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Donizetti, la "Favorite" e l'âge d'Opéra

Scritto da Riccardo Gui/Giovanni Zambito.

«Mah... l’Opéra non è rock», dice una giovane in una intervista.

Quel ch’è peggio, prosegue la signorina, è una roba da vecchi. Ma non sono sicura che i vecchi ci vanno ancora, i miei ad esempio – e ride, fingendo imbarazzo davanti alla telecamera – si vedono un film o la partita, o cose così. Ride ancora, più forte e sincopata, e quando si allontana il giornalista dice che no, per forza l’Opéra non è rock. Però non è neanche un appuntamento da vegliardi. Così, cambia un pochino la domanda e ritenta. Rien ne va plus: alle nuove generazioni non interessa. Chi gli dà un feed positivo sono solo due ragazzi orientali, che anzi si dicono entusiasti, e una coppia di Rouen. Ecco dove sbagliavo, pare dirsi il giornalista; da lì, infatti, ferma tutti gli stranieri che vede, e tranne in un caso, fa una messe di pareri utili. Interrogo mia cugina, che di anni ne ha venti, e in effetti ottengo lo stesso risultato, pure se lei non scomoda il rock con umorismo involontario. Sa che un tempo eravamo il faro, i primi; lo sa perché l’ha studiato e forse lo studia ancora, ma all’Opéra non ci va. «Ci va la zia, senti lei» mi dice. «Ma a te come mai interessa? È da barbogi». La zia è antica il giusto, fa capire. E se uno dei difetti del nostro sostrato operistico è quello di non sapersi rinnovare (basta dare uno sguardo a chi c’è in cartellone nei teatri), basta uscire dai confini per dire il contrario. Oltre le Alpi i maestri hanno un seguito, e che seguito, e pure dai giovani sono ritenuti ancora le avanguardie. E non solo in Francia. A Liegi, all'Opéra Royal de Wallonie-Liège, per esempio, va in scena La Favorite per la regia di Rosetta Cucchi e la direzione musicale del maestro Luciano Acocella (in co-produzione con La Fenice di Venezia). 
Quarta opera francese di Gaetano Donizetti, La Favorite è il risultato finale del viaggio del compositore a Paris e del suo desiderio di conquistare un nuovo pubblico. Ispirato al dramma Les amants malheureux di Arnaud de Baculard, a metà strada tra la grand Opéra francese e lo stile vocale italiano, riscosse un enorme successo eppure oggi, il titolo, non è dato di frequente: ne parliamo con uno dei massimi esperti, il Maestro Luciano Acocella. 

D: Secondo Lei, perché "La Favorite" negli ultimi anni ha avuto poca fortuna nei cartelloni dei teatri italiani e non solo? 
R: La Favorite figurava nel repertorio de l’Opéra fino al 1918 per un totale di quasi 700 rappresentazioni. Fu aspramente criticata da Hector Berlioz, che peraltro non tollerava in quegli anni la presenza di Donizetti che praticamente gli aveva monopolizzato il mondo lirico parigino, ma conveniva che essa rappresenta il passaggio donizettiano da una ortodossia stilistica puramente italiana verso quella più francese. La critica ne diede dei giudizi alterni, probabilmente perché essa era il risultato dell’adattamento di altre due opere, l’Ange de Nisida e l’Adelaide, che non andarono in scena per vari motivi, con inserzioni mutuate anche dalla Maria Stuarda. Forse questa discontinuità stilistica rappresentò, per la critica dell’epoca, la debolezza di questo lavoro. Quando si ascolta la Favorite, non ci si trova davanti alla classica opera di stampo puramente belcantistico, qualora si considerasse Donizetti solamente un autore epigono di quello stile.
I tratti drammatici con un impianto da grand Opéra, preludono alla spinta romantica che troveremo, quindi, espressa pienamente nella trilogia verdiana degli anni cinquanta,
Rigoletto, Trovatore e Traviata. L’attesa potrebbe in questo senso essere deludente, ma alcune pagine di grande intimità, i concertati, uniti a un finale emozionante, risultano essere profondamente ispirati e appartenenti al più autentico stile donizettiano. 

D: In una recensione si legge che "La Favorite rappresenta il punto più alto della produzione francese di Donizetti": lei è d'accordo? 
R: Risulta sempre difficile fare una classifica, o perlomeno parametrare le opere di un autore. Certamente tra le opere serie francesi, ma non solo, la Favorite occupa un posto di privilegio. Tuttavia, non si dovrebbe dimenticare l’ultimo lavoro di Donizetti, il Dom Sébastien e tra le opere comiche La Fille du régiment, che tra l’altro è della stessa epoca della Favorite. 

D: Qual è la difficoltà più grande e affascinante allo stesso tempo della partitura? 
R: L’architettura dell’opera è complessa, i recitativi sono articolati e la strumentazione è piuttosto massiccia soprattutto nella sezione degli ottoni. Contenere le sonorità pur mantenendone i tratti dinamici e le articolazioni è una delle sfide che si debbono affrontare non solo in quest’opera, ma in generale in questo tipo di repertorio. Si aggiungono i ruoli dei due protagonisti principali, Leonor e Fernand, che devono affrontare linee di canto impervie, ma anche pervase da intimità e lirismo, e vanno affrontati da grandi cantanti, per fortuna presenti nel cast: Sonia Ganassi e Celso Albelo. 

D: Non è la prima volta che lei dirige un'opera a Liegi: come trova il pubblico belga? 
R: Ritorno in questo teatro dopo cinque anni, ma ricordo un pubblico appassionato, caloroso e competente. 

D: Viaggiando potrà fare certamente dei paragoni: lo stato dell'opera in Italia in che condizioni si trova attualmente? 
R: Gli ultimi anni di crisi dell’Italia e dell’Europa si sono fortemente riflettuti sul mondo della cultura in generale ed in particolare sulla musica. Per far vivere la lirica e la sinfonica ci vogliono molte risorse, soprattutto se la si vuole rendere ad un eccellente livello qualitativo. E queste ultime sono state falcidiate in ragione dell’equilibrio dei conti pubblici.
In più in Italia ormai da tempo si registra una certa disaffezione verso musica classica e lirica in favore di altre forme di intrattenimento, più facilmente fruibili, ma di dubbio contenuto qualitativo ed educativo. 

D: Mi rendo conto che è difficile, ma se potesse riassumere la sua carriera in tre tappe, quali momenti sceglierebbe e perché? 
R: In effetti non è facile rispondere. Più che di tappe preferisco chiamarlo percorso, che un giorno iniziò e, tra strade di montagna, burroni pericolosi e dolci pianure, non si è ancora concluso. Sicuramente posso dire che la Francia e il Belgio, Liège in particolare, hanno rappresentato momenti importanti della mia vita artistica, e a cui sarò sempre grato di avermi dato la possibilità di esprimermi. 

D: Fra le Opere qual è "La Favorita" del Maestro Luciano Acocella? 
R: Amo molto l’ultimo Verdi e Puccini, ma non di meno Mozart, Rossini e Donizetti. Il repertorio francese negli ultimi anni mi ha molto sedotto. Ma l’ultima opera che vado a dirigere è sempre la mia “favorita”. 

D: Ci può dire qualcosa anche su Maria Callas, une Passion, un Destin
R : La domanda sarebbe meglio rivolgerla ad Alain Duault, che ha ideato questo ottimo percorso sulla vita della Callas, attraverso le grandi arie del suo repertorio interpretate da Beatrice Uria-Monzon. Alain, con la sua consueta maestria narrativa, ci conduce nel mito mai tramontato di questa grande cantante.