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Tempesta Emotiva, Mimose, e il Patriarcato nei Perizomi

Scritto da Silvia Sbaffoni.

Pochi occhi brillano come quelli di una donna determinata. La storia delle donne è costellata di occhi luminosi.

L’otto marzo è il giorno scelto per festeggiarla, e attenzione: non è questo un pensiero critico che parte da un pregiudizio, né il pistolotto di una femminista tout court. Si tratta di una riflessione basata su fatti tangibili, reali come lo è la realtà che viviamo ogni giorno. Dunque, indago anzitutto il senso di una festa che andrebbe celebrata nel quotidiano e non la festa della donna, ma degli esseri umani, del rispetto reciproco. Nel caso delle donne, poi, storicamente messe in secondo piano, e non è una querula fantasia, spesso si travisa il significato della ricorrenza. Chi la prende come un’occasione per dare sfogo ai propri istinti repressi, in un night o in una discoteca, sbavando ai piedi di giovanotti coperti solo da un perizoma, peraltro di qualche taglia più grande del necessario. In parallelo, vi è la soluzione glicemica: uno sfondone di dolci, baci, ribaci e controbaci a pochi euro il tubo, che per amara ironia della sorte è ciò che rimane del gozzovigliare, il mattino dopo. Perché passata la festa si torna alle abitudini.
Perciò, provo a rinfrescare a costoro la memoria. Per accezione popolare è stato usato un nome improprio, la dovremmo chiamare Giornata internazionale della donna: Woman’s day infatti è il nome con cui è stata ribattezzata la Conferenza del Partito Socialista a Chicago nel 1908 per la prima volta presieduta da una donna, Corinne Brown, ed affonda le sue radici nel lontano 1907 quando si riunì il VII Congresso Internazionale del Partito Socialista a Stoccarda, dando inizio alla lotta per l’introduzione del suffragio universale delle donne.

A quell’evento ne sono seguiti altri che hanno gettato le basi per il riconoscimento del  valore femminile a livello sociale.
Molte donne si sono battute, in alcuni casi rimettendoci la vita, per veder riconosciuti loro i diritti come pari all’uomo. Ed è per questo che ciò che dovrebbe essere festeggiato e onorato in questa giornata è la forza delle donne, la capacità di farsi strada e farsi accettare in un mondo prettamente maschile senza esserne un semplice arredo.
Negli anni, purtroppo, si è persa questa coscienza e nonostante in molti critichino le donne, affermando che non sono in grado di sostenere tale parità, la realtà è che essa per certi versi è del tutto apparente, e buona solamente a giustificare l’introduzione delle quote rosa e l’aumento delle vendite dei fiorai. Basta ripensare ad alcuni fatti recenti. A Bologna è stata ridotta la pena a Michele Castaldo, reo confesso di aver ucciso a mani nude la compagna, perché in preda a quella che i giudici hanno considerato una attenuante di tale rilievo da ridurre la pena di 14 anni: una «tempesta emotiva».

Dovremmo smettere di usare le emozioni come alibi e iniziare a chiamare questi mostri con il loro nome, e le loro azioni come semplici atti di vigliaccheria. La rabbia o l’odio, lo abbiamo imparato a spese di tante vite, non possono essere usati per legittimare biechi comportamenti, men che meno l’eccesso d’amore. L’amore è ciò che nobilita l’uomo, lo eleva e in nessun modo può essere accostato alla bassezza umana che caratterizza l’omicidio. Così come non può essere accostato alla "paura di perdere il possesso di qualcuno". L’amore è l’esatto opposto del possesso: è libertà, è gioire di ciò che rende l’altro libero e di conseguenza felice. Pare una banalità terrificante, eppure ci abbiamo messo anni a superare la cultura patriarcale che tollerava il delitto d'onore. Esso concedeva le attenuanti a chi uccideva il proprio consorte perché accecato dalla gelosia. Ora, la sentenza in esame sembra un ritorno al passato, a quel passato in cui la donna era considerata inferiore e l’uomo giustificato dalle «particolari condizioni psichiche e emotive» che scatenano istinti omicidi.
Scherziamo? Per perpetrare un omicidio, come del resto qualunque altra azione volta a ledere in modo tanto invasivo la vita di un essere umano, per giunta di famiglia, quindi si presume ancora più caro, serve decidere scientemente. Lungi da me ogni sudditanza dai Lumi, ogni gelido ridurre i gesti ad un Tetris di logica e razionalità, ma per muovere una mano (anche solo una mano) contro qualcuno serve un impulso preciso, che ha sede nella volontà. Una volontà che negli eventi estremi, o come quelli succitati, non ha niente di onorevole. Il concetto stesso di delitto contrasta con quello di onore, e la trappola semantica a scopi palliativi è quanto di più vile.

Sensazionale, per ridurre la temperatura giuridica senza però spegnere gli allarmi sociali, è una iniziativa di Trenitalia, che ha pensato bene di omaggiare le donne con un’offerta sul proprio sito Internet «valida fino ad esaurimento scorte»: a tutte coloro che avessero usufruito del servizio bar all’interno dei treni Frecciarossa, sarebbe stata regalata una caramella gelée al limone. Per quanto l’azienda abbia cancellato l’offerta dalla sezione ristorazione a bordo, non è riuscita ad evitare l’ennesima figuraccia; anzi, se possibile, l’averla fatta sparire dopo le prime indignazioni ha reso Trenitalia ancora più ridicola.
E siccome lo zoo della politica non è estraneo a tutto ciò, semmai ne è ispiratore primo, ecco il volantino della Lega a far luce su quanto si possa cadere in basso; su quanto, nonostante si cerchi di sbandierare la parità, la concezione della donna sia ancora legata a una cultura patriarcale. I giovani crotonesi del Carroccio diffondono attraverso il volantino i presunti nemici delle donne: gay e migranti in primis, chi non difende la famiglia ordinaria, e addirittura una forma di autodeterminazione delle donne, rivendicando il suo ruolo naturale di madre «volto alla promozione, e al sostegno della vita e della famiglia». Immemori di ogni battaglia, di ogni passo in avanti della civiltà per sdoganare il tabù della donna come angelo del focolare e casalinga, costoro ne fanno la serva di uno slogan.

Alzata di scudi? Quando mai? I compañeros delle altre fazioni politiche stanno a guardare: gli alleati di governo, pardon, chi fa un tratto con i leghisti, pur disprezzandoli, per arrivare a compiere dieci punti, tace, e fa un errore da grullo (ogni parafrasi è voluta); più grave ancora però è lo sbaglio di chi, storicamente, si professa dalla parte dei diritti umani: la Sinistra tutta grandi opere, indennità, leopoldini e sindacati in difesa delle superpensioni. Dopo aver compiuto un harakiri perfetto, contando sulla memoria corta, anzi, cortissima di un popolo al quale ha tolto art. 18 e ogni tutela ai lavoratori, dopo aver dato vita a mostri come Equitalia, gli studi di settore e presenti tuttora sui banchi del Parlamento chi eliminò le licenze e fece macelleria sociale, oggi si limita a banali ciarle da salotto, lontane dalle battaglie di un tempo. Se poi contorniamo il tutto con la straordinaria uscita di Lory del Santo che si dice convinta del fatto che «non ci sia nulla di sbagliato nel concedersi per fare carriera», forse è opportuno fare un passo indietro e ricordare il vero motivo per cui questa festa è nata, le condizioni in cui versava la donna all’inizio della lotta e le condizioni in cui tuttora versa in alcune parti del mondo. Parlo di spose bambine, infibulazione, schiavitù, lapidazione per adulterio presunto, ma anche di realtà più vicine, la discriminazione sessuale sul lavoro ad esempio, la bigotta convinzione per cui una donna non può essere madre e donna d’affari, per cui debbano essere solo le donne ad occuparsi di figli e casa, per cui la donna debba sempre e comunque compiacere il proprio partner.
Festeggiate per i traguardi raggiunti, e continuate a lottare per i nostri diritti.