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Sotto il Cielo di Rino

Scritto da Domenico Logozzo.

Per lui, scomparso da anni, il cielo è davvero sempre più blu.

Almeno quattro generazioni parlano di Rino Gaetano, lo ricordano, lo amano, lo citano, lo diffondono, e lui continua a regalare forti emozioni, piacevoli sorprese. L’ultima è di qualche tempo fa: pubblicato un brano inedito ed incompleto, intitolato Ti voglio, registrato poco tempo prima dell’incidente del 2 giugno 1981. Rino aveva appena 30 anni e ancora tanto da dire: la riscoperta si deve alla sorella dell'artista, Anna Gaetano. Ha affidato il brano al cantautore romano Artù che ha completato il testo, con l’arrangiamento della Rino Gaetano Band, guidata da Alessandro Greyvision, nipote di Rino. Nel finale l'incisione originale con la voce del cantautore calabrese. Il “Rino ritrovato” riporta alla mente ricordi preziosi, rinnovati dalla cantante Manuela Cricelli, vocalist e solista negli ultimi progetti musicali di Eugenio Bennato, laureata in Psicologia clinica e di comunità all’università di Torino, ed esperta nell’utilizzo del canto come strumento terapeutico e di indagine psicologica. Attualmente impegnata in un progetto di cantoterapia, ha avuto l'idea del concerto-tributo a Rino in una notte d'estate, in Calabria, sulla costa jonica della provincia di Reggio, mentre tornava a Roccella. «In auto ascoltavo alla radio Sei ottavi, che è anche la mia canzone preferita». 
E non si può non condividere il pensiero di Manuela. Sei ottavi è effettivamente una delle più belle canzoni di Rino. Testo meraviglioso. Come una poesia «… la luce discreta spiava e le ombre inventava/mentre sul mare una luna dipinta danzava (…) mentre la notte scendeva stellata stellata/lei affusolata nel buio dormiva incantata/chi mi dirà buonanotte stanotte mio Dio/la notte le stelle la luna o forse io». 

Perché a 37 anni dalla morte tutti cantano ancora Rino Gaetano? 
«Rino aveva una straordinaria dote: l’ironia», dice la vocalist. E sottolinea: «È questa sua caratteristica che lo ha reso immortale. Lo sberleffo intelligente, sempre attuale, che utilizzava nelle sue canzoni, contro la scena politica e sociale. È questa sua ironia, quindi, che determina la modernità del suo linguaggio accessibile a tutti, e poi la sua "sempreverde" popolarità anche tra i giovani di oggi! Del resto Rino stesso aveva dimostrato lungimiranza quando affermò: “Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni. Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire. Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale”». 

Cosa apprezza maggiormente di Rino? 
«La sua enorme creatività, la sua fantasia, la ruvidezza del suo canto, e il coraggio di fare, nelle sue canzoni, nomi e cognomi di uomini politici corrotti! Apprezzo il fatto che la sua arte non è stata condizionata dagli schieramenti politici! Lui diceva la verità. E la verità non ha colore politico. Le sue erano canzoni d'amore per la collettività, contaminata dal potere corrotto». 

Qual è il suo messaggio più attuale? 
«Credo che nelle sue canzoni lui non smetta mai di dirci di essere fuori dagli schemi, di non restare ingabbiati nelle logiche di un sistema vizioso e perduto. Con i suoi testi intelligenti e ironici, ci urla le contraddizioni sociali e le passioni, ci urla di essere individui pensanti e pieni di sentimento. Di amare e vivere con pienezza la nostra esistenza. Il suo è un messaggio più che mai attuale e universalmente valido». 

Sempre fuori dagli schemi. «Era un battitore libero, fuori dai conformismi che appiattivano le coscienze», ha scritto Vincenzo Mollica, presentando il libro Rino Gaetano live, pubblicato da Emanuele Di Marco. Le canzoni, l’impegno sociale, di denuncia, l’amicizia, l’amore: «Il problema me lo pongo al di fuori, con distacco, e colgo il lato tragicomico», diceva Rino Gaetano che negli anni iniziali della carriera aveva fatto la “sperimentazione” in Abruzzo. Tante serate e anche seguitissime trasmissioni su Radio 103, l’emittente privata abruzzese anticipatrice dei tempi, che diede spazio alle originali proposte di tanti cantautori emergenti divenuti poi molto famosi. Gente che ha lasciato il segno come Rino Gaetano, che ha consegnato messaggi ancor oggi attuali. Lo ha ricordato qualche anno fa il prof. Andrea Ledda, che nel 1975 era stato l’animatore dell’avventura radiofonica coraggiosa e straordinaria di Radio 103, trampolino di lancio per tanti artisti. Cantanti-poeti li ha definiti Ledda, intervistato dal giornalista Berardo Aurini. «Qualcosa di diverso entrava nel mondo della musica leggera italiana. Pescara era una piazza importante, anche perché proprio lì la casa discografica RCA aveva una “agenzia strategica” per il Centro-Sud. E la promozione dei cantanti partiva spesso dall’Abruzzo. Dalla radio alle feste in piazza: Pescara, Francavilla al Mare, Silvi, Città Sant’Angelo, Montesilvano e via via tutti i luoghi del divertimento della riviera adriatica». Che differenza con la sterilità dei talet show odierni! 

«Rino Gaetano era misconosciuto e aveva inciso un disco strepitoso Ma il cielo é sempre più blu», dice ancora il prof. Ledda. «In Abruzzo tornava spesso. E proprio a Pescara gli era venuta l’idea di scrivere nel 1978 E cantava le canzoni, dopo avere fatto amicizia con un gruppo di emigranti che lavoravano in un’industria automobilistica tedesca. Li aveva incontrati in uno stabilimento balneare. E gli era rimasta impressa la ripetitività con la quale selezionavano e ascoltavano al jukebox sempre le stesse canzoni, i successi del momento».
Dedicato agli emigranti, il pezzo evidenziava la capacità che Rino aveva nel mettere insieme, senza banalità, la tristezza, la speranza, la bellezza della donna amata, tante sensazioni. 

E partiva l'emigrante e portava le provviste 
due o tre pacchi di riviste. 
E partiva l'emigrante 
ritornava dal paese 
con la fotografia di Bice bella come un’attrice. 
E cantava le canzoni che sentiva sempre a lu mare. 

Emigrazione, pregiudizi, questioni importanti, affrontate sempre con determinazione. In una nota intervista a Ciao 2001, che Emanuele Di Marco ha ripreso in Rino Gaetano live, il disse: «Essere emigrati è uno dei gravi problemi del Sud. In alcune città del Nord mi sono trovato con gente che ci resta male quando gli dici che sei calabrese: si aspettano ancora il baffone con la lupara, scuro e piccoletto, lo sguardo torvo e il cappellaccio. Io oltretutto sono alto e neppure moro di capelli. Ricordo che a Milano il gestore di un locale, per vendicarsi dell’ostracismo verso gli italiani in Svizzera, aveva appeso un cartello: vietato l’ingresso agli svizzeri». E a un giornalista accorso subito a complimentarsi, rispose: «Devono smetterla questi svizzeri di trattare anche noi milanesi come terroni». Una amara constatazione che evidenziava una triste realtà, facendo capire le difficoltà e le umiliazioni subite dai nostri emigranti. 
L’attualità di Rino e la crescente attenzione che c’è nei confronti della sua produzione musicale, è confermata anche dal fatto che «le canzoni del cantautore – scrive Repubblica – hanno avuto persino più successo negli ultimi vent'anni di quando l'artista era in vita. Le sue canzoni non sono mai diventate dei reperti, per il semplice fatto che sono vive». Brani come Mio fratello è figlio unico, per intenderci. Rino, parlando nel 1976 del suo nuovo 33 giri, disse al giornalista di Ciao 2001: «Il tema unitario delle (mie) canzoni é quello degli emarginati. Ma non sono tanto quelli tradizionalmente riconosciuti, come i sottoproletari, gli alcolisti, i drogati, quanto noi stessi. Pochi si occupano delle cosiddette persone normali. Pensa solo a un incidente per strada, con la gente che scappa per paura che la polizia faccia perdere tempo. Questo è Mio fratello é figlio unico, una persona tutto sommato normalissima. Mi dispiace esasperare un po’ le cose, amo i paradossi. In fondo Ionesco, uno degli autori teatrali che preferisco, é tutto un paradosso. Vedi, dire che mio fratello è figlio unico perché é convinto che esistono ancora gli sfruttati, i malpagati e i frustrati, non è demagogia. C’è gente che sta male e non crede ci sia chi sta ancora peggio».