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Indisciplina di Stato

Scritto da Walter Brusini.

Chiariamo subito: i due pilastri della civiltà sono la Cultura e la Sanità.
Tutto dipende da essi: istruzione, dunque il sapere generale e quello specifico, la ricerca, la scienza, quel progresso tale solo se serve all'uomo e non lo rende schiavo di sé, l'economia (positiva solo se tarata sul quotidiano: il gigantismo è una bulimia perversa e distruttiva) e la salute pubblica. E di salute pubblica si va parlando da quando è arrivato l'allarme del Covid19 in Italia, di cui il governo riconosceva e sanciva la pericolosità in un documento pubblicato in Gazzetta Ufficiale (https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2020/02/01/20A00737/sg) già a fine gennaio. In poco tempo è accaduto ciò che alcuni presunti esperti da salotto televisivo e virologi di chiara fama – guadagnata forse giocando all'Allegro Chirurgo – avevano prima negato, poi sottovalutato: l'esplosione della pandemia, e con la prevedibile gravità.
Lo Stato è intervenuto tardi, mettendo ora un'area ora un'altra in quarantena, sul modello dei provvedimenti presi dalla Cina, che con settimane d'anticipo aveva affrontato il virus. Con due sostanziali differenze, che risultano determinanti fin da subito: la scarsità di tamponi effettuati al fine di individuare i contagiati, asintomatici compresi, isolando i suddetti per proteggere meglio le categorie più a rischio; la mancata sanificazione dei mezzi, dei luoghi in cui s'è rilevata presenza del coronavirus e in quelli di forte passaggio. Attenzione: per sanificazione non si intende la mera pulizia delle strade, no, la sanificazione viene fatta da squadre di operatori in tuta integrale ed è una disinfezione totale, che va ad eliminare ogni forma di spore e microbi negli ambienti interessati.

Ora: le misure economiche di cui il governo sta discutendo vanno bene, però prima
deve venire la cittadinanza. Senza popolazione, infatti, non esiste nessuna economia. Quindi i provvedimenti istituzionali. Alla luce di un esame attento che riguarda la loro forma, lasciano alcuni punti di domanda. Anzitutto la distrazione di massa: perché virare tutta la colpa sui cittadini indisciplinati, benché gran parte di loro si sia dimostrata davvero tale e vada avanti a tenere atteggiamenti irresponsabili? Innegabile che vi siano state da un lato la fuga di decine di migliaia di mostri, autentici mostri, insensibili al punto da lasciare le zone infette della Pianura Padana per correre dai parenti, portando il contagio al sud e dove esso non era ancora arrivato. Da un altro lato gli assembramenti, le grigliate e le chiacchiere da panchina di gruppo, i raduni da parchetto, senza granché rispetto per la distanza sociale.
Quella distanza su cui tanto per variare si dibatte, e se qua viene fissata in un metro, in Oriente cresce fino a due. Quella distanza che non viene agevolata nei luoghi di maggiore assembramento come i supermercati e i negozi di alimentari. Se riduci l'orario d'apertura di essi è naturale che il pubblico (non usiamo il vocabolo consumatori poiché da sé evoca la più disgustosa delle classificazioni) non potrà affluire se non in maniera razionata per tenere la distanza, ma disagiata per la minore disponibilità lungo l'arco del giorno. La speranza è che venga al più presto corretto l'errore.

Preso atto di ciò, però, vietare di uscire di casa anche per pochi passi, e passi di sola salute, magari in campagna, non è cautelativo, ma illogico. Specie se il giro viene fatto in solitudine. Altrimenti è come dire che il Covid19 è a zonzo nell'aria ed uscendo lo prendi più facilmente. Chi riflette su un messaggio del genere, a sua volta, non può fare a meno di chiedersi perché, dato che in casa l'aria è molto più viziata che fuori, e se il virus viene con l'aria (più le aree sono inquinate, più è letale) allora è già in tutte le abitazioni e dovrebbe essere vietato anche respirare. Insomma, il blocco totale e il terrorismo mediatico per dare il giusto input a tanti incoscienti sono comprensibili, ma chi è il primo tra gli indisciplinati? One time again, lo Stato. Il quale, anziché prendere esempio dalla Corea e dai Paesi che stanno contenendo il contagio coi tamponi a tappeto di cui sopra e con la sanificazione di ogni angolo, criminalizza anche il cittadino rispettoso.
Per fare un esempio molto realistico, se un cittadino con una patologia cardiaca che va dalla protesi alla banale (si fa per dire) ipertensione, necessita di passeggiate della salute all'aperto, e non può farle nel perimetro di un monolocale, presto o tardi è destinato al ricovero. E il ricovero carica i medici di altro lavoro, gli ospedali di spazi appositi oggi destinati ad arginare la pandemia; per giunta, mette a rischio il paziente di contrarre il virus. 
Avere depauperato la Sanità di anno in anno è l'altra imperdonabile colpa dello Stato, benché – troviamo fondamentale chiarirlo – non sia cosa imputabile all'attuale esecutivo. I responsabili dello scempio sono noti, hanno nomi, cognomi e distintivi di partito. Nostro compito non è fare un elenco che tutti possono stilare, purché lo vogliano: basta una rapida ricerca sul web, ovviamente nei siti privi di bufale e, pure qui, di servilismo politico. Alcuni, rei e correi, sono tuttora a spasso, probabilmente in una delle seconde o terze case, in località distanti dalla zona rossa. E tanti ancora ignorano di non doverli affatto ringraziare. Perché con una Sanità efficiente si sarebbe patita comunque l'emergenza, sì, ma nessuno sarebbbe morto in casa, o starebbe rischiando di morire per carenza di strumenti, ossigeno, personale.

Chi ha vissuto gli anni Settanta e Ottanta, sia da bambino che da adulto, di sicuro può ricordare la Sanità italiana come un'eccellenza, alla quale sono state via via tolti gli organi necessari per fare funzionare il corpo intero. Nel guscio di una Ferrari è rimasto un motore da utilitaria, e anche la carrozzeria non è stata revisionata. Siamo claudicanti nell'emergenza e pessimi nella prevenzione perché nessuno ha investito su di essa, e l'ecatombe dovuta al coronavirus prova come i due pilastri della civiltà non vadano mai toccati, incrinati, impoveriti. Chi foraggia Cultura e Sanità, e le sviluppa, è un vero statista, cioè lavora per l'insieme dei cittadini che formano lo Stato; chi le impoverisce è un nemico del popolo.