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Il Suono Della Serenità

Scritto da Stefania Izzo.

Questa riflessione sarà piena di punti. Il punto serve per respirare, riprendere fiato.

Breve o d’ampia misura, il fiato è necessario alla vita. E il punto ne dà il ritmo, la pausa, lo stacco che in musica accoppia i passaggi, le frasi, le unisce e rende fedeli l’una all’altra. Perché la musica nutre l’animo di chi ha esaurito le speranze o di chi ne ha troppe, e non sa a quale aggrapparsi per stare in piedi.
C’è chi perde tempo a scovare il genere che lo identifichi, ma perché dare un nome a un brivido? La musica non è sangue che può essere diviso in gruppi, è universale, dona fluido vitale a chiunque. È ambasciatrice di armonia quando il mondo fa troppo rumore, è il portavoce di ciò che non si sa dire per paura di essere incompresi.
Capita di consigliare una canzone quando si vuole mandare un messaggio, e si è sicuri di non saper trovare parole migliori di quelle contenute nel testo. Ma non è parlare per bocca d’altri, piuttosto è accompagnare il sentimento con qualcosa che c’è già.
La musica può ferire ma poi cura, esprime ed enfatizza gli slanci più umani: la paura di amare, di stare bene, di essere felici.
Brucia l’aria coi suoni, e risorge dalle sue ceneri insieme alle empatie. Ci guida, ci riporta a casa, nel luogo in cui abbiamo pianto o ballato su mille altre note.

Well, it’s a marvellous night for a Moondance
With the stars up above in your eyes
A fantabulous night to make romance
Neath the cover of October skies

Con la musica puoi vagare senza perderti davvero, camminare e non sentire la terra sotto i piedi, volteggiare come un trapezista sulle corde di uno strumento. È nella polpa dei nostri giorni: non ha paura del buio e non soffre di vertigini. Just like a Moondance.
Musica è ritornare al punto di partenza con la fiducia del traguardo, affrontare esperienze passate con spirito nuovo. Quello spirito che lei rende indistruttibile nonostante la fragilità delle note.
Da sempre è uno dei principali mezzi di comunicazione. Riesce a filtrare i pensieri tramite un coro, un’intonazione, un lamento, un vocalizzo; permette di spogliarsi di ciò che impaccia per correre nel vento senza peso, con la leggerezza della fantasia.
Capita di doverla mettere in pausa come si fa con la vita, ma è un punto di riferimento senza il quale non potremmo ripartire, perché è viaggio e destinazione assieme.
A volte qualche canzone d’amore ha una base violenta, che inaridisce le labbra e inietta la voglia di spaccare tutto. Ma è ciò che facciamo inconsapevolmente con i nostri sentimenti: cerchiamo di ingannare l’evidenza, di nasconderla agli altri e a noi stessi dietro muri di carta. Muri che la musica rade al suolo, come un’onda anomala che tutto travolge e non lascia via di fuga. Nessuno è al sicuro dall’alluvione della verità.

And all the leaves on the trees are falling
To the sound of the breezes that blow
And I’m trying to please to the calling
Of your heart-strings that play soft and low

La musica è un modo di pensare, di tramandare un ideale e dargli un peso che non era stato ancora assegnato. Quando il musicista scrive un testo invia un messaggio soggettivo che diventa comune, e ognuno ne fa l’uso che vuole. L’estro proietta la soggettività nell’universo, che prende il profumo di un luogo o una persona che amiamo.
È femminile, la musica: il suo grembo è simbolo di fertilità.
Non si preoccupa di cadere, non teme il livido o lo schianto; resiste nel tempo e non invecchia, ma prende valore. È tangibile, la puoi toccare ad occhi chiusi e sentirla nell’aria. Sulle sue vibrazioni ci puoi scrivere la storia di un attimo o di un’esistenza, costruire l’utopia selvaggia di Jimi Hendrix e la sua Electric Ladyland, le atmosfere etrusche fra diesel e bourbon di Tom Waits, l'aspra delicatezza di Van Morrison.



Il musicista è strumento di uno strumento, denuda la sua anima senza finzioni, spalanca la propria interiorità e vi fa accomodare il mondo. È un legame che non ha storie finite, di seconda scelta o di ripiego, per questo la musica è un’arma fra le mani dei giovani.
Per i giovani la vita è una guerra, e la musica è uno dei pochi mezzi che hanno a disposizione per farsi sentire, per comunicare con la sordità degli adulti. È la forchetta che permette di assaggiare l’antipasto sul banchetto della vita, imparando il gusto e la sazietà.
David Crosby apre il suo album più leggendario con Music Is Love, e chiude l’epopea Flower Power con un inno che la rende eterna: solo la musica ha il potere di distruggere le regole e andare oltre.
Oltre, if
tomorrow was such a long time.
Oltre, per scrivere il futuro fra un arpeggio e un assolo.
Oltre, perché la musica è l’urlo di ogni generazione che è stata e di tutte quelle che verranno.