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La Musicosofia

Scritto da Sofia Viglietti.

La musica è un linguaggio che ogni uomo è capace di interpretare senza particolari studi.

Durante l’esecuzione si genera un’empatia che coinvolge corpo, mente e animo sia del musicista che dell’uditore, in un profondo legame artistico di astratto e concreto. Le sensazioni vengono universalizzate e qualunque essere umano può essere partecipe dello scambio misterioso fra sensi e spirito. L’obiettivo che l’ascoltatore può porsi è di vario tipo, e passa dal puro divertimento alla comprensione della struttura della forma musicale.
Attraverso la percezione sonora un musicista può ricreare il processo e analizzare il percorso del compositore studiando progressioni e figure; chi invece non ha studiato armonia, teoria o composizione musicale, non ha i mezzi per tradurre il linguaggio musicale, né ha modo di apprenderne i processi. Ciò che invece è comprensibile a chiunque, è la percezione involontaria delle emozioni che la musica trasmette. Intuendo il significato, la vera finalità della musica si manifesta in un carico di vibrazioni che va al di là dell’architettura del brano: non ascoltiamo, infatti, solo con la mente, ma a livelli molto più intimi e profondi. L’emozione è dunque il centro dell’esperienza musicale, per questo incontra un così largo consenso negli uomini: non è mai nato colui che all’emozione è insensibile. In quanto linguaggio, la musica è un sistema simbolico che non rimanda necessariamente al reale, un codice espressivo che col tempo si è modificato ed ha sviluppato stili e generi differenti: la rappresentazione musicale è influenzata dall’ambiente, dalla strumentazione disponibile e dalla teoria compositiva dell’epoca. E la musicosofia è la maniera di vivere secondo i principi della musica. 

La musica ha un messaggio fisico e spirituale che si traduce ora in estasi, ora in vigore, e dona pace, coraggio, speranza, conforto, energia di volta in volta. Svela l’architettura dei suoni, dei simboli e degli uomini che li hanno prodotti, narra le storie che si legano ad essi, le evocazioni, la metrica interiore dei rapporti umani. Esiste infatti una musica per ogni circostanza, per ogni stagione, per ogni attimo nel quale si ha bisogno di un aiuto, un impulso o un suggerimento capace di soffiare via le nubi che fanno scuro l’umore; perché capita, è innegabile, di avere un rovescio di fortuna, un incidente improvviso, e la musica può salvare un sorriso o addirittura la pelle. La musica dà confidenza anche a chi non la conosce, perché è figlia degli echi del mondo: lo abita nei minimi angoli, nelle urla del vento e dentro la melodia degli uccelli, nel gorgogliare di una sorgente o nel rombo dei temporali, che sono batteria sul tappeto sonoro dell’aria.
È musica il momento in cui la frase di Rimbaud «abbiamo sconfitto l’ordine» inventa un destino diverso, e se l’accademia delle regole dice che il destino è scritto, la fantasia gli risponde che lei sa usare il bianchetto. La fantasia è il fantasma che sconfigge l’autorità dello stereotipo, e dona alla musica il potere più sublime: la facoltà di improvvisare, il totem della creatività.

La creatività è un processo inconscio di composizione che ritroviamo anche in filosofia, dove molto spesso le riflessioni elaborate a livello conscio si sviluppano in un percorso di immaginazione che accomuna l’arte ed il pensiero filosofico: il retaggio sociale influenza l’azione umana in qualunque forma di elaborazione personale che lega immagine e pensiero verso una ricerca di strutture (mentali o espressive) rafforzata dalla creatività. Sia l’arte – in questo caso la musica – che la filosofia hanno una finalità estetica, ed una concreta, di ricerca della dimensione del gusto, del piacere e dell’agio, che in taluni può manifestarsi nella rabbia del punk, in altri nella morbidezza del soul, nelle detonazioni hard & heavy come nei passaggi più aulici della classica, oppure in tutti i generi assieme a seconda dei soggetti e dei momenti. La forza della fantasia avvicina sensi e intelletto, oltrepassa la barriera della forma compiendo un gesto sconosciuto e conscio. Ora, essendo il pensiero un mezzo di interpretazione dell’opera d’arte, si può affermare che il processo artistico è un viaggio razionale fra la bellezza e i valori tramite un sistema espresso non solo in musica ma anche in etica: come per gli antichi Greci la musica era un grande mezzo educativo e formativo per il cittadino, possiamo riconoscere che il piacere estetico è accompagnato da un contesto di fondo capace di instaurare e preservare intenti e valori.
In quanto ricerca estetica, poi, il bello musicale, sotto qualunque aspetto si riveli, trasmette impulsi positivi per l’animo dell’ascoltatore, che è portato a ragionare sulla forza dei princìpi e della consapevolezza di cui l’arte si fa promotrice.
La musica inoltre è un antidoto eccezionale contro i disvalori, sia quando promuove riflessioni interiori o collettive, sia quando assolve al compito di svago, di liberazione dallo stress, dalle tensioni accumulate nel quotidiano: la sua funzione etica rientra negli insegnamenti e nelle sensazioni comprensibili a tutti gli esseri umani, perché fa parte della nostra naturale propensione alla ricerca del benessere, interiore ed esteriore.

Cerchiamo conforto nella musica per liberarci da preoccupazioni, ansie, situazioni opprimenti e sgradevoli, sostituendoli con melodie o sonorità piacevoli che suscitano gioia, e si impongono come terapia consapevole.
A livello fisiologico la musica aumenta la produzione di ormoni e rinforza il sistema immunitario: secondo varie ricerche risulta quindi essere un medicinale contro le disfunzioni del corpo. Queste funzioni terapeutiche, note dall’antichità, sono oggi riconosciute nella musicoterapia, campo specifico di riabilitazione e aiuto, così come in pedagogia l’introduzione al linguaggio musicale permette ai bambini l’inserimento nella mentalità della società, sviluppando maggiormente alcune aree cerebrali e un’acuta sensibilità. Abbiamo la possibilità di riconoscere queste funzioni riabilitative nella quotidianità (il sottofondo musicale di una giornata può perfino modificarla radicalmente), ed è opinione diffusa che la musica che ascoltiamo rispecchi le sensazioni che proviamo o meglio, che ci fa provare. Il flusso emotivo che la musica suscita può esser utilizzato a nostro favore, alleviando sofferenze e stimolando la positività. In soggetti con difficoltà motorie il ballo può rappresentare un approccio libero alla confidenza verso il proprio corpo; i problemi espressivi vengono alleviati dal canto, disturbi e malattie della mente sono attutiti e “controllati” dalla musica: l’arte esprime l’inconscio e la volontà dell’individuo incanalando passioni e desideri, è alla portata di tutti, protegge i più deboli. La musicosofia è conosciuta come meditazione musicale, ma se in passato la sua funzione è stata quella di individuare la struttura di un brano e di carpirne l’essenza attraverso un ascolto concentrato, ripetuto, per arrivare al contatto spirituale e alle risposte che dà il corpo – ciò che il suo fondatore, George Balan, chiama meloritmia –, qua c’è una universalizzazione dei temi, non solo un concentrarsi su alcuni di essi. La musicosofia infatti permette di avere una visione completa dell’insieme, è una risposta attiva ai problemi della vita e dell’individuo.

La musica risveglia l’animo permettendo di far trasparire la sensibilità interiore dell’ascoltatore attento: l’attenzione e i sensi sono acutizzati dal suono, che inclina ad un socievole rapporto fra simili. Trasmettendo benefiche sensazioni che pervadono l’individuo, la meditazione e l’avvicinamento alla natura sono facilitati dal predisposizione alla sintonia: si tende dunque al rispetto, inteso non come sottomissione ma in funzione di scambio e apprendimento. Optando per una scelta di vita come questa, l’influsso della musica garantisce una esplosione interiore di contemplazione e spiritualità, di ribellione contro la stasi, di rigetto per ciò che frena, frustra, e costringe, quindi un contatto più saldo e sicuro. È una scialuppa di salvataggio inaffondabile, un’isola battuta da mille tempeste eppure mai scalfita né scalfibile, un’eredità che non si esaurisce e ci permette di cogliere l’essenza delle cose tramite l’ascolto di un brano, e di riproporla agli altri per condividere la realtà del fenomeno. Da autentica filosofia qual è, la musicosofia è un modo per dire
no quando prima si era detto sempre .
Del resto, acquistando consapevolezza con l’ascolto e il ragionamento è possibile plasmare un pensiero critico personale: questa filosofia è un’ opportunità per forgiare una visione innovativa della realtà.

L’inconsapevolezza infatti tiene l’uomo legato a catene culturali e sociali senza permettere al soggetto di individuare un pensiero unico e rappresentativo: la musicosofia esprime la possibilità di imporre la soggettività sul pensiero di massa. La musica oggettivizza le sensazioni per renderle comprensive a ciascuno di noi, ma l’elaborazione dell’esperienza è un processo individuale che esprime la personalità e le idee del singolo: tramite l’ascolto è possibile raggiungere un giudizio personale che ci autorizza a rispecchiare il nostro contatto con l’universo. È una filosofia in quanto è, per costituzione, anti-autoritaria. La libertà è la sua forma espressiva, la sua metrica, e siccome la libertà è partecipazione, ecco che la musica non soggioga, ma permette di essere sia pubblico che musicista, in un rapporto di reciproca parità.
In tale modo può esprimere in libertà il proprio essere, coinvolgendo il maggior numero di persone in quel fenomeno di esternazione inconscia: l’arte e la filosofia non possiedono vincoli di rappresentazione, bensì permettono a chiunque di avvicinarsi e di partecipare in diversi modi e livelli. Se adotti la filosofia della musica entri dentro di essa in toto, e ne diventi parte, ti fai musica, perché musicista e ascoltatore sono uniti dal flusso empatico delle note; l’esecutore esprime attraverso gli strumenti sensazioni che il pubblico recepisce e ricambia al tempo stesso, in una sinergia che dà parità di ruoli emotivi. Il coinvolgimento è il medesimo proprio perché è la musica ad essere basata sulla condivisione del suono prodotto e il filtro di chi lo riceve, con i suoi gusti e le sue temperanze. La musicosofia protegge dall’omologazione perché favorisce il ragionamento e il pensiero giudizioso stimolando l’individuo a valutare i propri bisogni e principi in base a quelli proposti dalla società: la conoscenza di sé porta alla confidenza delle proprie azioni e riflessioni che la musica può incrementare. La scelta di un percorso musicale è parallela alla cognizione del soggetto del proprio ruolo sociale e della sua funzione nel mondo. Il conformismo e la alienazione possono essere combattuti con la musica, così come per molti problemi prima nominati. La musica rappresenta anche uno dei meccanismi emotivi più profondi dell’uomo, la ricerca di ritmo come stabilità e rigore, che può essere ampliato con un ascolto di comprensione per sviluppare la predisposizione innata dell’uomo verso il suono: l’interiorizzazione della musica inquadra l’andatura perpetua dell’individuo e ne rivela forme innovative a lui sconosciute. Come per la scrittura la musica, dunque, è la forma più spontanea di evoluzione.