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Cos'è Il Diritto – Nella Naturalezza Quotidiana

Scritto da Anastasia Lamagna.

Sempre più cresce l’incomprensione tra diritto e cittadini, e di ciò non mi stupisco.

Chi non sarebbe confuso tra tutti quei nomi, gli articoli, i libroni e i codici? Credetemi tutto ciò mette in difficoltà anche i cosiddetti “cervelloni”. Chiunque si sentirebbe un poco smarrito ed estraniato pensando a ciò che il diritto è oggi.
Vorrei però si ritornasse ai tempi del culto del diritto, quando nelle aule di tribunale si faceva la storia per tutti, quando l’entrata in vigore di una legge era un evento certamente più noto di quanto lo sia oggi.
E allora torniamo nel passato a indagare la vera natura del diritto.
Il baratto è una pratica antica famosissima, un tipico esempio di do ut des, dove un soggetto fornisce all’altro due pesci in cambio di una balla di grano. Al grano si sono poi sostituiti i soldi e quindi è nata la compravendita. Ma perché era nato il baratto? In primo luogo, per il soddisfacimento di un’esigenza. Dunque il diritto, che ha portato alla definizione di compravendita, non ha forse lo stesso scopo? Rendere la vita più semplice, appagare i propri bisogni è – o meglio era – lo scopo del diritto. Forse i più audaci si chiederanno: “Ma se il baratto era nato così, naturalmente, che bisogno c’era di modificarlo, di cambiargli nome?”. La risposta risiede nella mutevolezza dell’uomo e nella progressione del diritto come di tutte le cose. Anche il diritto, come la nostra realtà doveva diventare più complesso, voleva migliorarsi, evolvere per assolvere meglio la propria funzione e dare più comfort (e anche perché due pesci non equivalgono a una balla di grano). Così come si esagera nel raggiungere un ideale, forse anche il diritto è andato al di là dei bisogni, perdendosi. 

La maggior parte dei non giuristi pensa al diritto come a una matassa ingarbugliata di fili senza utilità. Ma se quest’arte si è nascosta tra migliaia di parole e centinaia di leggi, ciò non significa che non abbia più lo stesso scopo. Per fare qualche esempio, ogni mattina qualcuno compra il giornale, oppure un cornetto ed un caffè nel primo bar sotto casa: quello è un contratto di compravendita che presuppone in diritto elementi e condizioni che tutti quanti danno per scontati, eppure è naturale compiere quei gesti, ed è soddisfacente. Se dicessi che nel diritto quella azione presuppone, tra le tante cose, che si abbia la capacità giuridica e quella di agire, che si corrisponda un prezzo per il bene e che tale prezzo sia equo, che il venditore sia in possesso del bene e lo trasmetta, che si attesti tale contratto nella forma prescritta dall’ordinamento (lo scontrino), non sarebbero cose risapute?
Anche nei rapporti familiari il diritto è essenziale: per i matrimoni e per il testamento dei propri genitori, o per regolare i rapporti con i figli, e anche senza conoscere tutte le norme a riguardo alcuni di voi si sposano o si dividono un’eredità, o educano i propri figli tranquillamente. Il diritto serve per qualsiasi azione dell’uomo ed è connesso con la nostra vita e i nostri bisogni, dal più elementare di fare la spesa a quello più emotivo del matrimonio, e per questo sarebbe importante una
cultura del diritto che, purtroppo, pare sempre più rara – nonostante aumenti ogni anno il numero di avvocati in circolazione. Non sto chiedendo di andare a far colazione con lo stesso animo di quando si compra casa. Per cultura del diritto io intendo una coscienza del vivere civile che ci accompagna in ogni momento nei rapporti con ciò che sta attorno. Basterebbe sapere che le leggi esistono quando si va in edicola, quando si rimproverano i bambini, quando si lasciano i propri oggetti in albergo, ma anche senza nomi tecnici basterebbe sapere che la Legge è perfino nelle piccole cose, ed è proprio riguardo ad esse che funziona meglio. 

Eppure, il culto del diritto non si limita a questa mera consapevolezza, è un culto della legalità e del rispetto quello che intendo.
Kant esplicava bene il concetto affermando che il diritto di ciascuno si interrompe nel momento in cui inizia quello di un altro, egli riprendeva la dottrina romana sul
neminem ledere, principio dei nostri antenati degno di memoria, come dovrebbe esserlo anche il culto del vivere civile di cui parlo. A quell’antico concetto vorrei che si pensasse quando si pronunciano le parole cultura giuridica, poiché esso comprende il non attraversare con il rosso e il farlo solo sulle strisce pedonali, il rispettare la fila ad un ufficio o in un negozio, il non spintonare gli altri quando si cammina per strada o lo scusarsi almeno. Tutte queste regole non hanno lo stesso valore giuridico delle norme, tuttavia sorgono da una moralità e da un’etica che l’uomo possiede ontologicamente, poiché egli stesso ha creato il diritto a tutela del giusto, e nel concetto ampissimo di giustizia rientrano anche queste “inezie”. 
La cultura del diritto non è tipica solo di avvocati, magistrati e – come molti diranno – politici. La vera cultura del diritto è questo rispetto per la norma che presuppone il rispetto per se stessi e gli altri, dato che tali norme nascono da noi e per noi, senza distinzioni ad personam. Va osservato che alle volte, gli operatori del diritto, non rendono così semplici i fatti: la passione e gli studi ci portano a complicare una matassa che pochi vogliono sbrogliare. Ma i cosiddetti paroloni, dal momento che fanno parte di ciò per cui e di cui viviamo, diventano per noi inscindibili dalla materia. Fatichiamo così tanto per impararli che una volta appresi non riusciamo a tornare spesso all’origine.

Molti guardano ai giuristi come a perfezionisti spocchiosi che camminano con la 24h al braccio e la puzza sotto al naso: i pregiudizi categoriali fanno purtroppo parte della società. Non nego che troverete quel tipo di giuristi, per molti altri però la conoscenza non è fonte di vanto ma strumento a disposizione degli altri. E poi tutti potrebbero comprendere il diritto. Non parlo di quello processuale o amministrativo, bensì di quello necessario alla vita quotidiana. Non credo, infatti, che l’utilità dei giuristi verrebbe meno se anche i
non esperti capissero almeno i concetti essenziali, magari di una propria vicenda giudiziaria. La variazione di linguaggio potrebbe far intendere come il diritto non sia solo strumento del potere, né una entità mistica che fa un po’ quel che gli pare.
È bene dividere il diritto formale e strumentale, quello che serve a condurre i processi e ad assolvere il proprio ruolo di difensori delle parti, e quello essenziale, ovvero il nucleo di princìpi costituito dalla prassi del vivere quotidiano. Il nucleo essenziale è semplice: non occorrono grandi parole o ragionamenti, non una conoscenza pregressa della materia, poiché esso si basa su concetti pratici quali volontà, capacità, proporzionalità.
È il diritto procedurale che occorre ai soli professionisti, quello che li rende così indispensabili, nonché – a mio avviso – delle capacità innate che la categoria dovrebbe avere: puntualità, integrità, competenza, perseveranza, logica, eloquenza, conoscenza.

Ora, dubito che tutti inizierete a interferire con il lavoro dell’avvocato o del magistrato con alcune conoscenze basilari del diritto, ma sarete più consapevoli di quel che vi circonda e più cittadini nel senso più onorevole della parola.
È per tali fini, per un più responsabile e giusto vivere assieme che occorre dialogo tra esperti e non: per responsabilizzare il cittadino sull’importanza del suo ruolo nella società, per far sì che non si abbatta e non si sconforti, ma che si informi e si moralizzi (e credo che anche numerosi esperti dovrebbero farlo). Tuttavia il diritto è di tutti, e tutti possono acquisirne conoscenza o fare riflessioni a riguardo. Viene da chiedere, a un pubblico più o meno attento: vi sembra solo una bella favola, o credete alla naturalezza e alla spontaneità delle regole e delle norme?
Il giuridico vi pare ancora così distante dalla quotidianità?

Comments

avatar Siro
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Il principio del "neminem ledere" credo sia il più calpestato della storia della Legge, nella Penisola. Però sono favorevole al suo istituto, che è uno dei fondamentali su cui si dovrebbe imperniare ogni sistema di uomini che rispetta altri uomini.
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avatar Livia
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Molto vero. Anch'io sarei favorevole, a dispetto delle difficoltà che si incontrerebbero.
La materia è scottante, però.
Chi gode di grandi diritti non vuole cederne, perché si sono tramutati in privilegi.
Chi gode di scarsi diritti ha poca fiducia che chi ha quei privilegi se li possa voler togliere un giorno.
Date queste premesse, la riflessione della dott.ssa Lamagna è impeccabile.
Il ragionamento sui linguaggi non fa una piega. C'è anche l'ironia, che nei trattai giuridici non si trova mai.
Le capacità della categoria (puntualità, integrità...) ci vorrebbero in tutti i professionisti.
Oggi non se ne trovano quasi più, è grave però se vengono a mancare in chi lavora nel campo legale.
Sia benedetto il dialogo tra esperti che qua si ipotizza.
Molti di loro purtroppo -- l'ho osservato più volte -- non si abbassano a parlare con la plebe.
Sul rispetto delle regole, il rosso ai semafori e trallallà, quanto c'è da lavorare signori miei.
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avatar Andrea Mori
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C'è da lavorare perché la verità fa male, dà fastidio. Quando ti sbilanci, pensano in tanti, o voli o precipiti.
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avatar Giancarlo De Rosa
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Per essere CITTADINI nel senso vero e onorevole della parola bisognerebbe prima roba staccare la spina ai matti che ogni volta tornano a votare la classe dirigente che ci ha tolto il futuro e ha spogliato via via anche la legge per piegarla alle sue esigenze.
Per essere CITTADINI dovremmo avere fiducia in quella che chiami FAVOLA, perché la spontaneità delle norme è quella e non ce la possiamo inventare: viene automatico darsene, scriverne, stabilirne in tutte le epoche e tipi di società. Anche nella perfetta anarchia ci sono regole, che magari sono non-scritte, sono regole collettive, ma regole sono e restano. Una forma di diritto riconosciuto esiste in qualunque comunità. La nostra, tecnologicament e avanzata, sta facendo saltoni all'indietro. Un sano recupero della coscienza e dello spirito del diritto farebbe un sacco bene!!
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avatar aldo
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e come si fa a staccare la spina a quei matti? c'è chi ragiona col proprio tornaconto e non vede altro. se le classi sociali meno fortunate hanno qualcuno che gli sistema il parentado, secondo te, anzi secondo voi, vanno a votare quelli che gli dicono che si deve cambiare tutto, tornare all'onestà e alla pulizia della giustizia?
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avatar elisa
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il giuridico non è affatto distante dalla normalità, è la normalità ad essere lontana dal giuridico... almeno da noi :-)
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avatar Federica M.
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Molto ben fatto anche questo articolo. Considerazioni strutturate in modo lineare, coerente, mai banali nel loro sviluppo. Non posso che tenere il pollice alto e ringraziare per l'iniziativa. Non è per niente comune e nemmeno semplice portare avanti un discorso su una materia complessa come la giurisprudenza e il diritto, forse la più spinosa e violentata delle sue branche. E' però una branca umanissima e poterne leggere è un regalo. Grazie.
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avatar Daniele
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Altroché se è violentata, la materia!!
Avete mai visto dieci persone a un semaforo attendere il verde? Non lo fanno in auto, non lo fanno a piedi, non lo fanno neanche alla guida di un tram.
Avete mai visto i furbi che non rispettano la fila? Posso andare avanti e riempire sei pagine.
Quindi tutto giusto quello che dice l'articolo e io sono di quelli che ai semafori e dovunque ci sia da rispettare un codice di comportamento [anche interiore] lo rispetto, ma il 99,9 periodico % degli italiani, se può, sgama. E dire il contrario è abitare sulla luna.
E qua chiedo alla redattrice dell'articolo: come far cambiare indole agli italiani? Le parole non bastano, ma non bastano nemmeno le sanzioni. Qual è il rimedio?
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avatar dario s.
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più che nei libroni e nei codicilli, il diritto si è perso nella quantità di garbugli che certi ''legulei'' hanno importo come regola.
domandiamoci perché in italia abbiamo più avvocati che in tutti gli stati uniti d'america, piuttosto.
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avatar Simone
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No, scusate... l diritto è stato una materia somma e utile finché è stato semplice. Ma non voglio dire semplificativo, no, perché è giusto che contenga tutte le visioni e le sfaccettature, voglio dire semplice come interpretazione: non ci deve essere possibilità di fare ciò che viene fatto oggi, dove un articolo ha un'interpretazi one uguale e contraria secondo chi lo attiva o lo subisce. Questa è origine di disparità e di ingiustizia. Di azzeccagarbugli ne abbiamo già abbastanza, eppure il discorso che fa Dario, sulla quantità di avvocati, è pertinente.
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avatar mariagrazia
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più che esatto. la complessità fa perdere coesione e razionalità. il diritto deve essere una cosa razionale ma dinamica, per tene conto di tutte le assonanze e le singolarità. invece diventando complesso ha perduto la sua funzione primaria.
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avatar Mario Rizzo
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Visto rivisto letto riletto. Piaciuto assai.
Però a chi l'ha scritto dico, insieme alla gratitudine: "qualcuno compra il giornale, oppure un cornetto ed un caffè nel primo bar sotto casa: quello è un contratto di compravendita che presuppone in diritto elementi e condizioni che tutti quanti danno per scontati, eppure è naturale compiere quei gesti, ed è soddisfacente", siamo sicuri? A parte quelli che pagano poco e male e vorrebbero potendo non pagare mai, dico che in tanti di quei contratti c'è carenza da un lato e dall'altro. Parlo dei beni imperfetti, o dei beni corrotti (non sempre il bar mette in vendita cornetti freschi!) che il diritto garantisce come perfetti o incorrotti e invece non lo sono.
Poi: "che si corrisponda un prezzo per il bene e che tale prezzo sia equo, che il venditore sia in possesso del bene e lo trasmetta, che si attesti tale contratto nella forma prescritta dall’ordinamento (lo scontrino), non sarebbero cose risapute?" sono sì cose risapute ma lo scontrino lo fa uno su dieci e quello che lo fa, talvolta ci batte sopra 60 cent quando tu avevi comprato per 6 euro e alla maggior parte delle persone va bene, perché sanno che lui pagherà meno tasse e alla fine che gliene va in tasca a loro se lo scontrino dichiara il falso? Sto dicendo cose vere che si vedono ogni giorno.
"La capacità giuridica e quella di agire" ci sono ma non sono pulite, sono viziate.
La questione esiste dai tempi di Ruskin e in qualunque trattato odeporico, nel capitolo "usanze italiche" è confermata.
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avatar Oliver
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secondo me invece la formula di kant non è mai stata troppo equa.
so come la intendeva ma applicata al diritto non 'rende'. il diritto di uno non si interrompe quando inizia quello dell'altro: guai se lo facesse! se il diritto è equo e giusto, sussiste per entrambi come un binomio ideale, fa lo stesso tratto di strada senza calpestare o scalzare né l'altro, né appunto i suoi diritti legittimi.
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avatar Anastasia
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Sono stupita dai vostri commenti, senza i quali il mio articolo sarebbe ben povero! E vi ringrazio dei calorosissimi complimenti: sono sempre orgogliosa dei temi e del fatto che possano piacere, incuriosire e suscitare riflessioni. Cara Livia, ti ringrazio del "dottoressa" ma sono ancora una povera studentella! Comunque il tuo commento ha perfettamente descritto la Storia, come diceva Capograssi essa è un susseguirsi di lotte di potere tra classi, appunto quella dei privilegiati e quella dei poveri.
Ringrazio Giancarlo per la sua riflessione che mi ha ispirato un nuovo articolo (me ne ispirate così tanti che mi manca il tempo di scriverli).
La frase di Elisa è davvero bellissima e veritiera, spiega la nostra realtà a pieno.
Caro Daniele, non credo come Kelsen che ogni norma debba essere sanzionatoria, ritengo che per cambiare la società nel piccolo, dalle file ai semafori, occorra solo l'esempio altrui. Quanto vi sentite in colpa se una signora vi fa notare che state entrando dalla porta di uscita dell'autobus? O se una madre con un bambino vi fa notare che non avete buttato la carta nel cestino? La soluzione è l'esempio e l'ammonimento degli altri che vivoni nella nostra quotidianità secondo me. Qualcuno vede altra soluzione?
Mariagrazia mi trovo d'accordo con il tuo commento, anche io credo nella semplicità efficace delle cose.
Mario tutto ciò che ho descritto ovviamente parte da una visione generale ed astratta delle situazioni, per calarle nella realtà bisogna tener conto di quanto affermato da Elisa, ovvero il fatto che la realtà si sia allontanata da giusto e diritto e la correttezza pochi sanno cosa significhi. Per questo parlo della mia "favola", però io credo che si possano cambiare le cose, voi?
Oliver la tua riflessione mi interessa molto, mi chiedo se potresti ampliarla.
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avatar Oliver
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gentile anastasia, grazie della richiesta. più che ampliare c'è da ragionare: il diritto non deve mai essere esclusivo né camminare su un binario a senso unico. io l'ho definito un binomio perché l'esempio di kant era tra due, ma nel quotidiano i rapporti non sono mai solo a due, sono quasi sempre fra tanti e il diritto deve agire ininterrottamen te e nella più perfetta sincronia tra ognuno di essi. se si interrompesse verrebbe meno alla sua definizione e alla entità stessa di diritto.
la prima 'qualità' del diritto, il diritto sano, giusto, è la costanza, la seconda la perseveranza, la terza la flessibilità.
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avatar Mario Rizzo
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Anch'io ringrazio Anastasia per le opinioni ma dico di nuovo alt: il diritto oggi non somiglia in nessuno modo a quello qua descritto così bene, che è una costruzione aulica e illusoria. Se si deve trattarne in ambito pratico, si tratta la materia viva e spigolosa del vero: il processo Gambirasio, per esempio. La mancata possibilità data al principale imputato di sottoporsi di nuovo a un test del DNA è la sconfitta completa e totale del diritto.
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avatar Anastasia
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Oliver sono pienamente d'accordo con le tre qualità da te menzionate, purtroppo - e rispondo così anche a Mario - oggi è vero che non sono assolutamente coltivate. Ho più volte ripetuto quanto sia consapevole del fatto che il diritto non è più quello che io descrivo e quello che io sogno, tuttavia sono dell'idea che si possa sempre cambiare le cose. Mi spiace sentire tanti di voi così scoraggiati ed è per infondere un po' di fiducia e consapevolezza e voglia di mutamento positivo che scrivo. Non so se raggiungerò il mio obiettivo, ma già avere la vostra attenzione è un grandissimoo traguardo!
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avatar Damiano
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Chi entra e legger questa rubrica è naturale che sia attento a cosa scrivi. E' talmente specifica che può solo avere l'attenzione dei lettori interessati. Anch'io da giovane ero un fan del diritto, poi lo sono rimasto ma ho dovuto capire che non avrei potuto cambiarlo se non cambiando completamente la mentalità degli italiani. E gli italiani non hanno nessuna intenzione di cambiare, o l'avrebbero già fatto da tanti decenni. Il caso che ha portato per esempio Mario Rizzo è mostruosamente frustrante per chi ha fiducia nel diritto. Se il diritto non ha interesse a fare chiarezza sulle cose, ma preferisce "arrendersi" all'evidenza di un fatto che alla fine non è neppure così evidente, è la sconfitta dei principi di equità e di giustizia ai quali il diritto, o quanto oggi ne è rimasto, dovrebbe protendersi per definizione.
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avatar dario s.
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forse l'altro giorno ero stato semplicistico. però la pensavo così e vedo che anche ora siete arrivati al punto. di che diritto andiamo cianciando in un posto dove proliferano i processi farsa che durano anni, quelli che vengono indetti solo per far lavorare la macchina della giustizia (che vive di soldi pubblici) e poi, se devono rifare un test del 'dna' su un imputato di omicidio non lo rifanno!?
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avatar Rosa
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E io aggiungerei: e i processi con depistaggio dopo l'uccisione di Borsellino e Livatino? Che tremenda attualità ha l'inattualità del diritto "sano".
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