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Agostino & Le Geometrie Dell'Adolescenza

Scritto da Ilenia Barba.

Il mondo che ci circonda assomiglia sempre più a una macchina lanciata in una corsa folle.

Lavoro, scuola, famiglia e mille altri impegni ci spingono a cercare riparo nella giungla colma di predatori insaziabili. Tutta questa fretta, questo turbinio di vita incompresa porta alla meccanizzazione della personalità. Siamo sempre più numeri, cifre, pedine indistinte sulla vastità della terra.
Tutto ciò porta un disinteresse per le cose più semplici e desiderabili della vita: un attimo di pace, di tregua, di sfogo dalla tensione, un ritaglio dove si è soli, magari in compagnia di un buon libro.
È proprio così che si può scoprire, sfogliando una copertina o pagine all’apparenza insignificanti, una storia contemporanea immersa in un’altra epoca, in un luogo sorprendentemente simile al nostro.

È una serata d’inverno: nei viali gli alberi sono ormai nudi, l’asfalto è lucido di pioggia e penso a Inverno Di Malato, un racconto di Moravia. Rivedo il protagonista, Alberto Pincherle, immobile per cinque anni su un letto fra termometri, visite, infermieri, e tanto tempo da riempire con le pagine di Dostoevskij. Poi, Gli Indifferenti. Per almeno quattro generazioni è la scoperta del lato buio della luna: insieme ai film di Renoir, ai “gettoni” di Vittorini, porta nell’ottimismo ufficiale l’amarezza realista della sconfitta.
Ma l’autore sa che non si può inventare la storia degli altri sulla propria misura. Così, sceglie di aprire uno scenario su quel passaggio che tutti compiono, e che porta dalla giovinezza spensierata a un’adolescenza problematica, turbolenta. E lo fa scrivendo Agostino, un’opera breve, censurata al tempo dal regime fascista e ripresa nel dopoguerra.

Di primo acchito il libro può sembrare noioso, privo di un significato tangibile, a causa della quasi assenza di ritmo. Ma un’analisi più accurata mette in rilievo le mille sfaccettature del protagonista, nei cui tratti e nel turbinio di sensazioni vecchie e nuove ci si riconosce appieno. Il distacco dalla madre e la vista di quest’ultima come donna, una donna diversa da quella di sempre, con forme, sensualità, e capace di sedurre un uomo, lo sconvolge e lo affascina nel contempo.
Agostino conosce ragazzi di un ceto sociale meno agiato, impara a difendersi coi propri mezzi da questi e da un mondo diverso, meno perfetto di quello in cui aveva vissuto, un mondo sudicio, immorale, privo di pudore e pieno di novità sconvolgenti. E lentamente matura.
Il processo si completa quando arriva a capire da sé di essere in una fase di transizione, alla fine della quale non sarà più il ragazzino beato di prima, bensì uno che ha vissuto esperienze tali da forgiare la personalità di un futuro uomo.

Agostino è un simbolo attuale anche ai giorni nostri.
Travalica il tempo, ne attesta lo scorrere, rappresenta il periodo dal quale si esce cambiati in profondità, e si formulano le prime idee sulla vita quotidiana, i rapporti, le relazioni. Oggi come allora. È un racconto sempre moderno. Non bisogna farsi suggestionare dal paesaggio bizzarro che egli si trova davanti, perché si rischia di perdere il punto focale.
Inoltre quel paesaggio, tanto strano inizialmente, a una seconda occhiata appare molto più reale di molti altri.
La madre sola che cerca un nuovo compagno, la scoperta dell’omosessualità, un adulto che approfitta dell’ingenuità dei ragazzi, e lui che cresce troppo in fretta: nulla di più contemporaneo.
Proprio come accade all’autore, che raggiunge il successo a soli diciannove anni, una sorta di vaccinazione precoce. È a Zermatt, in Svizzera, per alcune cure. Non sa della sorte del suo primo romanzo: esce dall’Italia sconosciuto, vi torna famoso.
Travolto del successo, impara che per voler bene ai timidi, agli introversi, serve una certa fatica, e riversa tutto ciò in quelle pagine. Molto più di un passaggio biografico
fra il destino e l’avventura della vita.




Agostino, di A. Moravia - Ed. Bompiani