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Metamorfosi Del Libro Nell'Era Del Codice Binario

Scritto da Dario Panizza.

Il Web è la nuova frontiera letteraria. Nessuna scoperta, è cosa già nota. E trattata in dibattiti, saggi, interviste, ben oltre la mera questione di forma. Questione di stili, e non solo. La narrativa stessa è più dinamica, perché esalta quella soggettività che è propria di chiunque, e da chiunque è plasmata. Se ne sono accorti anche gli editori, che da anni setacciano la Rete a caccia di talenti.
Jacques Jouet e Renaud Camus, in Francia, fanno persino partecipare i lettori alla stesura delle loro opere, che in tal modo variano anche quotidianamente.
A differenza della letteratura tradizionale, quella informatica è interattiva, dinamica e generativa. L’interazione avviene quando più fruitori di una pagina ne costruiscono o comunque determinano il contenuto: l’autore ha l’ultima parola, ma grazie a contributi scritti, risposte, aggiunte, revisioni, suggerimenti, può dare una dimensione plurale al processo creativo.
La dinamicità permette di seguire un testo senza rigidi schemi, laddove quest’ultimo non esiste in concreto: è una pagina virtuale, qualcosa che può scomparire così com’è apparso, subire variazioni nel tempo. Tra i molti aspetti dinamici grande rilievo ha l’estetica, l’aspetto fluido e d’impatto sul lettore, che può essere influenzato, attratto, invitato a partecipare anche solo con un parere, uno spunto. Alcuni la chiamano sinergia.



È il presupposto della letteratura globale, un meccanismo generativo in continuo sviluppo, che dà a chiunque gli strumenti per una continua evoluzione. Si parte dal concetto che l’informatica è come una lavagna dal perimetro indefinito su cui si può, a scelta, conservare, archiviare il ricordo, oppure cancellare e rifare meglio, aggiungere, togliere, perfezionare. È una struttura mobile, un cantiere in cui non è vietato l’accesso ai non addetti, anzi, è gradita la visita. Internet, del resto, si basa su un codice astratto, una sequenza di numeri binari – zero ed uno – da cui si ottengono immagini del mondo, filmati, rappresentazioni interiori, disegni, effetti più o meno speciali. Insomma, un luogo tridimensionale che attraverso uno schermo permette di entrare e conoscere, giocare, apprendere.
In Francia, negli USA e in Giappone sono stati realizzati spettacoli con generatori virtuali di musica e poesia, dove ogni volta il pubblico assiste a una performance differente pure se gli artisti ripetono sempre lo stesso copione. Il generatore infatti ha un software capace di tradurre l’interpretazione del recitato o del cantato, modificandolo in tempo reale sulla base dei frammenti sonori.
L’impressione è che il computer, tramite i sensori, sia in grado di comporre autonomamente versi o melodie. L’inganno è più sottile, l’interazione qui è passiva, ma a prescindere emblematica.

Soluzioni avveniristiche a parte, in cima alla hit parade dell’interazione c’è il social network, le cui potenzialità sono note ma ancora poco sfruttate. Si sta cominciando da poco a creare pagine aperte alla contaminazione globale, alla scrittura collettiva. Molti continuano a preferire il blog.
Forse perché resta essenziale (e inibisce) la figura del moderatore, forse perché gli ingranaggi della letteratura in multitasking hanno un approccio complesso, la partecipazione a progetti come quello di Dina Larsen rimane piuttosto limitata.
Tra le metamorfosi della carta e il ripensamento della metafora espressiva del romanzo, nel senso neofantastico del termine, il futuro avanza con una rapidità superiore al gusto: nei fatti, continua a vincere la semplicità. Quella de La Ballata Del Corazza, il racconto open source del collettivo Wu Ming; quella di Marco Corrias e il suo editing collettivo, o in altra forma la proposta di Elisabetta Migliavada dell'ipotetica preparazione di gruppo di un libro ne Le Giornate Di Un Editor. 
Fuori dall’intrapresa ludica invece, la letteratura 2.0 sembra portare ancora semi sterili.
Almeno per ora, in Italia, il virus virtuale di Kai Zen Clan, e i tentativi un po’ sbilenchi di 2005 Dopo Cristo o Il Mio Nome È Nessuno, firmati da alcuni pesi massimi della narrativa, non hanno attecchito. Il futuro però è alla finestra, sinonimo di promessa.