul fattto che l'Europa imponga a Stati molto diversi tra di loro delle norme che molto spesso non tengono conto della stratificazione sociale dello Stato menìmbro in questione. Però mi chiedo se sia solo colpa della carenza democratica da sempre connaturata all'Unione o se sia anche menefreghismo degli organi statali che non si preoccupano di modificare quelle direttive e le attuano senza interesse e cura, esaltando il loro adoperarsi ad assecondare l'Europa come se avessero appena salvato la vita al Paese.
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avatar Anastasia
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Dario scusa ma per diritto intendevo la giustizia di cui ho parlato nei precedenti articoli, per il resto e soprattutto per la tua condanna alla politica che fa vetrina sopprimendo il poco di buono che forse vi è ancora. Anzi rongrazio tutti coloro che intendono l'anarchia come regola spontanea e democrazia diretta, forse così alla prova farà meglio di quanto fatto prima e di quanto realizzato da altri pensieri messi nella pratica.
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avatar Dario De Vita
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Anastasia, ho capito che intendevi la giustizia ma vedi, il diritto mette l'anarchia sul banco degli imputati quando invece dovrebbe capire che è l'unica salvaguardia che esso ha, perché dà origine e tutela regole salutari, fatte a misura per il collettivo e di riflesso per il singolo; regole che, come ho spiegato, sono accettate scientemente. La autentica anarchia - non quella cosa oscura, violenta, in odor di black bloc, come insiste a dipingerla il potere che teme la consapevolezza che essa crea - è il solo sistema di regole naturali che garantiscono il diritto alla libertà e alla salvaguardia sociale di tutti. I suoi modelli sono evitati proprio per via della presunzione di politici, legislatori, informatori e clero, che hanno interessi diametralmente opposti. D'altra parte la burocrazia è ostile alla civiltà, mi tocca ripetere ancora "studiate la storia, imparate dagli esempi": l'impero romano si disfa perché reso burocratico nella enorme divisione dei suoi apparati, ormai incontrollabili; l'impero austro-ungarico della grande letteratura, delle scuole di pensiero, del culto del bello, dei re, della estetica, si è disintegrato da solo a causa della burocrazia interna alle gerarchie, ai militari, ai soliti apparati creati per mantenere uno status quo destinato, in ogni caso, a crollare miseramente. Così sarà anche per l'orrore della European Union, tra pochi anni, perché basata su una presunta centralità che distribuisce regole e incapace di ciò che l'anarchia ha per scopo supremo: la solidarietà, il mutuo soccorso, il sostegno reciproco, la fratellanza. E quindi, la garanzia dei diritti fondamentali dell'uomo.
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avatar Anastasia
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Gli esempi che hai arrecato sono validissimi, anche io condanno l'estenuante burocrazia e la mancanza di contenuti e princìpi veri nella società odierna. Il surplus di regole esclusivamente formali e puntigliose ha diseducato la gente portandola non solo a sentire le regole come soffocanti e ad invocarne la totale abolizione (da qui forse l'onta discesa sul pensiero anarchico), ma a cancellare tutti i valori di cui ci si voleva fare baluardo. Che la si voglia chiamare diritto o anarchia quel che dovrebbe importare è una consapevolezza cittadina di quei valori che si voglioniìo inculcare quando la gente dovrebbe già condividere ed applicare senza coercizione.
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avatar Luca Crivelli
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Pierangelo prima, Dario De Vita poi hanno detto il mio pensiero. Lectio magistralis sulle ipocrisie della società: grazie. E' confortante sapere che certe idee sono ancora vive. Credo farò la tesi sull'argomento sollevato da Dario. Quindi doppio grazie.
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avatar alfonso
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premetto: qualunque cosa io dica, sarà inferiore a quelle dei sig. dario de vita e pierangelo. non sono un intellettuale e dovrei stare al mio posto ma leggo che 'il pensiero anarchico presuppone un ottimismo antropologico estremo' e non è corretto.
l'anarchismo non ha un pensiero positivo o negativo. rigetta le forme coercitive di stato come 'dispensatore di regole e di forza passiva esercitata contro i popoli e a loro danno' (non esiste una regola o una forza di tipo coercitivo utile al vivere civile), ma ne ha di sue che servono a raggiungere il massimo stadio di serenità dei gruppi e perciò dei singoli attori.
bakunin non era né un pazzo né un ingenuo sognatore.
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avatar Anastasia
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Scusa Alfonso, apprezzo tanto il tuo commento e molto di più se non sei un intellettuale. Qui non ci sono "posti" e puoi sempre esprimere la tua opinione per la quale ti sarò grata ogni volta e non solo io: ogni parere arricchisce la conversazione. Secondo me il fatto di credere che la società possa concordare delle regole per vivere senza apparati burocratici e senza la morsa punitrice dello Stato e qualsivoglia forma di coercizione per me presuppone della fiducia nelle persone. Vediamo ogni giorno come sia difficile trovare un accordo grazie ai miliardi di citazioni in giudizio e far reggere la convivenza civile sull'accordo resta una sfida molto ambiziosa per l'umanità a mio avviso. Come pensi si possa rigettare la coercitività statale?
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avatar Giorgio Corbellini
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Articolo che dà molti spunti ma parte da un cliché: l'anarchia è inapplicabile, e serve un potere per stabilire un ordine.
Era il pensiero borghese che dominò la scena per tutto il XX secolo e vedo che oggi più che mai i critici dell'anarchia descrivono il movimento ricorrendo agli stereotipi negativi o agli esempi falliti.
Le domande infatti sono sbagliate fin dal presupposto: non si dovrebbe inculcare ai giovani le teorie anarchiche e le regole preesistenti cui loro potrebbero aderire. Le regole sono regole spontanee (come hanno illustrato molto bene i commentatori che mi hanno preceduto) e per quanto severe facili da accettare per chi vuole realizzarsi civilmente. Il diritto, inoltre, sarebbe di tutti, con aggiunto un valore di armonia che viene dalla mancanza di imposizioni con scopo lucrativo da governi, dittatori, aristocrazie, regnanti e chi più ne ha più ne eviti.
Poi: ma non era il pensiero anarchico contrario ad ogni forma di imposizione? Esatto. Il pensiero anarchico non ha la minima traccia di imposizione, se non l'accettazione voluta di quelle regole istintive ed intrinseche della mutualità tra individui, l'égalitarisme tanto sponsorizzato dai francesi.
Terza istanza da rigettare: l'anarchia non era favorevole all’accordo e non al consenso? Infatti. Ne hanno parlato con grandissima proprietà nei loro interventi coloro che mi hanno preceduto.

Inutile ritrarre gli anarchici come schiere di facinorosi e "indignados" che deturpano i beni pubblici, o saccheggiano i supermercati, occupano abusivamente, creano scompiglio generale. L'anarchia è una forma di espressione pacifica, antigovernativa e contraria al compromesso egoistico. Che poi questo sia alla base di quasi tutti i rapporti odierni, è problematica nota da secoli.
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avatar Nicholas
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Il pensiero anarchico è affascinante e ammetto che prima d'allora non lo avevo appeofondito. Credo però che rientriamo nel campo della pura utopia, in quanto una società armoniosa nella quale si è uguali va contro la natura umana. È come tentare di contenere un gas dalla pressione pazzesca in un esile contenitore, prima o poi qualcuno cercherà di prendere il comando e instaurare nuove classi dominanti. Il nostro processo di autodistruzione è un processo dal quale non si tornerà indietro, è inevitabile.
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avatar Anastasia
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Giorgio purtroppo l'inapplicabili tà dell'anarchia non è un presupposto da cui sono partita ma è la conclusione di un indagine su quel pensiero comparato alla società occidentale odierna. Il presupposto dell'anarchia è un consenso spontaneo a regole di convivenza ma la spontaneità nell'uomo ha ben poco di pacifico e solidaristico! Come attualmente ci si sta ribellando ad un sistema sbagliato chi può dire se alcuni non troveranno poi sbagliato il sistema anarchico? Le variabili da prendere in considerazione sono molte ma la più importante è a mio avviso la tendenza dell'uomo non solo a quell'autodistr uzione di cui molti di voi hanno scritto - che per me è più egoismo di alcuni portato all'estremo menefreghismo delle conseguenze. L'accordo resiste in piccole ed omogenee società.
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