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La Parabola Della Mela & Del Mulo

Scritto da Andrea Terzi.

Se sei il mare, cosa ti importa della riva? Non lo chiedeva a caso Ma Deva Ghata.

Aveva avuto tutte le età, quelle che il mondo vende come floride o spaventose, e che non ho ancora affrontato. Già, perché il passaggio è breve ma spesso densissimo, e ha la forza dell’onda. L’onda emotiva. Sia fatta la sua volontà, niente è più incerto dei flutti dell’anima.
Ho diciott’anni, e qualsiasi problema mi ponga non c’è tregua per le storie che sembrano scherzi: i sensi adolescenti sono amplificati. Diciott’anni, tutto è al di là dal farsi spiegare, eppure ho domande sul mondo che dicono dovrà appartenermi. Quesiti pratici, filosofici, sciocchezze, goliardie, mica il chi siamo dove andiamo e perché.
No, quella è roba che gli intellettuali usano per trastullarsi il cervello, quando anche a loro prende la noia. Io appartengo alla generazione dei Simpson, del contratto a termine con il futuro, degli eroi digitali. Il mio cinema è in blue-ray, niente cabaret, kolossal o trailer, ma anteprima dvd: dalla mitologia nordica al fumetto Marvel, vado a vedere Thor di Kenneth Branagh dove Odino, re di Asgard, ha il volto di Anthony Hopkins, e sul fato del figlio incombono lotte coi giganti del ghiaccio, l’oscuro Loki, e i sussulti d’amore per Jane.

In camera ho pochi libri e tanta tivù. Mi disturbano i telegiornali e i romanzi da tribunale, per cui la giustizia italiana è una Corrida, e l’economia cieca di chi vede l’Europa come un traguardo. Se andassimo via dalla moneta unica potremmo pensare di salvarci dal tracollo generale. Invece tutti d’accordo a salvare una barca che abbiamo fatto incagliare, e non contenti delle falle gli andiamo saltando sopra. E mica per un rave party. Abbiamo i motori, ma non i piloti.
Forse sogno di fare il calciatore. Sarà perché ho in mente la zona Cesarini, il limite fatale entro cui decidere se prevenire o curare, ossia scagliarmi con orgoglio verso la porta avversaria o schiumare contro l’arbitro e la sorte maligna. Salvo calciopoli e partite truccate. Neanche lo sport è immune da certe cancrene.

Vedo parlamentari che donano sogni di gloria, e come la fata di Cenerentola trasformano zucche in carrozze, topi in destrieri, ma al momento di partire non gli funziona il navigatore.
C’è la Chiesa che lancia OPA sul governo e poi non paga l’Ici, in più spedisce un cardinale a mentire ai telegiornali. Chi ci darà il nostro pane quotidiano?
Per questa gente ho solo diciott’anni, sono uno strumento politico nelle loro mani. Mani che fanno propaganda col dito alzato, puntato verso le bandiere e gli striscioni di chi ancora gli crede, e non capisco come possa riuscirvi. L’illusione, a me, l’hanno strappata prima dei cartoni animati. Meglio il Kindle Fire lanciato da Jeff Bezos, maniaco del dettaglio, che così reinventa il ruolo di Amazon e il concetto del tablet. Ha lo schermo a colori, un sistema operativo Android, e si collega a internet con il WiFi. È la chiave per la serratura dei miei sogni.
Sogni inverosimili, chissà, ma sfornati da chi urlava peace and love nel Sessantotto, e che ha deciso di plasmare il mondo a suo piacimento, fin dove ha potuto. È la mia eredità, quella che ho trovato appena venuto alla luce. Neanche Babbo Natale crede più alla fiaba del bue e l’asinello.



L’esplosione del web ha modificato il concetto dei mercati e del pensiero; la mia adolescenza ne ha assorbito i dogmi ed è disposta a pagare cifre alte per la tecnologia, ma non per i contenuti. Contare le mie letture è affare assai breve, talvolta non si trova nemmeno un capolavoro. L’open source non mi darà mai accesso a Dumas, a Sartre, a D’Annunzio, Hesse o Tolstoj, perché altrimenti sarebbe la fine delle idee e delle opere originali. E allora ripiego, svicolo, perdo una passione che non ho avuto mezzo di acquisire, di sperimentare.
Subisco il paradosso della Apple e di E-Mule, in cui tutto è scaricabile, pure il peso dell’esistenza.
Ho diciott’anni e non ho sete di ribellione, solo di un giocattolo capace di mettermi in contatto con la vita. Patisco la tragedia moderna di chi riflette sui problemi generali, ma è stato castigato dagli uomini con la capacità di pensare esclusivamente al proprio destino.
Ho diciott’anni, e cerco qualcuno che mi insegni a sognare.