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Who Wants to Live Forever

Scritto da Goffredo Palmerini.

Ci sono luoghi che portano le emozioni meglio di altri, e uomini che fanno quei luoghi.

Potrebbe sembrare superfluo dire che quegli uomini sono gli artisti, e ad ogni livello espressivo. Però sarebbe un poco generico, e parecchio ruffiano, un atteggiamento che non rende quasi mai merito all’impegno e alla passione con cui gli uomini – e le donne – d’arte formano, vestono, dipingono i luoghi della sensibilità. Ne accentuano la voce, i richiami, gli echi, ogni cosa che abbia una pur vaga ma ben definita percettibilità. Ne danno una definizione che va oltre il lemma stesso, oltre la considerazione linguistica e sensoriale che si ha di un’abitudine. Perché in fondo l’arte non è abitudine neppure per l’artista, che la vive come una novità di volta in volta, una forma di esperienza nuova e per lo più misteriosa, tutto grazie al segreto della comunicazione che sta alla base della dialettica delle arti: il dibattito fra chi le pratica e gli strumenti con i quali le esprime.
Chi vi assiste, sia egli un uditore, uno spettatore che affida la percezione agli occhi o faccia leva su uno degli altri sensi, nessuno escluso (certe opere ne sollecitano più d’uno al contempo), viene trascinato in quel dialogo con tutto sé stesso, a prescindere dal contesto, proprio perché il contesto, ambientale e d’atmosfera, viene riscritto durante l’atto. Un atto espositivo e dimostrativo, se ad esempio si tratta di una mostra di quadri, una conferenza in cui il grande apporto è dato dalle riflessioni, una visita guidata e spiegata ad un luogo, un sito storico, a una scultura; un atto esecutivo, se ci si trova di fronte a un palco sul quale una compagnia teatrale sta inscenando una commedia, o un concerto di qualunque genere di musica.

A Pescara, da ventitré anni a questa parte si rinnova una data nota come MusicArte nel Parco, ed è una rassegna che vede i concerti nell’Aurum, sala Flaiano. È un intrigante viaggio tra le cangianti armonie sonore, che per mezzo, appunto, della magia degli artisti di cui s’è detto, con piacevole ritualità ripete la sua suggestione. Ed è una sorta di miracolo, perché l’evento non beneficia di un solo euro di contributi pubblici. Maria Gabriella Castiglione è donna volitiva, tenace. Una musicista raffinata, una pianista di talento, con una volontà che non si piega né al compromesso, né agli adattamenti di maniera, alle consuetudini correnti. Talvolta il suo carattere può apparire difficile, ma proprio per la sua indole riesce a superare difficoltà che ad altri non è dato risolvere.
David Ackert ha fatto notare che «cantanti e musicisti sono fra le persone più forti e coraggiose sulla faccia della terra. In un solo anno affrontano il rifiuto quotidiano da parte delle persone in misura maggiore di quello che gli altri vivono in un’intera vita. Ogni giorno affrontano la sfida finanziaria di vivere uno stile di vita freelance, la mancanza di rispetto della gente che pensa che dovrebbero trovarsi un lavoro vero, e la loro stessa paura di non lavorare più in futuro. Ogni giorno, devono ignorare la possibilità che la visione a cui hanno dedicato la propria vita sia un sogno irrealizzabile. Con ogni nota espongono se stessi, emotivamente e fisicamente, rischiando critiche e giudizi.
«Ed ogni anno che passa, molti di loro guardano come i loro coetanei raggiungono gli obiettivi di una vita normale – la macchina, la famiglia, la casa, i risparmi. Perché? Perché musicisti e cantanti sono disposti a dare la loro intera vita a un solo momento, a quella melodia, a quella frase, a quell’accordo o all’interpretazione che toccherà l’anima del pubblico.

«Cantanti e musicisti sono persone» prosegue ancora l’Ackert, «che hanno assaporato il succo della vita in quel momento cristallino in cui hanno fatto uscire il loro spirito creativo e hanno toccato il cuore di qualcun altro. In quell’istante erano più vicini alla magia, a Dio e alla perfezione di quanto chiunque altro avrebbe mai potuto. E nei loro cuori, sanno che dedicarsi a quel momento vale più di mille vite intere», e nulla pare più adatto, calzante per l’artista. 
Inviti alla lirica e flautisti, romanze, canzoni e arie d'opera, recital di pianoforte, di violoncello e quartetti d’archi, cori polifonici, clarinettisti, danza – coreografie classiche e moderne: nulla è lasciato al caso, come d’uso. Un’occasione come ancora ve n’è poche, troppo poche, nel Paese in cui per secoli il Vecchio Mondo e parte di quel mondo che ha amato definirsi nuovo, ha compiuto il proprio Grand Tour, la crescita morale e del gusto che solo la terra degli artisti poteva far germogliare nel cuore di chi ne ha scritto una parte di storia.