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Cronaca Minuta di un Futuro che Sarà

Scritto da Alice Bottoni.

Roma è una fotografia in movimento, un quadro del sole al tramonto.

E il sole, al tramonto, la rende una città che respira. Le rovine trovano nuova vita, dal Foro Romano proviene un antico vociare, gli archi del Colosseo si accendono come occhi sul mondo. Desideravo da tempo visitare questa città, ma, come spesso capita, al desiderio non corrisponde realtà, così avevo relegato il viaggio nel cassetto delle cose che si rimandano. Poi, casualmente, mi si è presentata l’occasione non solo di entrarvi in contatto, e di farne una tappa fondamentale della vita. Qui, infatti, ho tenuto tra le mani un premio importante, uno di quelli che ti allargano le strade, di per sé strette e tortuose, del futuro degli studi e lavorativo. 
Il sole al tramonto illuminava di rosso le statue bianche del Foro Italico; il campo da tennis deserto e immenso dava un senso di malinconia mentre scendeva il buio e si accendevano i lampioni. Io e Michelle, mia amica e sostenitrice, siamo arrivate in orario, il che vuol dire sempre troppo presto; abbiamo osservato, un po’ intimorite, l’impeccabilità dei vestiti, del trucco, delle acconciature degli ospiti che, a mano a mano, si sedevano tra il pubblico, delle hostess in rosso e di chi, indaffarato ma mai affannato, si occupava dell’organizzazione. Il ritardo con cui è iniziato l’evento è stato ciò che più mi ha messo tensione, insieme all’adrenalina. 

«Se il merito non è riconosciuto, l’eccellenza è ricercata» ha detto Piero Angela, al quale hanno consegnato il premio alla carriera. Il merito, però, per fortuna non sempre è alieno.
Il Premio
Agol giovani comunicatori tenta di resistere come esempio, una sfida importante per chi vuole avanzare di qualche passo nel settore della comunicazione, a volte sottovalutato. Il contest nazionale offre agli studenti universitari tra i 18 e i 25 anni la possibilità di vincere un master ed uno stage, ai professionisti tra i 25 e i 35 un premio in denaro e l’attuazione del loro progetto.

Da laureanda in comunicazione, volevo sfruttare al massimo la mia (forse) ultima possibilità di partecipare all’interno del primo gruppo.
Le categorie sono cinque: Social media strategy, Advertising, Corporate communication, Public affair e Comunicazione istituzionale, Eventi; per ciascuna di esse vengono proposti due brief (uno per gli universitari, l’altro per i professionisti), che le aziende partner hanno ideato e ai quali i partecipanti devono rispondere con un progetto.
Purtroppo, queste opportunità non vengono sempre pubblicizzate a dovere. Ricordo che sono venuta a conoscenza del Premio Agol grazie a una professoressa che insegnava al primo anno di università, giovane e aperta alle novità, che ne aveva fatto cenno a lezione; probabilmente però, farne soltanto un cenno non è sufficiente ad attirare l’attenzione della maggioranza degli studenti, a stuzzicarne la curiosità, a trasmettere loro l’importanza e il livello di una opportunità.

Triste pensare che nella mia facoltà, che dovrebbe essere la prima interessata, quasi non se ne parli.
Sempre pronta ad approfondire gli spunti con i quali vengo in contatto, l’anno successivo decisi di partecipare nella categoria Advertising; non avevo grandi speranze, mancandomi molte delle conoscenze necessarie, ma tentare mi avrebbe permesso di vedere per la prima volta cos’è e com’è fatto un brief, questo sconosciuto. Scaricati i progetti vincitori dell’anno precedente, ho cercato di capire quali fossero gli elementi che dovrebbero essere presenti in un progetto di comunicazione, cosa che in università, ahimè, non viene insegnata. Mi impegnai giorno e notte per una settimana per creare un lavoro accettabile. L’esperienza finì col caricamento del progetto stesso, ma anche con una visione più chiara su certi aspetti professionali. 

Mi sono sempre divertita a partecipare ai concorsi, a cercare di adattare un testo, una fotografia, o un progetto ai limiti imposti; si tratta di un divertimento che deriva dall’esercitare la creatività all’interno di precisi confini. Un po’ come gli esperimenti letterari dell’Oulipo. Proprio per questo, e senza grandi aspettative, ho partecipato nuovamente al Premio Agol, questa volta nella categoria Eventi. Mancava una settimana alla premiazione e – totalmente inaspettata – è arrivata un’email: questa volta ce l’avevo fatta. Il pianto di gioia, i frettolosi preparativi, un gelato per festeggiare. Quindi, Roma.
L’Urbe, che ha fatto innamorare Michelle e che ha abbagliato i miei occhi col sole riflesso dalle superfici dell’antichità.

Una città che la sera si incontra sulle scalinate di Piazza di Spagna, che è maestosa, ma non con vanteria, che ti saluta con un «ciao» perché il «buongiorno» è troppo formale.
Una città che si veste elegante, che si fa chic per una serata diversa dalle altre. Quella che ho vissuto io è una, una delle tante che immagino Roma abbia in serbo. Luci e musica d’atmosfera, buffet come un complesso di strutture architettoniche, pubblico ben educato. Il palco. Quando vi sono salita, vocabolario e bei discorsi ipotetici sono tornati a sedersi tra il pubblico, lasciandomi sola e nuda di parole. Nonostante l’imbarazzo attendo, ansiosa e speranzosa, che il futuro si faccia un po’ meno incerto.