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Lavinia, Un'Ombra Fra Mito & Narrativa

Scritto da Antonella Mecenero.

I personaggi della letteratura, si sa, vivono in eterno nelle opere in cui sono raccontati, che li hanno sottratti allo scorrere del tempo.

Ma quale può essere la sorte di uno di essi che sfiora soltanto una vicenda immortale, tratteggiato in poche righe d’abbozzo, all’interno di un’opera se non incompiuta, almeno non rifinita? Ebbene, il romanzo Lavinia prende forma da queste premesse.
L’epica classica ha sempre affascinato gli autori del fantastico, che l’hanno presa a pretesto per costruire nuovi, inquietanti, mondi, come fa Dan Simmons con Olympos, oppure l’hanno usata per rivisitazioni moderne e aggressive, come la guerra di Troia femminista di M. Zimmer Bladley de La Torcia.
Ursula K. Le Guin, che sarebbe riduttivo definire solo autrice di fantastico, ha il tocco dei grandi, quello capace di spostare l’attenzione verso prospettive inaspettate.
Dai pochi versi dell’Eneide che la riguardano si staglia dunque Lavinia, anima tormentata e inquieta a cui sono negate l’immortalità del capolavoro e l’oltretomba dei vivi. Più pallida ed eterea di Creusa, è solo un’ombra, un fantasma condannato a vagare tra mito, storia e letteratura.
La sua anima lacera rinasce dalla fantasia di una scrittrice che - alle soglie dei novant’anni - non ha più nulla da dimostrare, e può permetterle di prendere forma.

Lavinia è un personaggio squisitamente classico, consapevole della propria natura.
Quando si reca nel bosco sacro alla ricerca di un oracolo, non le risponde una divinità. A mostrarsi è lo spirito stesso di Virgilio, un Virgilio morente, in coma sulla nave verso Brindisi. Mentre la sua mente continua a tormentarsi per il poema non del tutto terminato, inspiegabilmente la sua anima travalica i confini del tempo e della letteratura per portarlo a cospetto della fanciulla che non ha il tempo narrare come dovrebbe. Un Virgilio, tuttavia, che è anch’egli tanto il personaggio storico che letterario.
«Sei stato nell’Oltretomba? Con Enea?»
«E con chi altri... Di quale altro uomo sono stato la guida? Lo incontrai in una selva, come questa (...) Risalii dalle tenebre per incontrarlo, per mostrargli la strada... Ma quando è stato?» mormora Virgilio, smarrito fra storia e letteratura.

Lavinia è consapevole di essere la fantasia di un poeta; il suo autore stesso glielo ha rivelato, e mentre gli altri si affannano lei ode, ogni tanto, il suono dei versi che rende il suo mondo possibile. È anche una donna, tuttavia, che rivendica con orgoglio la sua unicità.
«Come Elena di Troia provocai una guerra. Lei perché si lasciò prendere dagli uomini che la volevano. Io perché mi rifiutai di essere data, di essere presa. Scelsi da me il mio uomo e il mio destino.»

Con la pacatezza di chi non mette in discussione il proprio ruolo e il suo posto nel mondo, Lavinia rifiuta i suoi pretendenti, per scegliere in prima persona la sua sorte.
In questo, è in tutto e per tutto un personaggio tipico di Ursula Le Guin.
Anche se ha scritto romanzi e racconti di ogni genere, l’autrice ha raggiunto la fama negli anni ’60, come capofila della fantascienza sociale. Tuttavia, ha sempre lasciato scorrere, nelle sue opere, una vena di femminismo. Un femminismo mai estremo o aggressivo. Più che l’emancipazione e il controllo totale della propria vita, le sue eroine rivendicano la possibilità di una scelta, anche quella di accettare il ruolo istituzionale di moglie e di madre. Sono portatrici di una saggezza pratica e istintiva, sinonimo di consapevolezza.
Dunque la Le Guin non avrebbe mai potuto raccontare Elena, che porta la guerra seguendo le proprie passioni, ma con dolcezza narra di Lavinia, che è conscia di essere l’invenzione di un poeta. Accetta di amare un uomo destinato a una morte prematura, e senza ingenuità fa ciò che deve fare per portare avanti il suo mondo.



Ursula K. Le Guin
Lavinia
Cavallo di Ferro editore, 2011