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Non un Terreno Qualunque

Scritto da L. Marenghi.

Non tutti i fiumi sono limpidi; alcuni, rari ma possibili, hanno il colore della terra.

Prima di chiudere, magari con innocenza, il cancello del proprio orto come suggerirebbe Voltaire, si dovrebbe conoscere ciò che attende di svegliarsi sotto le coperte di un suolo silenzioso.
Spinoza definiva come “asilo dell’ignoranza” la fortuna e la sfortuna, poiché la realtà è definita da un rapporto di causalità che incatena ogni cosa. Una concatenazione di avvenimenti lontani nel tempo, ma pur sempre presenti, che nel 1978 ha provocato il crollo di sei milioni di metri cubi di argilla in una località rurale della Norvegia: Rissa.
L’ultima ma decisiva goccia che ha fatto traboccare il vaso, o in tal caso il suolo saturo d’acqua, si è riflessa nella volontà di un contadino di ampliare l’ala della propria azienda agricola, adiacente al lago Botnen.
Come in un esperimento di chimica ogni pesata si carica di un margine di errore che, seppure lieve, può sbilanciare la concentrazione di una soluzione; così, l’equilibrio di un terreno apparentemente stabile, può essere alterato da un lieve mutamento di pressione – o carico delle particelle – che lo costituiscono. È bastata infatti la rimozione dal terreno di 700-800 metri cubi di materiale e il suo ammassamento lungo la sponda del lago per trasformare in pochi minuti il dolce in amaro.
In meno di un’ora case, strade ed alberi sono stati inghiottiti dal lago Botnen, muovendosi a circa 30 km/h, come se si fossero trovati tutto ad un tratto su un tappeto mobile di fango e di detriti. Una massa prima solida si è trasformata in un guazzabuglio di materiale incoerente.

Si tratta del fenomeno della liquefazione, meglio noto come quick-clay (“argilla veloce”), termine che mette in evidenza come un materiale molto fine come l’argilla possa, nella perdita di rigidità, comportarsi come un fluido viscoso. I terreni suscettibili alla liquefazione del suolo sono costituiti da sedimenti a granulometria fine, come quelli che si osservano sull’alveo di un fiume, a una distanza tale dalla sorgente da aver permesso alla corrente di classare (ovvero selezionare) i granuli per dimensioni, forma e peso.
La litologia del terreno, ossia la prima diagnosi macroscopica di una roccia che tiene presente non solo i minerali di cui si riconoscono i cristalli, ma anche particolarità legate all’aspetto dei granuli e alla presenza o meno di una particolare ossatura microcristallina in cui essi sono immersi, è solo uno dei presupposti per generare questo evento, poiché incisiva è la storia evolutiva che vi si è sedimentata.
Quest’ultima, ignorata, ha contribuito all’esempio italiano di Mirabello, comune del ferrarese.
Qui, a causa del sisma avvenuto a maggio del 2012, la liquefazione del suolo ha trovato un vero e proprio biglietto d’invito predisposto da un paleo-alveo del Reno, ovvero un antico percorso del fiume che, per fare spazio ad un’urbanizzazione vorace, è stato deviato. Così il sisma ha dato luogo a rotture del suolo e fuoriuscite d’acqua che si era infiltrata prima che si decidesse di modificare l’andamento del Reno per la fondazione del paese, quando la corrente bagnava ancora la zona.

Volendo invece ripercorrere con un breve flashback i cambiamenti che hanno coinvolto la zona del norvegese, si può iniziare a sfogliare le pagine di un racconto che offre una panoramica in cui i ghiacciai che dominavano sulla penisola scandinava e appartenenti al Würm (ultima glaciazione, che ricopre un periodo che va da 110.000 a 11.000 anni fa) cominciarono a fondersi. Il ritiro delle masse glaciali non solo causò la trasgressione del livello del mare, ma attivò anche il fenomeno del cosiddetto rimbalzo isostatico, una sorta di principio di Archimede applicato alla crosta continentale, che liberata dal peso delle masse glaciali tende a sollevarsi come una nave svuotata di un carico.
Per focalizzarci su Rissa, protagonista di questa liquefazione che ha interessato una superficie di ben 330.000 metri quadrati, si constata che a solcarla vi furono acque marine che determinarono la deposizione di sedimenti argillosi, con la caratteristica di trattenere come spugne una notevole quantità d’acqua. Inoltre il sale marino ha conferito all’argilla un comportamento rigido, tale da ingannare con il suo suolo fertile gli agricoltori che hanno deciso di costruirci sopra. Una forma stabile che, come una maschera pirandelliana, cela un fluire incoerente di stati.

Successivamente, dopo che per l’effetto isostatico il terreno si è innalzato sul livello marino, l’apporto e l’accumularsi graduale di sedimenti provenienti dal continente ha generato un carico litostatico tale da far aumentare la pressione tra i pori delle argille sottostanti, così da azionare un trasporto verso l’alto delle acque che erano state archiviate nel suolo.
A causa invece del percolamento di acque superficiali, le argille sono state lisciviate dal sale che contenevano, tanto da perdere la rigidità iniziale. Ed ecco che l’argilla, privata del proprio cemento che la sorreggeva, valica il proprio limite di rottura e dà luogo a deformazioni che possono essere di natura lieve, come spostamenti laterali del suolo oppure di natura elevata, come quelli che generano collassi e tagli del terreno, provocando una specie di frana per colata.
È questa la deformazione che ha interessato Rissa: il terreno in parte ha ceduto, e in altre parti si è compattato quasi fosse neve divenuta ghiaccio. Addensandosi ed espellendo l’acqua intrappolata nei pori, una sua fetta si è trasformata in un mare di detriti che hanno raggiunto il lago Botnen. Il disastro è durato solo quaranta minuti, sufficienti però a inglobare come sabbie mobili tredici aziende agricole, due abitazioni e la vita di una persona.

È problematico prevedere il luogo, la portata, il momento in cui si potrebbe verificare la liquefazione del suolo, per il fatto che ogni terreno risulta singolare nella propria trasformazione geologica. Tale evento, poi, notevole per le dimensioni raggiunte, ha fatto spostare l’attenzione in modo più nitido sui fattori che possono provocare un dissesto del terreno tanto ampio. Infatti, così come i terremoti che si verificano in un deserto risultano interessanti non appena ci si costruiscono abitazioni, poiché il fattore rischio aumenta, questo evento non va accantonato.


* Soil liquefaction, by George Kuek (2011). All rights reserved