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La Teleberlusconizzazione alla Luce del Fact-Checking

Scritto da Stefano Losi.

Le sacre scritture non dovrebbero mai entrare nelle stanze dei governi laici.

Eppure è un fatto: tra baci a rosari e predicozzi democristiani, il circo della politica italiana non si dà per vinto, sapendo che perfino i ladroni sono ammessi in paradiso. Per di più, sul Calvario, i furfanti erano due, e nessuno ha mai saputo se l'altro fosse rimasto a piedi o no. Tant'è, a piedi pare rimasta, one time again, la nostra repubblica della lagna, dove nulla va mai bene e tutti patiscono la sindrome dell'allenatore. Messi alla prova, però, non saprebbero venirne fuori neppure lontani dagli scranni di un governo. Ne dibattevano giusto un paio d'ore fa due uomini, il cui confronto vale la pena di essere riportato.

«Hai sentito il discorso di Conte?».
«Da uomo di Legge l'apprezzo, ma è responsabile anche lui».
«Di cosa, scusa?».
«Ma come, di cosa? Perdinci, è stato più di un anno premier, e con la Lega!».
«Quindi?».
«Quindi anche lui è colpevole».
«Ripeto, di cosa?».
«Ancora? Ma non hai visto il Decreto Sicurezza?».
«L'ho visto, purtroppo».
«E gli ha concesso anche il bis!».
«E poi?».
«Ma come, e poi?».
«E poi vuol dire cos'altro avrebbe combinato».
Silenzio. Ci pensa un poco, infine sbotta a dire che è stato al governo con la destra.
«Ah, la destra. Prima se non sbaglio c'erano Renzi, Monti e Berlusconi...».
«E con questo?».
«Hanno fatto politiche di destra».
Altro silenzio. Ci riflette, poi sancisce che quelli erano competenti.
«Competenti? Il cavaliere ci ha portati alla bancarotta».
«E Monti?».
«Una strage di artigiani, piccole imprese, e politiche neoliberiste».
«Sì, ma la sinistra...».
«Quale? La sinistra ha fatto il patto del Nazareno, e giù col jobs act, i voucher e altra roba di pura destra».
«Sì, ma questi qui...».
«Appunto, ci risiamo. Questi qui. Dimmi: oltre al Decreto Sicurezza?».
Terzo silenzio, sempre più imbarazzato.
«Sì, ma poteva fermarlo, no?».
«Sei dottore in Scienze Politiche?».
«No, ma...».
«Ecco. Per fermarlo ci voleva un iter preciso, e né Conte né l'altro vicepremier hanno quei pieni poteri che il leader della Lega vorrebbe avere dalla gente».
«E allora?».
«E allora ti spiego l'iter, così capisci che...» ma l'altro l'interrompe.
«No, ti prego, non ne posso più. Mi basta quello che hanno fatto e spero che si vada a votare al più presto».
«Per avere di nuovo la destra al potere?».
«Io sono di sinistra».
«Bene, allora perché non vuoi che ti faccia un discorso di sinistra?».
«Perché ti metteresti a spiegarmi le regole...».
«Per giocare servono regole».
«Ma questo non è un gioco, qui si tratta della pelle della gente».
«Gioco è una definizione».
«E comunque le tue regole sui giornali non ci sono, e neanche in tivù...».
«Bravo, lì ti volevo».
«In tivù?».
«Già. Potrei elencarti una per una le riforme o quelle che aveva intenzione di promuovere quel trio che tu denigri, cioè Conte, Di Maio e Salvini, che poi sarebbe un duo, spiegandoti che a lavorare sono stati, appunto, solo i primi due».
«Capirai! Belle riforme...».
«Hanno tolto i voucher, che drogavano il mondo del lavoro creando sfruttamento. E uno. Poi, se tu sei di sinistra come me, sai bene da quanti anni sogniamo, oltre a meno prostituzione per un posto di lavoro, una maggiore equità sociale».
«Non dirmi che l'hanno fatta, 'sti pagliacci».
«Quelli che tu chiami pagliacci ci stavano provando. Il reddito di cittadinanza è una mossa, che si è tra l'altro rivelata meno dolorosa per le casse dello Stato. La quota 100: la Lega non sapeva manco da che parte iniziare e la restante parte del governo gli ha tolto le castagne dal fuoco. Poi c'è il decreto che dà il Daspo ai corrotti, che introduce il trojan per le intercettazioni e la figura di un agente sotto copertura. E qui siamo nel campo di cui parla il leader della Lega, senza però aver mosso un dito. Ha fatto tutto l'altra ala del governo. come per il Decreto Dignità. Ha trasformato i rapporti a termine e quegli apprendistato che non finivano mai in contratti stabili... e con un volume di oltre il cento per cento. I numeri non dicono bugie. Vuoi che vada avanti?».
«Oh, ma sei diventato pro-Conte?».
«Al posto di dire scemenze, cerca di essere obiettivo».
«Ma non si può. Tutti sono con la Lega, tutti parlano solo della Lega...».
«Che non ha fatto niente, il nulla più assoluto. Il suo leader è un assenteista, non si è presentato non solo tra i banchi dove i decreti si discutono, se non in qualche rara occasione, ma non è andato a riferire né sul caso Russia né sui bacetti dati alle madonnine e ai rosari. E l'aveva chiamato non un nemico sulla carta, ma Morra, il presidente dell'Antimafia, un cinque stelle».
«La madonnina?».
«Eh già». E l'uomo gli spiega, con pazienza, cosa simboleggiano quei baci al rosario, dati in un preciso e ben circoscritto contesto geografico. Quindi l'altro minimizza:
«Ma per favore, non ti inventare sceneggiati!».
Alché l'uomo passa dei buoni minuti a descrivergli come il consenso viene carpito, condizionato, e come viene ridotta pian piano la dimensione dell'operazione da parte di certi media. Il teleberlusconismo, ossia come i media che fanno capo al cavaliere orientano il consenso e il gusto politico, oppure ne spostano una buona fetta, gli dice, è già spiegato in un volume a cura di Paul Ginsborg ed Enrica Asquer dal titolo Berlusconismo: analisi di un sistema di potere, e rimango stupefatto della citazione. Costui gli fa rilevare come quel mix di teoremi, tra cui la (sub)cultura della vita pubblica e dei suoi miti come un grande, appetibile Drive In alla portata di tutti, quindi la creazione del partito-azienda, il ruolo cruciale giocato dalla «neotelevisione» ben inserito però in una narrazione più ampia che si innesta nella continuità con quegli elementi di lunga durata che hanno segnato e che segnano la storia italiana (una mai celata avversione allo Stato, alle regole, per non dire della passione per l’«uomo forte», per una forma furba di qualunquismo che fa leva sulla debolezza dei valori civici) abbia scritto e scriva, di giorno in giorno, svariate pagine a riguardo. Pagine che si fanno capitoli di una sociologia deviata, e deviata con cura dalle frequenze. Le stesse, poi, che si fanno vettori di stereotipi nel ridicolizzare un avversario o nel dare forma a un modello da distruggere. Facile, in tal senso, propalare il concetto del "capitano" devoto ai rosari e al popolo, con scene di isterismo per il neo-ras ovunque vada, e dal lato opposto generare il circo ora sul club dei parvenu di scarsa competenza che sbagliano i congiuntivi – e quando salvano i lavoratori o fanno riforme di equità sociale si tace, o se ne lascia parlare in qualche sito da poche visite che può pure sfuggire al controllo – o, peggio ancora, dare corpo all'odio sul partito di Bibbiano. Ebbene, quella guerra catodica deviata passa per i palinsesti, per canali tivù e per i loro totem riproposti a cottimo a tutte le ore, nei programmi di intrattenimento e nei giornali, nelle riviste di gossip, nei cinema, alla radio, nel music business e perfino nelle etichette dei prodotti da supermarket. Si tratta di una strategia che risale al tempo di Vance Packard, roba anni Cinquanta, affinata e resa più massiccia, più capillare. Capillare perché oggi ci sono i social in cui buttare tanto pattume e fake news tali da distruggere il destino non solo di un uomo e la sua dignità, ma anche una formazione sociale o aziendale, un'associazione, un ente o un partito, una istituzione. Sai quanti ci cascano? Leggi, gli dice ancora, leggi i quotidiani, leggi le pagine social di giornalisti, autori, filosofi, pensatori e gente che si presume abbia gli anticorpi a tutto ciò e invece non sa guardare che da un lato, ed è priva di obiettività. «Capito perché quel potere, in Italia, ce l'ha uno solo?».
«Seh... e perché non i marziani?».
«Stai facendo come quelli che "la mafia? Non ci risulta". Morra ha chiamato all'antimafia il capo della Lega e non lo ha fatto per ordini di partito, o di movimento. Lui dov'era? In tivù, o a fare i soliti comizi. Sai chi li ha pagati, quei comizi? Io, te, tuo figlio, tua moglie, mia moglie, le famiglie di tanti bravi cittadini che la tivù», e gli tronca di nuovo le parole in bocca.
«Ancora, la tivù! Sembra che tu stia facendo una crociata contro la tivù. E piantala!».
«Sai che è proprio il sistema di semplificazione della tivù che ha indotto, da un trentennio buono ad oggi, la gente a sviare i ragionamenti complessi e prendere per buone tutte le fesserie che sentono?».
«Ce l'hai con me? No, dillo se ce l'hai con me...».
«Ce l'ho con chi si lascia plagiare. Sai quanti intellettuali ci cascano? Io non sono migliore, per carità, ma per lo meno mi sbatto per vedere cosa c'è dietro la patina».
«E cosa c'è, sentiamo».
«C'è il tifo. Ti faccio l'esempio del governo appena caduto. Tu e una metà almeno dell'Italia che si mette coi piedi sotto il tavolo e accende la tivù, o legge un giornale, è convinta che la Lega sia regista di tutto ciò che ha a che fare con le sorti della politica attuale. Bello e cattivo tempo. Tu stesso l'hai detto, no? Eri certo che Conte era parte del clan di quelli che sono stati zitti, pur potendo parlare. No, caro, Conte, oltre al suo ruolo, ed agli appuntamenti istituzionali e con i leader degli altri Stati, dalla Lega ha visto tanta buriana per il Decreto Sicurezza, ma poi? Poi erano gli altri a lavorare. Stessa tattica le tivù e i giornali: titolo a piena pagina su ciò che fa la Lega, su quante scoregge ha fatto Salvini sul social e quanti rutti dopo una serata a panini e mojito. Io la butto in comica, ma vai pure a ripercorrere la scaletta dei TG, fai passare i quotidiani e poi dimmi se sono io fuori dalla realtà o loro. Non ci metterai molto a capire».
«Sì, ma l'equità sociale...».
«Era in itinere, come si suol dire. Sai che è dalla metà degli anni Settanta che non ci sono conquiste degne di nota da parte dei grossi partiti? Sai che la sinistra ha avuto delle maggioranze bulgare e per tutto il tempo non ha fatto altro che parlare di ius soli, di redistribuzione del reddito, di patrimoniali, di fare sparire i fasci e le sigle fasciste dall'Italia, senza mai realizzare niente di tutto questo?».
«E questo che significa?».
«Che hanno fatto più i cinque stelle in un anno che la sinistra in venti e passa al governo».
«Lo ius soli?».
«Se si mettessero a discuterne con la nostra sinistra ne verrebbero a capo».
«Parli come un grillino».
«Parlo come uno della sinistra critica, non come un teleberlusconizzato».
«Grazie!».
«E che ti posso dire? Hai la maggioranza, una maggioranza bulgara, totale, ricorri alla fiducia come ha fatto, per dire, il bluff dei renziani, e lo ius soli passa eccome. Non lo fai? Allora non lo vuoi fare... tutto qui. E se non lo fai è perché hai bisogno di una battaglia da combattere nel futuro. Se non dai un bel colpo da kappaò alle destre, se non dai lo sfratto a Casapound e i gruppi fascisti, è perché non lo vuoi fare».
«Motivo?».
«Motivo? Te l'ho appena spiegato: serve un nemico, sennò la gente contro chi ti vede lottare?».
«Questa è fantapolitica».
«No, caro. Questo è realismo. Se io sventolo una bandiera, se io vado, che so, ad un'olimpiade, e mi porto i colori di una nazione addosso, non corro per il secondo posto e do la colpa a un avversario che mi ha fatto uno sgambettone a pochi metri dall'arrivo: provo ad arrivare primo. Se non ce la faccio pace, ma se non ce la faccio sul serio tutti vedono almeno il mio impegno. Se invece tutti sanno che ce la posso fare, che ho i mezzi e le risorse per tagliare per primo il traguardo, ma arrivo secondo, è chiaro che c'è una ragione ben valida nella mia rinuncia».
«Perciò, per te, alla sinistra non interessa risolvere i problemi dei lavoratori...».
«Anche alla destra. A loro interessa il partito, e perché sia sempre più forte devono esserci istanze ora di qua, ora di là: battaglie di destra e di sinistra da combattere, a seconda degli attori».
«Quindi Conte ha detto a Salvini...».
«Quello che gli avrebbe detto tante altre volte, ma senza interventi pubblici. Sia lui che i cinque stelle, e ne sono sicuro, sapevano che tipo è, ma c'è una differenza grande nel materiale umano. Te la spiego con un esempio che capisci di certo, dato che insegni: impegnarti per il Paese è un po' come essere a scuola: hai una classe di venti ragazzi e dodici di loro ti seguono, otto no. Ci sei? Bene: non tenti lo stesso di portare avanti il programma, cercando di fare ciò che puoi per farti ascoltare dagli altri? Oppure sospendi tutti, li bocci, e arrivederci al prossimo anno?».
«Mi stai dicendo che i veri populisti sono le opposizioni?».
«Lo dimostrano i fatti. E la loro falsità comprovata. Ti ricordi cosa diceva Gaber?».
«Quello sì che aveva capito tutto».
«E quanti a dirlo. Peccato che poi, nei fatti, giù a bere le fake della tivù».
«E adesso?».
«Adesso chi è cliente o tifoso della destra gongola».
«Ma non possono unirsi il PD e i cinque stelle? Se lo scopo è fermare la destra...».
«Il PD ti sembra un partito di sinistra?».
«No, però, recita per recita...».
«Il PD andrebbe con i cinque stelle solo per far vedere quant'è bravo, e al momento buono dare tutte le colpe ai rivali e tenersi i meriti».
«Ma perché devono sbattersi solo per i voti?».
«Perché i voti servono alla democrazia. Se non hai i numeri, non conti».
«A costo di mandare a catafascio il Paese che ami?».
«Un Paese è come una famiglia. Manderesti mai in rovina, pur di arricchire te stesso, la famiglia?».
«Io no, ma c'è gente che lo fa. Le cronache sono piene».
«Ti sei risposto da solo alla domanda. Sai cosa mi dispiace? Che la parte dei cornuti venga data ogni volta agli stessi».