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L'Atelier Delle Fiabe

Scritto da Daniela Scimeca.

Chi visita la Sicilia, anche solo una volta, si rende subito conto che è una terra aspra, difficile, piena di storia e contraddizioni ben interpretate dagli scrittori di casa.

Vi è un humus culturale e intellettuale che è arduo reperire altrove.
Da Pirandello a Sciascia, l’isola e i suoi abitanti sono stati descritti, decantati e criticati infinite volte: è difficile trovare un altro luogo così pieno di fascino e oscurità da oscillare sempre tra inferno e paradiso. Forse la causa è da rintracciare nel fatto che certe esperienze si possono fare solo lì, oltre lo Stretto che fa delle contraddizioni il suo punto di forza, e ne trae linfa vitale.
Uno dei luoghi più seducenti e meno pubblicizzati è l’Atelier sul mare, un albergo le cui camere sono opere d’arte realizzate da architetti e artisti vari. Ognuna di esse ha una tema e un nome particolare.

È un posto unico al mondo.
La struttura si trova a Castel di Tusa, piccolo e anonimo paesino in provincia di Messina. Da fuori la palazzina non sembra avere nulla di particolare, ma appena si varca la soglia già si nota la sua unicità.
Le pareti dell’ingresso sono tappezzate di articoli di giornali che parlano dell’albergo e del parco artistico detto Fiumara d’Arte, un percorso lungo i monti Nebrodi, dov’è possibile ammirare opere d’arte a cielo aperto, costruite e donate alla comunità.
Scendendo un paio di gradini si accede a un piccolo spazio riservato alla vendita di ceramiche, prodotte in un laboratorio annesso. I clienti dell’albergo possono anche cimentarsi in corsi per la realizzazione di manufatti come piatti e vasi d’argilla.
Le scale che portano ai piani sono percorse ai lati da file di massi levigati e lisci dai colori brillanti, e l’ascensore al suo interno è pieno di figurini essenziali che lanciano messaggi come fumetti. Nelle camere è bandita la televisione così come tutta la più recente tecnologia.

L’idea è venuta ad Antonio Presti, che ha ristrutturato l’albergo chiamando in suo aiuto giovani artisti, e affidando a ognuno di essi la realizzazione di una stanza con la possibilità di dare sfogo alla propria creatività. Unico vincolo, la presenza di un letto.
Si può così dormire nella camera detta Il nido, caratterizzata da un bianco candido e un letto ovale avvolto a chioccia da un muro, quasi a proteggerne il riparo; o stanziarsi in quella chiamata Mistero per la luna, dove essenzialità e penombra sono elementi peculiari.
Per i più curiosi c’è invece Trinacria, dove tutto ha forma triangolare in omaggio alla Sicilia. Per i romantici c’è invece La torre, con una finestra posta sopra il letto rotondo che permette di vedere le stelle.
Uno degli angoli più suggestivi però è senz’altro la stanza Del Profeta, dedicata a Pasolini. Sulla porta vi è incisa una poesia dell’autore scritta in arabo, che parla di ideali traditi. Essa non si apre ma si abbatte a terra, passando attraverso quelle parole scritte quasi a simbolizzare il tradimento consumato nei loro confronti.
Un lungo corridoio porta al vano vero e proprio, con pareti di paglia e fango che ricordano abitazioni yemenite.
La finestra occupa tutta una parete, come un occhio smisurato sul mare e sul mondo.



L’albergo, per volere del suo fondatore, è lontano dai percorsi e dalle mete turistiche, e si propone quale alternativa alla commercializzazione massiva dell’opera d’arte, che per Presti ha un valore in sé: va donata al pubblico per essere ammirata e fruita senza altro scopo se non quello puramente estetico. Con l’emozione di essere parte di un incantesimo.