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Un Altro Giro, Sciamano

Scritto da Annamaria Garbagnoli.

La letteratura dà una dipendenza priva di controindicazioni.

Il suo prodigio è creare storie e figure avvincenti dalla materia più negletta, svilita dalla sedicente cultura intellettuale. Un estro concesso a pochi, coi nervi stretti e il cuore largo. Autore, lettori: nessuno sfugge all’incantesimo.
Questo fa Un Altro Giro, Sciamano, il romanzo di Lucian Dan Teodorovici; alimenta riflessioni che trovo tangibili attorno, mentre percorro il sentiero asfaltato di una piccola valle. Il vento soffia sulle colline e il cielo è primaverile, anche se siamo a Gennaio, e penso ai mutamenti delle stagioni come a quelli dell’animo umano.
E poi a quelli generazionali, alle tradizioni che non si perpetuano più, alle incerte speranze dei giovani che, disattese, trascolorano in noia.

Mi fermo sul ciglio tra la strada e il fossato asciutto per sfogliare ancora qualche pagina e trattenere le sensazioni suscitate dalla lettura. Un’opera che mi ha subito incuriosito, attuale, divertente, lieve e profonda assieme.
Chi narra è un giornalista sulla trentina, un uomo in apparenza fortunato nel lavoro e negli affetti. Il libro raccoglie gli episodi della sua vita ambientati, proprio come i miei pensieri, tra campagna e città, tra l’infanzia e l’età adulta. Conversazioni soavi o casuali con una moglie curiosa e riflessiva, con amanti altrettanto colte o ex-fidanzate, e confidenze tra amici, strampalate, comiche, talvolta drammatiche, favorite dalla compagnia di una bottiglia di whisky o di vodka.

Incisi del discorso paradossali ma rivelatori, nostalgiche intuizioni suggerite dalle strofe di una canzone ascoltata in un bar o durante un viaggio in auto. E poi altri ricordi d'infanzia o di gioventù, bizzarrie del passato, crepe da cui escono ruvidi e memorabili personaggi: bulli di buon cuore, innamorati infelici, istruttori invadenti e marpioni, attori di sit-com che piangono anche nella finzione, nonni burberi e affettuosi, funzionari in disarmo assediati da scomodi languori.
Gli episodi, esposti con ritmo avvincente e un linguaggio moderno e immediato, sono connessi ma non seguono per scelta un ordine preciso, bensì il flusso discontinuo di sensazioni che il protagonista confessa, con una semplicità venata di umorismo.
Egli racconta a se stesso, quasi per caso: è il suo modo di confrontarsi con la realtà e di cercare nel passato, e soprattutto nelle parole, una comprensione, una rivelazione, una risposta a domande indistinte, su di sé, sulla vita. È la visibile inconsapevolezza del protagonista, quel suo sguardo a tratti lucido, a tratti candido e svagato nell'indagare gli eventi, di cui sempre affiora il lato surreale, a colpire di più. Contiene l’incertezza e lo stordimento dei giorni nostri, il sentimento confuso di una mancanza di senso, una vita anestetizzata, trascorsa più d'istinto che di ragione, quasi a caso. Un’esistenza senza programmi o prospettive, come una conversazione annegata in un bicchiere di alcol.

In queste condizioni, persino i quesiti e i dubbi universali sono sepolti sotto strati di inquietudini; emergono solo a tratti, come nel risveglio dopo una sbornia.
Accade anche al giovane narratore, che si trova ben sistemato professionalmente grazie ai sacrifici dei genitori più che ai propri, mentre il matrimonio oscilla fra tedio, gelosie, il ricordo di un amore antico stroncato dalla sorte, evasioni incerte, tradimenti reali o immaginari, esperimenti per tentare di vincere la malinconia.
Ma alla lunga, anche le domande sul destino confluiscono in questioni universali, e la risposta è la scoperta dell'attesa, la speranza di un futuro che è di per sé fonte di gioia, e da solo basta a rendere sopportabile la vita.
È l’accettazione di un presente concreto, spesso ignorato, che protegge e si può godere abbandonandosi alla semplicità di un abbraccio.

Sullo sfondo, i paesaggi selvaggi e suggestivi di un paese poco noto anche ai suoi abitanti, una Romania giovane, finalmente libera dalla dittatura, dalle persecuzioni della Securitate, sospesa tra la modernità e le regole tribali dei clan zingari. Una nazione alla scoperta di se stessa e di una poco sperimentata libertà, in un altro giro, una ricerca che proietta su scala più ampia un percorso personale di grande intensità.




Un Altro Giro, Sciamano, di Lucian Dan Teodorovici
Ed.
AISARA [2011]