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A Tutto Smog

Scritto da Luciano Zerbi.

Ci risiamo. Ancora una volta dimostriamo quanto il detto che ci vuole brava gente, sia niente più che una immeritata eredità.

Il mondo ci ammonisce: «Siete i più inquinati», e tra le righe non dette ma date a intendere vi è un sonoro «fate schifo» pieno di ragioni. In effetti, per tutto il 2017 i valori di polveri e nanopolveri nocive nell’aria, nell’acqua e quindi nei cibi, si è tenuto ben al di sopra della soglia massima tollerabile. Che il morbo abbia preso residenza nei cervelli ormai è più che ovvio, e non solo per un facile sarcasmo. Al consiglio di favorire i mezzi pubblici si prova a dare un briciolo di attenzione, salvo trovarsi a doverlo scartare; sono vecchi, luridi e inefficienti, così come lo è chi negli anni li ha favoriti: l’altalena di governi vecchi, luridi e inefficienti. I soldi c’erano e ci sono, ma tra un appalto truccato e un favore agli amici di mazzette, anche qua siamo in testa... a partire dal fondo della classifica. Altro sarcasmo di bassa qualità, lo ammetto, ma io non so usare le parole fini, non sono un mago della semantica; so, però, che le parole belle molte volte danno a vedere ciò che non c’è, nella fattispecie l’impegno per i cittadini e per lo Stato a cui essi danno forma, corpo e senso.

Il mondo ci dice «piantatela di scaldarvi come se Treviso fosse in Siberia» perché, nei tempi sani, non lo si è mai fatto: bastava un gilet, o una maglietta in più. Si faceva del sano moto, non si stava al lavoro o in casa in pigiama e si infettava meno l’ambiente. E l’auto? Oggi c’è chi se la porterebbe in camera da letto. Esci dalle lenzuola et voilà, subito alla guida. Le città ne sono invase, e la brava gente se ne infischia; tira fuori di nuovo la scusa dei mezzi pubblici che fanno pena, e scende in pista con il macinino o con il Suv (il cui vero acronimo è quello di auto «senza un valore» tant’è inguardabile, ingombrante, cafone, e nelle marce basse inquina più di un aereo), e inveisce contro tutti tranne i reali autori del caos. Parlo di chi ha gestito – si fa per dire – il Paese finora, agevolando i bustarellari di cui sopra. Non si spiega, sennò, come siano potuti scomparire i filobus, i tram pure dove c’erano, sostituiti da bus il cui tubo di scappamento vomita nell’aria tonnellate di gas che un tempo non galleggiavano sulle teste dei cittadini e poi nei polmoni. Si andava più piano, ma si andava bene. Forse non in tutte le strade, ma neppure ora accade. Quel ch’è certo, e più grottesco, è che ci si lamenta con una forza maggiore, e presso gli enti o le figure sbagliate.

Giusto farlo coi sindaci, ma costoro non hanno un potere illimitato, né gli sarebbe permesso di variare lo stato delle cose in atto. Un esempio: vivo a Torino, una delle città da bollino rosso, e sarei il primo a volerla vedere pulita, più respirabile, ben servita dai mezzi. Se mi lagno col sindaco ho diritto di farlo e quello (pardon, quella) mi ascolta, ma deve fare i conti col bilancio, con mille guai che s’è trovata fra i piedi a causa dei furbastri che l’hanno preceduta. Colpa sua? No, è logico, però è la prima indiziata. Vuole adottare dei mezzi di minor impatto ambientale? Deve andare con cautela, perché ogni ribaltone da noi è vietato: le casse del Comune, saccheggiate dai predatori licenziati dal voto popolare, ai quali i torinesi – fossimo un luogo dove vige la meritocrazia! – avrebbero dovuto chiedere i danni, hanno una falla ancora da turare, ma soprattutto chi le sta sopra, e fa le regole, non lo permette. Ovvio che se ho fretta e non arriva un mezzo pubblico tenda a lagnarmi, però se analizzo la questione capisco di chi sono le colpe e da che parte sta l’impegno.
Abito a 4 chilometri circa dalla sede di lavoro, e se voglio evitare di prendere l’auto per fare un tratto di strada poco più lungo di una passeggiata... mi basta partire prima del solito. Mi sveglio un’ora prima, e allora? Vado a dormire un’ora prima. Fa pure meglio al fisico e alla mente. Sono drastico? Può darsi, ma anche pratico, e realista. Non inquino, e se si volesse fare qualcosa sul serio per le nostre appestate città altro che euro 2, euro 4, euro 6 e altre classi pòste da chi bada solo al suo business e non alla salute altrui: si dovrebbe vietare in toto ai residenti di circolare. Con le debite eccezioni, per carità: disabili, accompagnatori, anziani e categorie disagiate, ma niente targhe alterne, niente fesserie prive di buon senso. Il buon senso è la materia in cui siamo da anni bocciati, in primo luogo per carenza di civiltà. Ve lo figurate un sindaco che proibisce ai residenti di circolare in città, o in un piccolo borgo, con l’auto? Io sì. Un sindaco che permette agli abitanti di poter aprire la finestra la mattina e dare aria alla casa, anche se la finestra dà sui viali; un primo cittadino che a suo modo prova a dare l’esempio e pensa a chi verrà dopo di lui: figli, nipoti, e tutti i bambini del territorio. Si tratta di un esempio utopico: gli italiani sono stati diseducati da chi, oggi, pretende di farsi eleggere perché c’è da ridare priorità e spazio alle grandi opere, ed ha una voglia matta di tagliare tutto il verde possibile e coprire ettari di campi che danno ossigeno e sostituirli con piloni, viadotti, ponti, grattacieli, colate di cemento.

Anche sul verde nelle città e nelle campagne siamo il fanalino di coda, eppure quattro decenni fa si era ancora tra i più ricchi di alberi e di boschi in Europa.
E attenzione, ho accennato ad auto, boschi e riscaldamenti, ma potrei estendere il discorso a pesticidi, liquidi igienizzanti usati a sproposito, solventi e dozzine di altri prodotti di cui abusiamo in allegra spensieratezza. Altro che grandi opere! Le grandi opere vere, quelle utili, sono azioni magari impopolari ma di pura lungimiranza. Se non lo capiamo è solo perché non lo vogliamo capire: sacrificare la pigrizia costa, e costa anzitutto in termini di buona volontà. Una merce sempre più rara. Del resto gli italiani non sanno più dire «basta» tranne sui social, e spesso anche sui social (strumenti ideali per chi ha il potere sia di controllarli, sia di spegnere gli ardori e i ribellismi della gente dandole modo di sfogarsi con dei post polemici e gratificati da centinaia di like ma di fatto impotenti) il loro «no» è viziato da una condotta che non pratica ciò che predica.