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La Crisi delle Regole

Scritto da Sofia Viglietti.

Una regola in crisi permette di tendere a una regola migliore.

La regola, è bene chiarirlo da subito, può essere messa in crisi da eventi che minacciano la regola stessa. La funzione della regola implica l’osservazione della stessa, ed eventuali sanzioni per il mancato rispetto di questa. Una regola può entrare quindi in uno stato di crisi nel momento in cui non riesce più a regolare le parti compromesse da essa, e da chi se ne è servito. Il sistema da analizzare deve essere quello del legislatore, cioè della legge e di chi la subisce, senza dimenticare il ruolo condizionante dell’ambiente. Si può parlare oggi di crisi della regola in campo politico, sociale, economico.
A seguito delle recenti crisi economiche globali ci siamo illusi che, secondo la regola di mercato, in un arco di tempo più o meno lungo ci sarebbe stato un recupero: dopo una decrescita è inevitabile la ripresa successiva. Dalla prima rivoluzione industriale al “boom” economico post-seconda guerra mondiale era sempre andata così, e la fiducia lavorava nei sostrati della coscienza. Nel momento in cui, però, non si è assistito a nulla del genere, è entrata in gioco l’illusione del sistema.
In sostanza: una volta che il sistema è crollato, è stato necessario ammettere che le parti coinvolte non hanno favorito la regola, bensì abusato di essa o eluso le norme. Non è che un esempio, ma commisurato.

Il legislatore, peraltro, può imporre, grazie al potere, la propria necessità ed i suoi interessi sul benessere dei popoli, che sottostando a una autorità mettono – in maniera involontaria ma completa – nelle sue mani la loro libertà, della quale il governo non dovrebbe abusare. Riguardo proprio la forte responsabilità concessa, il legislatore non deve eludere norme tali da renderlo un dittatore, in modo che il sistema democratico di legislazione non si trasformi in un assolutismo in cui solo una persona detiene il potere generale. Il legislatore, perciò, non può essere rappresentato da un impostore, vedasi Maduro in Venezuela, e i troppi altri despoti che a turno si contendono il comando di vari Paesi: solo un uomo di retti principi può farsi intermediario fra il cittadino e la legge, senza cadere nel gorgo della corruzione, o nella tentazione dei privilegi. Anche il settore finanziario si trova in crisi, perché la legge stessa non è in grado di affrontare situazioni mai avvenute prima d’ora, mettendo in uno stato di mancata tutela il settore. Perciò diventa necessario per le parti coinvolte risollevare il sistema superando la crisi a partire dal rapporto stesso fra regola, regolanti e regolati.

Come a livello politico, insomma, è necessaria la collaborazione fra le parti: la fiducia e la capacità di ampliare i propri orizzonti sono elementi che permettono la coesione fra realtà con esigenze e opinioni differenti. È pure necessario che le parti acquisiscano una certa capacità di intersoggezione, trovando un compromesso che permetta a chiunque di essere nella condizione non solo di dovere, ma anche di potere rispettare la regola stessa, che altrimenti risulta inutile. La legge stessa, per non entrare in crisi, deve essere revisionata con il passare dei tempi, e con la variazione eventuale dei valori collettivi: è necessario rispettare le esigenze comuni avendo sempre come fine comune la salvaguardia del benessere del cittadino dello Stato. Se in Per la pace perpetua di Kant la legge deve avere come fondo costante l’idea di pace, la legge dovrà avere in sé il concetto di rispetto e di rispettabilità.
A livelli più generali una regola può entrare in crisi quando la società che l’ha creata, per proteggere determinati aspetti, non trova più i valori che ha inizialmente riposto in essa. La regola deve essere rispettata nell’azione e nell’intenzione.

L’Italia viene, sfortunatamente, ricordata come simbolo di elusione legislativa, a causa della criminalità e dell’attitudine comune – spesso gli stereotipi rispecchiano buona parte degli individui – a ricercare un metodo personale e non del tutto autorizzato per affrontare le situazioni ufficiali e comunitarie. Così facendo non solo viene messa in cattiva luce la legge morale dell’individuo, ma si danneggia tutto il sistema di controllo e giudizio del rispetto delle norme. La società invece può funzionare a dovere quando la libertà individuale è sottoposta alle norme comuni.

Ma se le norme dovrebbero essere la rappresentazione di una necessità comune, non è detto che siano sempre corrette.
Sono state scritte da uomini, cioè da esseri volubili e di per sé limitati. In tal caso, agire violentemente è irrazionale: per combattere una legge sbagliata occorre modificare ciò che agli occhi dell’individuo non salvaguarda gli interessi comuni e quelli del singolo. Tant’è, alcune rivoluzioni sono state necessarie, per lo meno in casi in cui non era possibile il dialogo fra le parti, e in molti hanno pagato con la vita. Allo stato attuale, grazie all’impulso della tecnologia, ognuno è libero di dire la propria opinione. Rispetto ai Paesi che vivono repressioni e autoritarismi, abbiamo il diritto di manifestare, anche se spesso lo dimentichiamo. Così, anziché agire in contrasto alla legge, si può agire per cambiarla, e in varie modalità.
Oltre al diritto di manifestare e di mostrare la propria posizione nelle piazze e nei cortei organizzati, si è diffusa di recente la comunicazione fra cittadino e politico sui social.
È infatti possibile comunicare con le cariche più importanti della società direttamente da piattaforme virtuali. In questo modo il distacco fra cittadino e rappresentante governativo si è ridotto di molto: si è divenuti due (o più) individui con un profilo attivo che comunicano fra loro.

Se prima il problema era la distanza fra il mondo della politica e quello del cittadino, ora, in apparenza, non ci sono più inciampi, anche se comunque la situazione resta uguale a prima. I diaframmi dell’autorità continuano a giocare un ruolo chiave, e l’unione delle limitazioni dei singoli crea una convivenza sociale fittizia che viene messa in crisi dal divario di esse, per non parlare della loro corruzione o della mancanza. La crisi delle regole rispecchia la crisi dell’oggettività. Ogni volta che una regola è messa in crisi, ne nasce una nuova da potere criticare. Una regola eviterà di essere messa in crisi solamente se l’insieme dei soggetti che la stipulano rinunciano al proprio tornaconto individuale: una regola non entra mai in crisi solo nel momento in cui agisce in funzione di un’idea e di un ideale. Ossia deve essere dinamica come le idee, e garantire una staticità alla quale aggrappare quelle idee. La regola perfetta è l’utopia, a cui il legislatore tende insieme al popolo. Quando in una regola l’uomo inserisce scopi lucrativi, o funzioni di resa privata, esplode la crisi legislativa. Per questo se nell’arte le regole vengono distrutte per creare il nuovo, nel diritto le leggi vanno adattate per servire il popolo. E la crisi della regola è spesso una regola necessaria a superare la crisi stessa.