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Le Radici Della Memoria

Scritto da Serena Di Cugno.

Nulla ha più storia dell’attualità. E l’attualità è figlia di un passato che porta il testimone di tempi e costumi arrivati a noi attraverso esperienze, percorsi, vicende a cui la passione per il sapere ha dato impulso.  Non è solo mera ricerca.
C'è un innegabile fascino nel dedicarsi alla Storia, procedere a ritroso nel passato, tanto che diventa facile oltrepassare l'aura del mistero e allontanarsi dalla realtà. Chi si occupa di archeologia spesso vede associato il proprio lavoro agli stereotipi del cinema, alle polveri secolari di luoghi ai confini del mondo, fra civiltà perdute e chirurgie dello scavo, alla ricerca di reperti preziosi.
L'insieme di stereotipi e pregiudizi porta a una svalutazione delle attività svolte, a un appiattimento delle molteplici ottiche di ricerca, per un mestiere che viene inquadrato più come una passione, un hobby, un lavoro di nicchia, piuttosto che una professione.

L'archeologia invece è una disciplina storica che studia i contesti antropici e tutte le tipologie di reperti in essi contenuti, con l'analisi delle tracce conservate nel terreno. Segni che possono essere labili, spesso alterati dal corso del tempo o dalla ferocia degli elementi, ma riconoscibili da chi ha imparato il linguaggio della stratificazione archeologica: solo così possono raccontare, spesso con la grazia di un sussurro, il passato dell’uomo e del pianeta.
É un processo cognitivo che si sviluppa passo dopo passo, un procedimento indiziario che deve documentare nella maniera più tecnica e precisa ogni singolo elemento giunto sino a noi. Ciò che resta è sempre solo una parte della complessità sociale tipica di ogni epoca, ed è proprio la sua ricostruzione storica la sfida maggiore per un archeologo, nonché la sua missione culturale.

Non esiste una maniera univoca per ampliare la conoscenza di un dato territorio o di un particolare periodo, piuttosto vi sono molteplici ottiche di ricerca, che variano a seconda del tipo di indagine condotta (lo scavo è solo una delle possibilità, non l'unica) e dello scopo prefissato.
C'è chi si occupa della documentazione stratigrafica, chi effettua i disegni delle strutture con gli stessi programmi informatici usati in altre professioni, chi studia il materiale (numismatico, ceramico, osteologico, metallico, etc) per definire un arco cronologico di dettaglio, il progresso tecnico delle manifatture, le reti commerciali.
Vi è però un elemento chiave, trasversale a tutte queste specializzazioni, ed è il contesto di ricerca, il bacino fisico che contiene le informazioni archeologiche raccolte. Esso è il fil rouge che rimette in ordine la matassa arruffata, la chiave primaria per un'interpretazione storico-realistica e scientifica della Storia di un territorio.

Il singolo oggetto non è altro che un vaso, una monetina, un mattone, se decontestualizzato, ossia una cosa
che senza la sua provenienza perde schegge di un significato talvolta ricostruibile solo in misura minore.
Un reperto acquista valore aggiunto dalla relazione con il suo preciso contesto e con gli altri oggetti ad esso associati, ed è nel comprendere sia i dati spaziali sia quelli temporali che l'interpretazione storica diventa più verosimile. Ad esempio una ceramica da cucina, riconosciuta sulla base di criteri tipologici, ha un diverso significato se trovata vicino un focolare o in un ambiente di scavo senza nessuna struttura da fuoco.
Nel primo caso potrebbe essere stata usata in concomitanza con il focolare stesso, e quindi indicare il luogo come probabile cucina. Nel secondo, potrebbe avere perso il suo scopo originario, ed essere stata riutilizzata a mo’ di contenitore per derrate alimentari o altro ancora, in uno spazio adibito a magazzino. Ovviamente si sta attuando una semplificazione; l'intento è rendere evidente come lo stesso oggetto possa assumere diverse valenze non riconducibili alle sue semplici caratteristiche fisiche.

Emerge dunque il bisogno di instaurare un dialogo, uno scambio che coinvolga numerosi e diversi protagonisti: non solo gli archeologi nelle loro specifiche competenze e nei loro differenti ambiti, siano essi inseriti all'interno dell'ambiente universitario o nelle cooperative private.
Andrebbe promosso un rapporto d'interdipendenza anche all'interno di altri ambiti professionali capaci di intrecciare il proprio percorso di ricerca con l’archeologia. Architetti, geometri, geologi, agronomi, chimici, il personale delle amministrazioni pubbliche, e non ultimi i singoli cittadini, che hanno pieno diritto di accedere alla Cultura della Memoria.

Così, comunicare diverrebbe parte integrante della scoperta stessa e del fare ricerca: non si può essere gelosi della conoscenza, tanto di più se essa è costruita su Beni Culturali che appartengono a tutti.
Rispondere alla grazia delle domande è il mezzo più efficace per far circolare le idee, sensibilizzare le coscienze e promuovere la storia. Essa si muove come cornici concentriche, parte da un piccolo centro per propagarsi tutto intorno.
Perché guardandosi intorno non vi siano macerie accumulate a caso, cocci in attesa di una sistemazione, ma luoghi vivi, spazi in cui siano i racconti locali a svelare il loro intrecci, per illuminare coi bagliori del passato le ombre dell’oggi.