Stampa
PDF

Nome Al Tavolo: Blackjack

Scritto da Ambra Dominici.

Pag. 115: «L’abitudine è l’economia domestica della psiche, nessuno riesce a farne a meno».

«Con l’abitudine viene il profilo consolidato, ciò che ti aspetti da te stesso e che gli altri si aspettano da te. Non puoi metterti ogni giorno una nuova maschera, quando ti capita è una vertigine piacevole ma provare a farlo di continuo è frustrante, non c’è niente di peggio di un professionista dell’eccentricità: è un guitto che finisce per recitare solo per sé. Prima o poi ci si ritrova in una divisa, in un mestiere, lo so fin troppo bene: io che cercavo nel gioco d’azzardo l’ebbrezza continua del rischio, e ho trovato solo l’abbonamento all’ottovolante».
Il gioco sta nell’avere ben presente qual è il nostro limite, ma soprattutto nel fare la mossa giusta al momento giusto. Con la carta esatta.
E le carte non le scegliamo noi, sono loro a farlo. Ce le troviamo in una mano che può essere buona o cattiva: dipende da come vogliamo giocarcela. E se quella mano prevede una donna pericolosa, seducente, e difficile da avvicinare, una donna da cui sarebbe meglio stare lontani, come ve la giochereste? Sareste pronti a perdere o a vincere tutto?
Insomma, il punto è decidere se mettersi in gioco o no, e una decisione così la si prende senza alcuna certezza, a mente fredda, valutando se il rischio è superiore o meno alla possibilità di guadagno.
.
Lo scenario si apre in una strada milanese. Guidiamo distratti, magari un po’ annoiati, e ci ritroviamo a osservare un’auto nella quale la sorte ha piazzato quella donna che ovviamente è bella, ma i tizi che l’accompagnano hanno facce poco rassicuranti. Il rischio da valutare a mente fredda, quindi, è alto. Possiamo passare.
E siamo già ad un bivio: vado dove devo, oppure dove voglio andare?
Seguiamo l’auto, seguiamo la donna che abbiamo avvicinato senza successo e giochiamo una carta per dare il via a una partita già avviata da un pezzo, e il croupier sta a guardare, ed è un croupier d’eccezione: Valter Binaghi.
Un croupier che consegna la sua ultima storia prima di andarsene, una storia da divorare in una lettura veloce ed eccitante. E il gusto amarognolo del noir non dispiace, perché ha in sé il privilegio di dire le cose come stanno.
.
In realtà noir è limitante, perché noir è l’atmosfera, ma i colpi sono thriller, il percorso è di un giallo, e lo si segue esattamente fino al punto in cui l’autore ci vuole portare, un punto forse ricurvo, appesantito dalle circostanze, interrogativo, di quelli che chiamano in causa la fantasia (il trucco è sempre non svelare troppo: «Te l’accenno soltanto, però è meglio se l’immagini, meglio se ci pensi tu»).
Si aprono così le porte di sale in cui siedono al tavolo volti che non si lasciano vedere, e si nascondono dietro nomi che sono ruoli in cui giocare, e ti nascondi sopra al tavolo da gioco e ti riveli per quello che sei.
Il protagonista è tutto nel nome in cui si nasconde: Blackjack.
«Di tutte le combinazioni che ho calcolato al tavolo e in vita, ce n’è una che non potrò mai calcolare, perché mi manca la carta fondamentale. Quella di Blackjack, il tizio che vi parla».
.
Blackjack è un giocatore di mestiere e sa come funzionano le carte, sa come va il gioco, sa che c’è chi rispetta le regole e chi segna le carte, chi vince e poi perde tutto, chi perde e ritenta perché tanto se lo può permettere, e in palio non ci sono sempre solo i soldi.
Ci sono i vizi di un’Italia che si nasconde e gioca a carte truccate, vizi che non sconvolgono nessuno, anzi, sono la cornice, lo sfondo, i nodi dell’intreccio di una storia che – in qualche modo – cerca una sua giustizia.
È quasi come (ri)ascoltare una canzone di De André: non una questione di buono o cattivo, perché «tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada», piuttosto un’occasione. E a chiunque torna la propria giustizia a patto di seguirla, quella strada, che talvolta significa andare contro le evidenze, cercando di scagionare da un’accusa di omicidio l’unica persona accusata da tutti, perché ci scappa il morto, eccome se ci scappa, ed è con un morto che la storia comincia sul serio. Ma non si può anticipare una parte del libro come si anticipa una giocata: le carte non vanno girate prima del tempo.
«La solitudine prima del Tavolo non ha prezzo. È il mondo intero riassorbito in una combinazione attesa».
.

http://www.gruppoperdisaeditore.it/Catalogo/Perdisa-pop/Romanzi/Nome-al-tavolo-Blackjack.aspx