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L'Alveo Delle Possibilità

Scritto da Silvia Francucci.

Dalla copertina di un libro, dal titolo di un romanzo, far giocare i protagonisti. Siamo gli dei del loro mondo. Non siamo sempre clementi con i personaggi. Li abbiamo creati, li abbiamo scelti sulla via di una indecisione reale. Quei personaggi sembra che non provino nulla. Si sta a leggerli come si sta ad ascoltare la gente per la strada. Dipende tutto dalle sensazioni del lettore/ascoltatore. Dal cinico al sensibile, non si valutano le alternative: le impressioni che lasciano in pochi minuti diventano definitive. Si sceglie una via a senso unico, e si pagano gli errori.
È leggere come lievi sensazioni si trasformano in pesanti massi immutabili.
A volte si guarda il risultato di una scelta su di un volto, dove sbocciano altre emozioni. Hai scelto, ti volti. Il tuo personaggio è immobile alla fine di una via, con il rossore sulle guance, o la maschera della delusione sul viso.
Non ci si sta tutti nel cerchio della felicità, e soprattutto non ci si sta tutti insieme. Non sono cose che si scelgono, gli altri. Tra tutte le possibilità, la maggior parte di quelle che si provano non vanno bene. Le scritte sui finestrini si appannano.

Non ho ancora capito come si fa a non cambiare mai idea. Prima si giura, poi si tradisce: comincio a pensare che la coerenza sia essenziale. È un dono che non ho. Poi non è che si scelga molto, dal nome alla personalità, dalle patologie al mal di testa.
È come possedere due personalità, una va da una parte, una dall’altra. L’uomo diviso. I limiti si vendicano sulle possibilità. Tra tutte quante se ne sceglie obbligatoriamente una, alla fine. Tra tutte le opportunità se ne catturano poche. Di quelle che si chiudono in un barattolo di vetro e si guardano ogni volta che qualcosa non funziona, forse per ricordarsi che non è andato tutto perduto. Per ricordarsi, sull’isola della solitudine, che non si è del tutto incapaci.
Ma non credo che si scelga qualcosa, è la diversa personalità che ognuno ha a decidere per noi, a darci uno spessore che a volte neanche vogliamo. Non esiste il fenomeno «personalità zero». Forse esiste il fenomeno personalità sbagliata quando si vorrebbe fare una cosa ma se ne fa un’altra.

Perché alla fine siamo fatti anche di paure: non si superano da soli, non basta il tempo che passa, anzi, sovente le peggiora. Quando si riesce a dargli un nome prendono addirittura vita. Magari non esiste compatibilità tra tutti gli esseri viventi. Tra tutti gli esseri umani qualcuno si estingue. Era divenuto lui stesso possibilità, non vissuto, opportunità mancata, colui che avrebbe tanto voluto diventare… E ripenso alle parole di Javier Marías:«Ciò che è stato è composto anche da ciò che non è stato, e ciò che non è stato può ancora essere». Forse, qualche giorno dopo, il personaggio alla fine della via potrebbe sorprendersi, tornare ad essere.

Si può anche provare a scegliere contro la personalità, andare nella direzione opposta.
È impossibile vivere con l’indecisione che ci porta a passeggio, è insostenibile farlo nell’attesa o nel passato. Talvolta si accumula nel presente che riporta a galla i detriti, le cose che si credevano sepolte e ovviamente non lo erano. Passato, presente e futuro sono tutti e tre l’oggi, ce li portiamo dentro, a spasso, si mischiano creando il perfetto ménage a trois, quello fatto di dubbi, gelosie, armonia, complicità. Perché la vita è un’occasione, è concerto a più voci, uno spettacolo collettivo.
Jouvet sosteneva che è un teatro immenso, dove ognuno è primattore e comparsa. «E non esiste teatro senza spettatori; anche coi fischi, con le bastonate, ma essere assieme. È l’unica misura: capire, fallire, non capire, ma è la sola ragione. L’aneddoto più spaventoso è quello del re bavarese che fece costruire una sala e un palcoscenico per lui solo.»
La possibilità è un percorso durante il quale ci si accorge che il coraggio è vero almeno quanto le paure. Le figuracce le fanno tutti, con il rossore sulle guance alla fine di una strada o di una relazione, un rapporto, con niente tra le mani se non la consapevolezza di averci provato. Provare non costa nulla, ma dal rifiuto non c’è nascondiglio.


I dwell in Possibility -
A fairer House than Prose -
More numerous of Windows -
Superior - for Doors

Of Chambers as the Cedars -
Impregnable of Eye -
And for an Everlasting Roof
The Gambrels of the Sky

Of Visitors - the fairest -
For Occupation - This -
The spreading wide my narrow Hands
To gather Paradise

.                                                            .
(Emily Dickinson)