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Crepuscolo del Dissenso Critico

Scritto da Enrico Fontana.

Per anni l’opposizione non è stata solo un concetto, ma uno stile di vita.

In ogni forma d’arte e nell’analisi di essa, nella letteratura di ogni strato e ruolo sociale, nella ricerca e nelle tesi portate avanti dalla scienza, i nomi di chi è stato all’opposizione sono innumerevoli e celebri.
Dai grandi filosofi greci a Gesù, passando per Copernico e Galileo, Marcuse, tutti coloro che hanno provato a declinare il dubbio in un esercizio di crescita mediante il dibattito, il dissenso, lo scontro, hanno rischiato di persona. Del resto, chi si pone contro rischia sempre di suo, specie se tocca interessi di un certo livello: chi comanda e fa le regole considera sia il sapere che la dialettica di cui è vettore come cosa propria, della quale disporre per restare nell’orbita della convenienza, a dispetto di tutti i valori. La questione dei valori si è presto fatta centrale per chi stava – non per indole ma per sensibilità, conoscenza e volontà di mettere le due cose a disposizione dei più – all’opposizione, un tema che Jaspers, alla luce prima della Storia e poi della tendenza generale, definì una Grenzsituationen dove il «naufragio ci attende».
Secoli fa, infatti, dare corpo e sostegno a un fatto scientifico o morale era un atto lodevole e pericoloso, specie se opposto a un potere politico oppure religioso privo degli attributi più elementari di giustizia e umanità; si trattava, insomma, di un evento di alta levatura morale. Oggi, che ci definiamo aperti e democratici, abbiamo sviluppato una gran quantità di anticorpi a tutto ciò e lo stesso espediente, con i medesimi fini, di facciata è tollerato, anzi, quasi promosso, ma nei fatti è combattuto.

S’è letto, per esempio, che i satelliti mandati in orbita dalla NASA hanno inviato dati utili alla distribuzione cosmica dei vari isotopi; non si è saputo, invece, per decenni, che davano pure info sullo studio e la condotta dei bombardamenti.
Non sono mai mancate le voci sul loro duplice impiego in ambito di spionaggio celeste, né sulla violazione degli spazi, ma in virtù del principio per cui i governi sono pronti a proibire per trattato solo ciò che ancora non sono in grado di fare, non si sono mai pestati i calli. Una somma autorità, già agli albori, aveva messo in guardia gli uomini dagli ipocriti che sanno leggere bene i segni del cielo ma fingono di non saperlo fare con quelli dei tempi, e da noi – più che altrove – il comparto mediatico fa il buono e il cattivo, costruisce i modelli da amare oppure da odiare con la forza di persuasione dell’ovvio. «L’ha detto il tigì» o una firma di lusso di un organo di stampa, e il messaggio (anche se falso, inesatto: le fake news sono studiate ad hoc per fare più presa), via via sempre più semplificato e ripetuto, diventa una verità conclamata. Non mancherà chi, spinto da quella forza di persuasione perversa e strumentale farà ricerche, e troverà crepe o sospetti anche nelle acque più limpide. Ebbene, i dati e le “scoperte” di costoro sono la felicità dell’establishment perché gli danno fiato, energia, e fanno percepire che, per cambiare davvero, tutto deve restare com’è.

Pensiamo alla palude della politica.
Una volta vi erano i classici schieramenti. Poi venne il turno del grande compromesso, ed in molti ne lessero la fine di un’epoca. Quella della coerenza. Il pentapartito le diede l’estrema unzione. Una marmellata in cui tutti affondavano le dita, le mani, le braccia, fino a tuffarsi dentro. Una crapula che Mani Pulite non fermò in alcun modo, eppure c’era un punto dell’aula del Parlamento dove gli illusi o gli ultimi idealisti facevano opposizione. Da quando il visir della tivù, colui che ha avuto rapporti con banditi di ogni specie – per gli increduli ci sono le sentenze, e da una di queste è stato definito “delinquente naturale” – ed è interdetto ai pubblici uffici, è sbarcato sulla scena politica, l’opposizione è andata in rapida scomparsa. Non solo quella che era la Sinistra è andata a braccio con costui e le sue emanazioni, fingendo di fare il tiro al bersaglio ma senza mai affondare il colpo, tant’è vero che quando il sig. Berlusconi restava fuori dai governi al suo clan veniva assegnato un bel Ministero, ora della Giustizia, ora di Poste e Telecomunicazioni; macché, quella Sinistra si è immeschinita tanto da stringere sempre più legami con banche, enti e potentati distanti dal concetto di opposizione.
Si è accomodata nelle stanze dei lobbisti, ha spostato l’ago della bussola da chi le aveva dato anima e ne era, in qualche modo, tutelato e rappresentato, al denaro, alla finanza. Che non fa, come è noto, opposizione. E così, a fingere di lottare contro la Destra sono rimaste le mere chiacchiere da ex rossi, da ex fedelissimi di una qualche rifondazione comunista spelacchiata e denudata di tutti gli ideali che gridava in piazza. È divenuta establishment lei stessa, al punto da togliere i diritti ai lavoratori e avallare la più inaudita serie di procedure in favore del precariato, riducendo le risorse a cultura, sanità e istruzione.

I più fermi oppositori a tutto ciò sono stati, di volta in volta, le novelle senza novità di partiti creati per dare un colpo al cerchio, uno alla botte, stimolare la fantasia degli aventi voto e tenerli aggrappati a un’idea di opposizione a quel sistema. Da Sel ai pro-Tsipras, dagli impotenti Radicali alle novelle senza novità di altri satelliti i quali, puntualmente, hanno retto il sacco ai grandi gruppi, ora appoggiandone le scelte, ora con un soccorso armato di voti. S’ha da campare, meglio se con quasi ventimila euro al mese. Poi sono spuntati i Cinque Stelle, che dopo i tentativi patetici di Bersani e di altri grotteschi burattini hanno fatto capire che preferivano sparire piuttosto che cedere al compromesso, e tanti delusi di Destra e di Sinistra ne hanno adottata la filosofia.
Ora tocca a LeU, a Potere al Popolo, a chi vuol ancora far leva sul nome della Sinistra e l’energia nostalgica che porta con sé. Purtroppo, a leggere il programma sul quale si reggono, o dovrebbero reggersi quei simboli, ci si imbatte nel vuoto assoluto. È facile dire che «l’uomo non fa niente di buono quando si ammucchia per fondare un organo di potere e non esiste il meno peggio, esistono tanti tipi di peggio: tutto sta a scegliere quello dove ci riconosciamo di più», troppo facile. Più difficile è badare ai fatti compiuti, alle mosse, ai gesti reali e tangibili. C’è chi ne fa di seri, però il potere tende ad occultarli sotto un fuoco incrociato di notizie marginali e di immancabili fake, alle quali viene dato un palcoscenico di rilievo: si chiama tecnica della distrazione, ha origini antiche e in prevalenza militari. D’altronde, gli elettori sono definiti militanti, l’accostamento non è impegnativo. Per giunta, è funzionale. A fare campagna ci pensano le tivù, i quotidiani, i periodici, le radio, tutti organismi con un padrone preciso che, stipendiando le penne e le tastiere, i mezzibusti, e tutta la macchina che vi sta dietro, può cullarsi al sicuro dei risultati. Può offrire ora le pensioni minime a mille euro, ora un ritocchino agli stipendi degli statali; ora la riduzione delle tasse ora altri 80 euro alle famiglie con figli, con cani, con il clone fiorentino di Dudù. Nulla di realistico, com’è d’uso.

Può, in sostanza, promettere ciò che gli preme, dando dieci e riprendendo cento.
Può farlo perché ha trasferito l’opposizione nei salotti dei talk show, nei quali può disinnescarla costruendo servizi e immagini a proprio tornaconto. E spegnere così il flebile residuo del dissenso critico. Il web? Come sintetizza bene un umorista, in una ipotetica battaglia navale tra il potere di Destra, il potere di Sinistra e l’ultimo baluardo dell’opposizione, è una rete trainata da un peschereccio con le toppe, con tutte le ferite di un popolo che ama le soluzioni masochiste.