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Cos'è il Diritto? La Dialettica Filosofica

Scritto da Anastasia Lamagna.

In materia, c’è un perenne dibattito tra giusnaturalisti e positivisti.

Abbiamo già osservato il pedissequo riferimento alla coscienza, alla giustizia, all’eguaglianza, quali valori imprescindibili di una qualsiasi riflessione giuridica, nondimeno però si potrebbe sostenere – come si è sostenuto – che vi sia la necessità per il vivere civile di un completo assoggettamento dell’individuo alle leggi dello Stato. Il cittadino sarebbe legittimato a vagliare la liceità delle norme statali?
Secondo Hobbes, se le leggi dovessero essere giudicate a seconda non solo della morale ma anche della loro razionalità, chiunque tra i cittadini credesse di essere più razionale del legislatore sarebbe tenuto a non obbedire alle leggi (e vista la nota di superbia ed aggressività che contraddistingue gli uomini, si pensi a quale sarebbe il risultato). Molte dispute sono sorte sulla valutazione in termini razionali e morali delle leggi, e l’effetto era sempre la condanna o la tutela del diritto di ribellione. Il discorso circa l’obbedienza ritorna ogniqualvolta la legislazione diviene estranea al corpo elettorale, e difatti in questo periodo – specialmente riguardo la riscossione fiscale – i cittadini si chiedono, come allora, se non sia lecito ribellarsi alle leggi dello Stato. 

Già Kant distingueva il diritto in naturale (Privatrecht) e positivo (Öffentlichesrecht), per la prima volta, sottolineando come solo il primo fosse ricollegabile allo stato di natura dell’uomo e il secondo fosse invece a lui estraneo, sorto per la sua protezione. Tale distinzione ritengo faccia sorgere la prima riflessione circa l’artificiosità del diritto – anche la nostra definizione di diritto oggettivo (come insieme di norme scritte) riflette questo concetto.
Il timore dell’uomo per l’incertezza lo ha portato quindi a scrivere leggi in maniera che fossero sempre più stringenti – e di certo al timore si aggiunse l’illusione che avrebbe così potuto tutelare il cittadino dalla discrezionalità del giudice e da quella del legislatore – giungendo poi alla forma della codificazione, che voleva essere una definitiva e stabile raccolta di norme che in periodo napoleonico era avvolta da un’aura sacrale, quasi fosse una reliquia di inviolabile ratio. La scuola dell’Esegesi (1830-1880) credeva infatti che il diritto coincidesse con la volontà dello Stato e che il giudice dovesse essere un mero burocrate
bouche de la loi, ovvero che dovesse soltanto individuare l’articolo del Codice da applicare. Questa dottrina riteneva di poter rispettare solo così l’uguaglianza. Essa non prendeva in considerazione che il giudice, per il solo fatto di dover analizzare la situazione di fatto per individuare la legge, svolgesse una sua funzione interpretativa. 

Queste idee furono alla base del positivismo, teoria che sosteneva la creazione di un diritto per gli uomini.
Il caposaldo era la divisione tra diritto e morale, dovendosi occupare i giuristi di ciò che il diritto è, e non di ciò che esso deve essere – come se quest’ultimo non fosse sottoposto come tutta la realtà alla legge illuministica della progressione. Il positivismo sosteneva anche la necessità di uno studio analitico e sistematico del diritto, che riflettesse le caratteristiche del Codice, contraddistinto anche da coerenza e completezza. L’unica morale contemplata era il dovere di rispettare la legge, anche quella ingiusta. Il motto della corrente era «Gesetz ist gesetz», simile al motto romano «Dura lex sed lex», e tuttavia la radicalizzazione del concetto ha portato, ai tempi di Norimberga, a non sapere quasi cosa obiettare a quanti affermavano di avere obbedito alle leggi razziste poiché erano ordini, di fatto, legittimi. A mio avviso tale corrente, per quanto ne salvi la propaganda alla obbedienza, non solo avrebbe come effetto quello di paralizzare il Diritto, ma anche quello di disumanizzarlo. Mi pare abbastanza ridicolo che proprio l’uomo, che ha stilato la legge, ne venga poi sottomesso in toto quasi essa fosse una entità solenne. 

Di contro, la teoria del giusnaturalismo ha origini molto più antiche – come si è già potuto riscontrare con le definizioni più classiche di diritto – e ritiene, nelle sue ultime formulazioni, che l’avalutatività non sia il solo metodo di conoscenza. Non sarebbe infatti inutile nonché perigliosa una conoscenza svincolata dalla moralità e pertanto svincolata dalla realtà e da una sua qualsiasi applicazione? La dottrina giusnaturalista distingue anche, per le voci di piccoli autori, tra norma e norma applicabile, ritenendo non solo che non si possa obbedire al diritto ingiusto ma anche che vi sia una differenza tra norma astrattamente giusta, e norma concretamente produttiva di giustizia.
Contro coloro che credono nell’indeterminatezza e nella vanità di questa teoria c’è da ricordare che per i giusnaturalisti i valori su cui si deve fondare il diritto sono oggettivi, tra cui il valore di giustizia distributiva e commutativa teorizzati da Aristotele. I princìpi di riferimento sono autoevidenti secondo i seguaci di questa corrente ed io credo che con l’avvento del costituzionalismo, dopo le guerre mondiali, oggi si possa realmente affermare nell’oggettivo riconoscimento di valori per il solo fatto che essi si ripetono concordemente nelle costituzioni di tutti gli Stati. Eccetto me e non so quanti altri, le sempre maggiori influenze dei princìpi nelle questioni di diritto spaventano; perché? 

All’interno di tale disputa è degna di nota anche la teoria di Friederich Von Savigny (con la quale concordo, prima però che la sua Scuola Storica la modificasse), che vede il diritto composto dall’incontro tra uno spirito oggettivo (quello della Storia) ed uno soggettivo (la volontà del popolo) e che lo fa derivare dalla attualizzazione della consuetudine, da sempre primitivo metodo di creazione del diritto. Questo parere non soltanto accenna ad una nota di oggettività, ma anche alla presenza di valori nel diritto che vi riflettano lo spirito del popolo (Volkgeist). Il diritto deve essere quindi “popolare”? 
La scelta tra le due teorie è aspra, quasi come se si dovesse scegliere di salvare la vita alla propria madre, o alla propria sorella. Ovviamente le dottrine rispondono non solo alle esigenze del tempo, ma anche alle caratteristiche delle persone che le scelgono. Fareste questa scelta? In questa contesa a chi dareste la ragione? Al giorno d’oggi necessita più che gli si dia certezza o consonanza con la morale riconosciuta dai più?

Comments

avatar Alessio De Santis
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Una concezione svincolata dalla moralità e quindi "dalla realtà e da una sua qualsiasi applicazione" non solo sarebbe, ma è pericolosissima. Sbaglierò perché non sono né un esperto del ramo né un filosofo, ma il significato stesso di "diritto" come è possibile che prescinda da moralità e contemporaneità, già solo per il fatto che le società cambiano col temo (parallelamente alla loro morale)?
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avatar teresa
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curiosa l'espressione 'legge ingiusta'.
le leggi andrebbero tarate sull'essere umano, per assicurare un'esistenza dignitosa e civile.
il fatto che esistano leggi ingiuste e che la loro possibile esistenza sia contemplata fin dall'antichità, fa capire come non sia pensabile che l'uomo arrivi, nel territorio dei diritti, a sfiorare nemmeno per caso una qualunque forma di equilibrio.
perciò, una qualunque forma di equità.
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avatar Federico
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Certezza e consonanza. Peccato che sia un binomio (e il ragionamento dell'autrice lo dimostra) impossibile. Come sempre, per le cose ideali.
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avatar Betto
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1- obbedire al diritto ingiusto, nella dottrina del diritto, è un paradosso umoristico, come potrebbe essere "la legge è uguale per tutti" la più grande battuta satirica della storia dell'uomo.
2- la differenza tra norma astrattamente giusta, e norma concretamente produttiva di giustizia è gigantesca, è dibattuta e se ne discute in modo anche vizioso da troppo tempo. penso - come nel commento dell'utente 'teresa', che si sia distanti mille anni-luce dall'equilibrio. l'uomo non ne ha, come può averne perciò il diritto da lui creato??
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avatar Anastasia
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Mi pare che il pensiero sia lo stesso e che lo scoraggiamento regni sovrano. Non vi nascondo che anche io ho seri dubbi sul raggiungimento di un equilibrio o di quell'equità di cui tanto parlo, tuttavia sono troppo illuminista per non avere fiducia nelle capacità dell'essere umano. Credo che si sia lasciato contagiare da idee utopistiche come la certezza del diritto o la sua completezza che lo abbiano distolto dal reale scopo di giustizia. Ma le idee cambiano, secondo voi è possibile che si torni al "messaggio originario" del diritto (così come gli ordini monastici chiedevano alla Chiesa)?
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avatar Francesco R.
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Difficile, almeno in tempi brevi. E per due motivi: il messaggio originario era appunto fondato su visioni (anche) religiose, e oggi il sentimento religioso si divide o in fanatismo, o in ritorno a una sostanziale laicità (ben altre sono le 'religioni' che gli uomini praticano). Poi perché gli equilibri stanno sempre più sfalsandosi a favore di chi può muoverli, quegli equilibri, e chi deve suo malgrado subirli perché privo di risorse. Le idee utopistiche per come la vedo io ci sono e ci devono essere, sono una salvezza che però è condizionata da quanto sopra, e le salvezze 'a condizione' dipendono tutte dalla situazione sociale del tempo che si vive. Il nostro (eccoci tornati non allo scoraggiamento o a una forma di pessimismo ma a un realismo nudo e crudo), è dei più tumultuosi e personalistici in rapporto agli scopi di giustizia. Aprire un qualunque giornale per credere.
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avatar Anastasia
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La storia è infatti un continuo conflitto tra coloro che possono realmente muovere le cose a proprio vantaggio e gli altri, che non possono fare a meno che rimanere estranei a tutti i cambiamenti. Concordo con la tua positività riguardo alle idee utopistiche e spero che la situazione sociale muti in modo tale da permettere che le persone alienate dal mondo del diritto, quelle che guardano alla giustizia solo come a qualcosa di ultraterreno, possano invece guardarvi con fiducia. A dire il vero mi piacerebbe indagare sul passato: quando credete che sia sorta questa estraneità dei più? Quando si è corrotto il messaggio originario?
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avatar Betto
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furba la domanda su quando si è corrotto il messaggio originario. ci sarebbe da stabilire innanzitutto qual era, in valore, il messaggio originario, e a prescindere quel messaggio sarebbe stato deficitario, perché deficitario è l'uomo.
l'uomo sente come una necessità alienare, estraniare, emarginare, per rivendicare la sua influenza e il suo potere sui suoi simili... e più ampio è il quantitativo di simili, più l'uomo amplifica la tendenza ad alienare, estraniare, emarginare gli altri. è logica di potere, alla quale la situazione sociale rimette i propri peccati. stesso discorso vale per il diritto, ahinoi!!
poi oooh, io sono quello che sposa tutte le chimere, ma se dobbiamo guardare indietro nella storia ne deduciamo che ogni speranza va lasciata e c'è da rimboccarsi le maniche per tirare su un futuro diverso, finalmente.
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avatar salvatore
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un approccio filosofico al diritto ci vorrebbe, riporterebbe l'orologio indietro di due millenni ma non sarebbe altro che un migliorarsi, un recuperare i princìpi che erano andati perduti. sì, è auspicabile. il nodo della questione sarebbero però: come recuperare anche lo spirito che animava chi ha formulato per primo quei princìpi, o per lo meno che li ha ritagliati su misura per il Volkgeist?
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avatar Letizia V. G.
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Il Codice contraddistinto da coerenza e completezza, in quanto redatto e fissato dagli uomini, può essere tale solo per chi lo ha redatto e fissato, ovvero in ragione degli interessi che al tempo della prima compilazione avevano preponderanza. La proposta dei Positivisti era, perciò, encomiabile idealmente, ma infattibile. Oggi, alla luce (storica) delle modifiche e della molteplicità di quegli interessi, si dovrebbe analizzare sul serio l'intero excursus, per poter prendere le debite contromisure, proteggendo il Diritto e gli uomini. Anche quelli che vorrebbero protezioni ad personam e hanno tanto brigato per ottenerle.
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avatar Anastasia
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Betto anche io ritengo che il messaggio originario fosse deficitario per il fatto che contenesse delle valutazioni valoriali comunque soggettive. L'uomo non riesce come le macchine a raggiungere B se aveva B come obiettivo, talvolta lo raggiunge, talvolta no, talvolta cambia progetto in itinere. Sposo la tua ultima affermazione in toto! Finalmente un sano ottimista!
La mia proposta Salvatore è che ci siano ancora quei princìpi negli uomini, anche se attualmente inquinati. Il diritto ha dato prova negli anni di rinnovarsi ed alternare consonanza con il popolo ad un periodo di incomprensione: aspetto con ansia il nuovo periodo di concordia ed il discorso di Letizia avvalora il mio pensiero.
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avatar salvatore
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grazie per la risposta anastasia, ma sebbene io desideri che quei valori tornino so che non è possibile. oggi sono cambiati gli assetti e l'inquinamento del fattore umano è sempre peggiore. viviamo in un paese dove vengono date notizie su lotti, renzi e porcherie fatte dagli intoccabili e al posto di indagare su di loro si manda la guardia di finanza negli uffici e nelle case private dei giornalisti del fatto quotidiano, a caccia delle fonti. si chiama censura di stato, in nessun tg o canale radio senti dire certe cose, quindi dov'è che può rinascere la speranza se non in un paese al di fuori dell'italia?la domanda quindi resta quella, anche se viziosa: come recuperare quello spirito, se siamo gente nei pensieri e nelle azioni irrecuperabile?
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avatar Anastasia
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Scusami Salvatore, sarà la giovane età, ma non riesco a pensare di lasciare il mio Paese nella totale perdita di speranza di un cambiamento. Di valori ce ne sono ancora in noi, credo siano solo coperti dal cattivo esempio che vediamo come tu hai sottolineato e che ci fa vacillare. Non credo in un peggioramento senza fine, anche nella politica. Credo nel ricambio generazionale e in un'opinione pubblica che inizi ad informarsi davvero, come hai fatto tu a discapito della censura di Stato. Per me lo spirito si ritroverebbe con un po' più di attenzione alla storia di quello che ci circonda, invece del pensiero che tutto attualmente è perso. Ed anche pensare a comportarsi in modo corretto e giusto anche se l'altro non lo fa, anche se così non ne otterremo (apparentemente) nulla di buono. Ci vorrebbe più gente a favore della teoria di Kant circa l'imperativo categorico, l'adempimento dei doveri morali fine a se stesso.
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avatar salvatore
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eh come ti capisco, anastasia. la giovane età ce l'ho avuta anch'io e gli stessi ideali quasi in fotocopia. non dico di averli persi, dico solo che ho toccato con mano quanto la lotta per essi sia giusta e quanto venga azzerata da chi (e qua parlo dei nostri paisà) non ha nessun interesse perché sia portata avanti. e dato che parli di politica dico che è proprio da lì che viene il cattivo esempio. se non si ha una condotta etica pulita e specchiata da parte di un politico, che simboleggia l'autorità definita 'onorevole' ma solo degli individui che fanno collezione di avvisi di garanzia e che la gente torna a premiare nonostante tutte le malefatte, come si può avere speranza? non voglio dire di mollare la lotta ci manca, no, è giusta e va portata avanti con tanta convinzione però, anche quando parli di correttezza, sei certa che tutti noi ne rappresentiamo l'essenza kantiana? l'adempimento per molti, penso tu lo sospetti, è fare ciò che gli rende in senso di money, di comodo, di vantaggio personale, non sono interessati ad altro. costoro sono la maggioranza. il diritto può tornare utile all'uomo solo se l'uomo torna ad essere tale: uomo. un'impresa talmente grande che finora non è riuscita ai gandhi, ai martin luther king, agli esempi di rettitudine e di moralità. oh poi se da questi intenti che manifesti fai risvegliare le coscienze io sono pronto a sostenere la tua battaglia, che è anche la mia e dovrebbe essere quella di tutti. ma come penetrare le coscienze della massa, pilotata con facilità dalla tivù e dalla fabbrica dei miti fasulli?
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avatar Alessandra B.
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Salvatore: duro ma verista. Dai figuri che ci governano ci si può aspettare solo un costante peggioramento.
Avete visto il caso Ilaria Alpi e quello di Stefano Cucchi? Dov'è il Diritto?
Avete visto la legge bluff sulla tortura? Lo Stato può torturare e non essere punito, per essere perseguiti per quel reato si deve dimostrare che la violenza è stata perpetrata in più condotte, cioè una cosa impossibile.
Capisco la disillusione, perché il pesce puzza dalla testa. La testa è quella che zittisce le indagini su Lotti e Renzi, che vuole scarcerare Riina, con un PD che tira la giacca al magistrato Spataro per dare fastidio agli avversari politici a Torino, che sul 416 ter C.P. sul voto elettorale di scambio politico-mafios o ha dato prova d'essere dalla parte dei banditi, che fa riavere il vitalizio a tre ex deputati condannati, che avalla i contratti fuorilegge nei centri commerciali e protegge chi li usa e ne abusa, che mente sulle risorse contro il dissesto idrogeologico e lascia i terremotati al loro destino. Mi fermo perché mi vengono i conati.
Dov'è, in tutto questo, il Diritto? Nell'incredibil e e sporco accordo sugli sbarchi, nel silenzio su CONSIP e le magagne tangentistiche dei partiti, nei decreti salvabanche con i risparmi dei cittadini, nel fiscal compact o dentro le pagine più scandalose dei voucher, di Equitalia, del depotenziamento del Codice Antimafia?
Dov'è il Diritto?
Per questo capisco Salvatore. Anch'io vorrei una società più giusta, più equa, più fondata su valori sociali fondamentali per tutti e non a vantaggio dei gruppi di potere. Ma per adesso è una pura chimera.
Per questo capisco anche Anastasia, che col suo candore e la sua voglia di crederci dimostra che una pur piccola fiammella di buonsenso c'è. Il problema è come farla diventare un incendio.
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avatar Valeria
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Lo stivale è stato la culla del diritto, oggi ne è la bara.
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avatar matteo c.
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la colpa è dei criminali dei partiti vecchio stile, sono i veri responsabili del macello. grazie a costoro, parassiti della cittadinanza, il diritto è cresciuto di cavilli ed ha perduto la filosofia, il fine che aveva e anche la dialettica originaria. più che chiedersi cos'è il diritto, ci sarebbe da chiedersi cos'è diventato.

x salvatore: la fabbrica dei miti fasulli è geniale. che peccato che lo siamo diventati.
x anastasia: come si esce da questo incubo?
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avatar Lavinia
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Già, anch'io mi interrogo sulla stessa questione. Magari l'autrice può illuminarci: come si esce da questo incubo? Perché è veramente tale.
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avatar emanuele
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non se ne esce, punto.
e' necessario rieducare un popolo e non ce l'ha fatta nessuno.
gli italiani non li ha cambiati neanche un dittatore.
se era per loro stavano ancora con il re, infatti nel '46 ci fu il famoso truccone delle elezioni.
l'italiano va con chi gli garantisce piu' diritti, non piu' diritto.
lo so che sembra un gioco di parole ma e' sensato, pensaci lavinia.
penso anch'io che l'autrice dovra' chiarire il suo pensiero, perche' c'e' tanto da fare ed lo si dovra' fare prima o poi.
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avatar Anastasia
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Rispondo subito alle vostre invocazioni. Concordo sulle critiche al diritto dei partiti che sembra essere l'unico esistente e non si possono negare i reati di cui parlate, le malefatte non punite e il fatto che il diritto sia strumento politico per l'impunità della casta e per il controllo sull'elettorato ormai trascinato dal vento. Voglio ringraziare quanti hanno elogiato il mio candore ed il mio entusiasmo ma posso dire di non esserne l'unico esempio. Molti hanno chiesto cos'è il diritto: ebbene ho già parlato di cosa è e nulla di quanto detto lo associa al potere di governo. La politica e il diritto devono essere piani separati e semmai è il secondo con la sua rettitudine a dover prevalere sul primo. Mi chiedete cosa si possa fare e vi rispondo che parlare è l'unico rimedio. Lasciare che vengano a galla le magagne, parlare difendendo la propria opinione e la propria speranza, senza arrendersi allo status quo ma incoraggiando coloro che possono cambiare le cose. Non sono così illusa da credere che ci vorrà poco a screditare la tesi positivista sul fatto che il diritto è ciò che il potere pone, ma certamente parlare di questo può aiutare quanti credono che diritto e politica siano la stessa cosa. Bisogna che le leggi non vengano richieste da quanti non ne conoscono gli effetti, ovvero da un popolo poco informato. Occorre diffondere le giuste notizie perché solo da quelle sorgono opinioni realmente importanti. Ed occorre che si vietino le leggi ad personam. Le nuove generazioni devono informare le precedenti e viceversa e devono esser diffusi i valori di cui parlo. Quando la gente si riapproprierà della politica, e ciò avverrà quando si smetterà di piangersi rassegnatamente addosso, allora il diritto potrà essere finalmente indipendente. Fino ad allora non guardatelo con odio, pensate che come voi anche lui è ingannato da coloro che voi chiamate tiranni.
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avatar matteo c.
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anastasia, la tua invocazione è commovente. si capisce la forza che hai dentro ma ti assicuro che è la forza di tanti di noi e non solo che si sono scontrati con lo stato delle cose. dici che occorre diffondere le giuste notizie e cercare di informare il più possibile: bene, come facciamo se gli organi di informazione sono al servizio del diritto di pochi? i giornali, le televisioni, guardano con odio e come se fosse un intralcio al diritto. come si può informare allora una collettività che si bea della sua stasi ed è rassegnata da troppi anni? sei ammirevole per la decisione e l'energia ma per questo ti chiedo: quali canali possiedi? questa rubrica?
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avatar Aldo
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Diritto e Politica non sono la stessa cosa, però la Politica usa il Diritto come fosse cosa sua. E nessuno si permette di contrastarla, perché a nessuno fa comodo. Quanta gente ha impedito a Berlusconi e a Renzi di fare le leggi per i loro comodi? Quanta gente ha impedito di farlo, nella storia, a Napoleone, ai Papi, ai feudatari, ai dittatori? I tiranni, nostro malgrado, sono i cittadini che non si rivoltano.
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avatar Beatrice P.
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Prima di tutto dico brava ad Anastasia per come ha esposto e argomentato un tema di solito ostico. Tanto di cappello!!
Poi aggiungo che il pessimismo non deve diventare disillusione, o la lotta per la civiltà rischia di finire.
Difendiamo il "diritto ad avere diritto".
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avatar Anastasia
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Beatrice il tuo commento è davvero eccezionale, non avrei saputo esprimermi meglio della tua ultima frase! Sono conscia di sembrare molto semplicistica ed idealista, ma - sebbene la tua ultima frase Aldo trovo che sia bella e soprattutto mi ispira un nuovo articolo - ritengo che non si possa comunque attribuire solo le colpe senza porre rimedio agli errori. Nonostante l'occultamento della politica, nonostante la poca attenzione e l'ignoranza di alcuni cittadini, se anche coloro a cui sta più a cuore il Paese smettessero di portare avanti le idee di giustizia sarebbe la fine. Contrastare questo status quo non è solo lamentarsene o prendere atto delle difficoltà di una rivolta al sistema corrotto, è diffondere le giuste idee e le vere notizie, come già dicevo. Caro Matteo, io spero nel mio piccolo (e questa rubrica non mi sembra un mezzo così piccolo) di poter diffondere i valori di cui si ha bisogno e soprattutto di poter far riflettere le persone su questi temi, ma non penso di poter tutto da sola. Viviamo in un tempo in cui al soggetto è data massima possibilità di espressione e paradossalmente tra le tante parole prevalgono quelle più vane. I social ci chiedono ogni girono cosa pensiamo e io credo che non sia un mezzo così malvagio se usato per il meglio. Lì si possono diffondere le verità, così come anche alcuni giornali le difendono e sempre rimane la possibilità di parlare personalmente con la gente. La cultura giuridica di cui parlo si diffonde con parole e gesti di onestà e vi è gente che fa ciò. Certamente sarà un processo lungo diffondere un po' di buoni pensieri e coscienza cittadina con tali mezzi rispetto alla massiccia propaganda altrui, tuttavia il malcontento talvolta può aiutare alla responsabilizza zione e spingere i singoli a ricercare la verità. I processi sociali e storici non sono una scienza certa e prevedibile, le cose cambiano e non si sa nè perchè nè come, tuttavia io ritengo che ognuno dovrebbe fare il massimo che può per indirizzarli nel giusto verso, per rispetto di sè e della realtà in cui vive. Ditemi quanto vi sembra stia delirando vi prego! Questa discussione sta diventando sempre più interessante!
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avatar Beatrice P.
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Cara Anastasia, ti ringrazio per le parole spese sulla mia frase, è un pensiero che mi porto addosso dal tempo degli studi. Giurisprudenza, guarda caso!!
Non trovo che tu stia delirando, affatto. So anch'io che viviamo il tempo più frivolo e guasto della Storia, però se hai uno scopo e per quello sei disposto a combattere, la tua voce può arrivare dove neppure il suono può portarla.
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avatar Siro
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"Il cittadino sarebbe legittimato a vagliare la liceità delle norme statali?"

Il cittadino DOVREBBE essere sempre legittimato a vagliare le leggi che lo Stato, perché la somma di tutti i cittadini (senza i cittadini nessuno Stato è possibile) deve avere una partecipazione attiva nella scrittura e nella gestione della Legge.
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avatar Anastasia
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Le tue parole mi ricordano la teoria di Rousseau: sebbene la somma dei cittadini formi lo Stato e stipuli un contratto con l'organo di governo, egli riteneva che il governo dovesse seguire la volontà generale per tale intendendosi quella anche non della maggioranza ma comunque migliore in vista del bene dei cittadini. Voi intendete il principio democratico come quello di maggioranza (come attualmente si pensa) o più come Rousseau, un gruppo che sa cosa sia meglio per tutti (come attualmente si fa)?
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