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Les Dernièrs Mots D'Alem Dechasa

Scritto da Riccardo Gui/Kadeciné [trad. Stefano Vicari].

La vicenda di Alem Dechasa ha fatto il giro della Rete, e l’eco non si è ancora spento. Né potrà farlo. La ragazza era una delle duecentomila straniere impiegate come domestiche in Libano. Giuntavi assieme a molte coetanee e non, fuggite da un destino di sventura e dagli abusi di mariti perversi, violenti, dall’incubo della miseria e delle malattie, aveva sperato di mettere fine, o almeno addolcire l’erta del proprio calvario.
Come lei, le donne che riescono a scappare da quell’inferno di privazioni e schiavitù perdono ogni diritto di rientrare in patria; i documenti vengono confiscati, e spesso finiscono nel carnet di gente priva di scrupoli, mercanti di uomini a tutti gli effetti. Senza pietà, e senza retorica. Perché non ce n’è traccia in queste righe, dove la realtà è sbattuta sotto gli occhi come un albero nella bufera.
Le donne dell'Etiopia rappresentano la maggioranza, seguite dalle filippine. Nonostante il divieto imposto da molti Stati, il flusso migratorio non si è interrotto, e il Libano stesso ha ignorato per lungo tempo la situazione, che è andata aggravandosi sempre più.
Sulla carta, il Ministro Del Lavoro Boutros Harb sembrerebbe favorevole a un intervento in tutela delle vittime di quel mercato aberrante, e intende attivare le misure necessarie a garantire il rispetto dei diritti della manodopera domestica. Di fatto, casi come quello di Alem Dechasa sono la cronaca quotidiana. Lei è caduta dalle mani di un padrone a quelle di un altro, che giudicandola inadatta alle proprie mansioni, ha cercato di portarla al consolato Etiope perché fosse rimpatriata.
A seguito del rifiuto, però, la situazione è degenerata, e l’uomo ha tentato di condurla in aeroporto con la forza.
È stata trascinata per terra, maltrattata e costretta a salire su un’automobile, fino all’intervento della Polizia. Le forze dell’ordine l’hanno accompagnata all’ospedale psichiatrico di Beyrouth, dove la giovane donna si è tolta la vita il 14 Marzo scorso.

La poesia Les dernièrs mots d'Alem Dechasa è stata scritta da un profugo della Costa d'Avorio, la cui famiglia è perseguitata per motivi politici, e che prima di rivelare il proprio nome si firmava con lo pseudonimo di Kadecinè. Leggendola e recitandola con gli occhi della protagonista, sembra quasi di viverne i versi.
La traduzione – non letterale, ma volta a cogliere il significato intimo dei liberi versi – è di Stefano Vicari, dottorando di Lingue all’Università di Genova.


Mon cerveau surf sur un liquide flottant, Il mio cervello scivola su un liquido viscoso,
Ma cervelle donc, bat contre les parois du crâne. Il mio cervello, quindi, batte contro le pareti. del cranio.
Mon cœur lui, est en feu. Il mio cuore è infuocato.
Ma fougue elle, réduite en cendre. La mia foga, ridotta in cenere.

J'ai dans les coudes un mal lancinante, Ho nei gomiti un dolore lancinante,
Et mon âme en larme déborde le vase de ma tristesse. E la mia anima in lacrime esonda dal vaso della mia tristezza.
J'ai des yeux ravagés d'une ombre d'amertume Ho occhi devastati dall'ombra dell'amarezza
Qui me traine sans chaine dans une noire détresse. Che mi trascina senza catene verso un nero sconforto.

C'est moi! moi oui! Sono io! Proprio io!
Captive d'une sorte de... démon sans pitié! Prigioniera di una sorta di... demone spietato!
Ce démon infernal, est égoïste et jaloux, Questo demone infernale è egoista e geloso,
Il se glisse partout où je voudrais le fuir. Si insinua dovunque io tenti di fuggire.

Toujours accablé de sa présence, Sempre oppresso dalla sua presenza,
Toujours courbé sous son poids, Sempre curvo sotto il suo peso,
Il m'épie et me chasse de toute distraction, Mi spia e mi caccia da ogni distrazione,
Il m'interdit tout sourire et tout enthousiasme. Mi impedisce il sorriso e ogni forma d'entusiasmo.

Au delà d'être un objet sous son emprise, Oltre ad essere un oggetto sotto la sua influenza,
C'est surtout un homme méchant et insatiable. È soprattutto un uomo cattivo e insaziabile.
Vues les demandes de son ego, Viste le richieste del suo ego,
Impossible est de lui plaire! È impossibile piacergli!

Chaque matin mes yeux s'ouvrent Ogni mattino i miei occhi si aprono
Sur des lèvres invectivant qui dansent Su labbra ingiurianti che danzano
Sur des voix humiliantes qui chantent, Su voci umilianti che cantano,
Chacune à son façon, sur le podium de mes malheurs. Ognuna a suo modo, sul peso delle mie sventure.

Mais aussi sur le sadisme de mon employeur, Ma anche sul sadismo del mio datore di lavoro,
Les excès de ses femmes, cousins, amis... Gli eccessi delle sue donne, cugini, amici...
Tous déposent leur paresses sur mes épaules, Tutti caricano la loro pigrizia sulle mie spalle,
Tous revendiquent leurs envies sur mes épaules. Tutti rivendicano i loro desideri sulle mie spalle.

Hai! J'entends plus! Peuvent-ils arreter de m'hurler? Ahi! Non sento più! Possono smettere d'urlarmi?
Héen Dieu! Savent-ils que je suis abîmée? Oh Dio! Sanno che sono rovinata?
Qui leur dira que je respire? Chi dirà loro che respiro?
Je vous en prie, par pitié, aidez moi! Vi prego, per pietà, aiutatemi!

Aujourd'hui c'est une chose qui me murmure: Oggi c'è una cosa che mi sussurra:
De quoi d'autre peux-tu survivre? Di cos'altro puoi sopravvivere?
Pense plus! Prends cette bouteille et bois-la! Non pensare più! Prendi questa bottiglia e bevi!
C'est simplement de la cyanure contre tes souffrances... È solo cianuro contro le tue sofferenze...

Moi j'ai peur, mais que faire? Ho paura, ma che fare?
Je n'ai rien, je ne suis personne! Non ho niente, non sono nessuno!

Mais une chose est vraie: Ma una cosa è vera:
Tout ce que Dieu donne, Dieu le reprend. Tutto ciò che Dio dà, Dio se lo riprende.

Voilà la vie qu'il m'ait offert Ecco la vita che mi ha offerto
Eh bien, j'en peux plus, qu'il le reprenne! Ebbene, non ne posso più, che se la riprenda!