Stampa
PDF

Il Giardino In Tasca

Scritto da Elena Calafato.

Ogni cosa ha un odore, una forma e un peso specifici.

Certe volte, per riconoscere un oggetto e per capirlo, ci basta soppesarlo tra le mani. I contorni di un volto ci raccontano le storie di una vita; i contorni di un libro, invece, aprono per la mente orizzonti infiniti.
Di tanto in tanto, la verità ci si palesa davanti, nella sua semplice chiarezza. Una singola frase può essere come un lampo per la mente e per il cuore, e fornire risposte a interrogativi che durano da sempre, da quando ne abbiamo memoria. A me è capitato questo, mentre leggevo distrattamente una raccolta di proverbi:

.                                            .                          .                .Un libro è un giardino che puoi custodire in tasca
.                                            .                             .             .(Motto cinese)

Eccola lì, nuda e splendida, la verità. Ecco spiegato, in una decina di parole, il fascino misterioso dei libri. Oggetti semplici, di una semplicità disarmata e disarmante, ma preziosi come poche altre cose.
I libri come li conosciamo, quei libri che a detta di molti verranno presto sostituiti da files immagazzinati su supporti digitali, sono il risultato di una storia lunga millenni, e rispondono alla necessità umana di fermare, in qualche modo, il proprio pensiero, e condividerlo con i propri simili al di là dei ristretti limiti dell’esistenza. Una necessità molto forte, che presentava e presenta inconvenienti non trascurabili, che vanno dall'esigenza di reperire materiale scrittorio in quantità sufficiente, alla selezione di quale pensiero o storia valga la pena di rendere κτῆμα ἐς ἀεί (ktema es aei), un “possesso per sempre”, come a Tucidide piaceva pensare della sua opera – anche se pare che il problema non sia più così rilevante, ai giorni nostri.
Passando dal volume al codice, dal papiro alla pergamena e poi alla carta, i libri hanno rappresentato una costante nella storia dell'uomo. Ciascuna epoca, quale più, quale meno, ha voluto conservare qualcosa di essa in volumi accatastati in biblioteche e monasteri, che nonostante i cataclismi della storia umana hanno saputo svolgere il loro ruolo di custodi.

Ma qual è il motivo di tanto amore e di tanto ostinato attaccamento nei confronti del libro?
La risposta ce la fornisce il proverbio cinese. I libri sono i depositari dell’esperienza, i guardiani della storia, dei suoi vizi e dei suoi pregi, di tragedie e commedie tante quanti i fiori di un giardino. Al tempo stesso sono la chiave che apre le porte all'immaginazione, perché ogni vicenda e ogni racconto vengono di volta in volta vissuti in modo diverso da chi li legge, e possono costituire il grimaldello per scardinare le certezze, o l'incantesimo che dissolve le foschie sul passato, su un mondo in cui si sta stretti.
Ogni libro ci consente di vedere la realtà con occhi nuovi.

Ogni cosa ha un odore, una forma e un peso specifici, e anche i libri hanno una propria fisicità.
A quelli dell'infanzia associamo pagine di cartoncino, difficili da piegare e resistenti, piene di colori e a volte di suoni. Quelli di scuola invece sono spesso associati a noiose successioni di pagine tutte uguali. Nelle biblioteche pubbliche aleggia quell'odore tipico della carta che invecchia.
Le edizioni economiche hanno copertine leggere, a cui bisogna far attenzione se si vogliono evitare strappi e rotture. Insomma, ogni libro ha i suoi caratteri peculiari: certi tratti ne denunciano le origini e certi altri ne dimostrano l'impiego. Quelli che ci sono più cari hanno le pagine sgualcite e riattaccate con lo scotch, come i vecchi peluches, che magari hanno perso morbidezza o sono stati rattoppati qua e là. Perché i libri, come tutti gli oggetti, e come le persone, portano con sé mille storie, che vanno ben oltre a quelle tracciate dai caratteri a stampa.
Per quanto ancora però potremo raccontare la nostra avventura attraverso di essi? Nuove tecnologie si prospettano all'orizzonte, e con esse innegabili vantaggi. Quanti libri digitali infatti si possono conservare in una penna USB o in un hard disk? Quanta carta si potrà risparmiare, quanti alberi si potranno salvare, se il nostro supporto sarà la pagina virtuale?
Volendo, si potrebbe anche rileggere l’antico proverbio cinese e sorridere, pensando a quanti libri-giardini potremmo riunire in un solo tablet.

Ma davvero ci si può affezionare a qualcosa senza forma?
Come può un supporto elettronico sostituire il contatto, l’affetto che lega un episodio, una storia, un avvenimento a un testo tangibile?
Un giorno, forse, ci troveremo a sentire la mancanza di quei giardini di carta, e cercheremo di ricordare quanto erano lisce le pagine del nostro libro preferito come il volto di una persona a cui volevamo bene, e che ci ha ormai lasciato.