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Intervista a Daniela Musini

Scritto da Goffredo Palmerini.

A Città Sant’Angelo, pochi chilometri dal centro di Pescara, è un giorno sereno di primavera.

Una bella casa tra le altre disposte in file concentriche, a semicerchio. Quasi a gradoni, per guadagnare un centro ideale sulla collina. Si guarda il mare, da qui, il litorale di Silvi e a destra quello di Montesilvano, oltre il fiume Saline, verde di giunchi e canneti. Arriva a tratti dal mare un vento carezzevole che porta il sapore di salsedine e gli aromi delle piante già in fiore. Qualche vela trapunta l’orizzonte dell’Adriatico e la conca della Marina. La città è più in alto, in collina, con le sue belle case di mattoni rossi su un crinale. È uno dei borghi più belli d’Italia, contornato di campi imperlati da nodose piante d’ulivo e fecondi vigneti, che donano olio e vini di riconosciuta eccellenza. Antica patria dei Vestini, popolo italico insediato di qua e di là della catena del Gran Sasso, Angulum – secondo una antica citazione di Plinio il Vecchio – di cui testimoniano vestigia archeologiche rinvenute tra le foci del Piomba e del Saline, Città Sant’Angelo adesso è una bella cittadina di oltre quindicimila abitanti che ha attraversato secoli di storia, lasciando tracce significative e interessanti. Ne fa mostra la bella Chiesa di S. Michele Arcangelo, la cui origine è anteriore all’anno Mille, poi ricostruita nel Trecento. La splendida facciata, uno svettante campanile, e alcuni resti alto-medioevali impreziosiscono il tempio.
Numerosi altri edifici risaltano nei vicoli del borgo, contornato da mura nelle quali si aprono quattro Porte. È un luogo che merita una visita accurata. Io sono qui per incontrare una artista abruzzese di grande talento e versatilità. Daniela Musini è davvero poliedrica: scrittrice, musicista, drammaturga e attrice, studiosa di Gabriele d’Annunzio. Geniale interprete delle opere del Vate, la sua penna feconda e il suo eclettismo teatrale hanno riservato tra l’altro una particolare attenzione ad alcune donne singolari, o eccezionali, della storia: Cleopatra, Messalina, Lucrezia Borgia, Madame de Pompadour, Mata Hari, Eleonora Duse, e adesso Maria Callas. L’ultimo suo lavoro di scrittura teatrale, che si aggiunge a saggi di grande successo, è appunto Maria Callas, la Divina, un monologo che presto andrà in scena a Busseto, nel Festival verdiano, con un’eccezionale anteprima nel Teatro Comunale di Atri.
La conversazione con Daniela è sempre intrigante, facondo il suo eloquio, dense di fascino le pause, la gestualità misurata, l’espressività dei suoi occhi verdi. In fondo, poi, tutto si tiene, perché parlare con lei è sempre piacevole e rivela un mondo interiore ricco di sensibilità umana e di raro talento artistico. 

“Maria Callas, la Divina” è il nuovo lavoro teatrale che hai scritto e che interpreterai sulle scene internazionali. Come è nata l’idea di un monologo su Maria Callas? 
Maria Callas è presente nella mia vita fin da bambina, grazie a mio nonno Mimì che adorava la Lirica e che è stato colui che mi ha iniziato alla Musica. Da piccola avevo paura del buio e poiché la mia cameretta era adiacente alla cucina, lui la sera si metteva accanto alla grande radio e, girando le manopole, andava alla ricerca di Puccini, Bellini, Verdi, soprattutto delle arie da lei cantate. Vissi d’Arte vissi d’Amore da “Tosca” o Casta Diva da “Norma”, interpretate proprio da Maria Callas, sono state le mie ninne nanne. Se ho scritto questo monologo, la motivazione va ricercata non solo per celebrare i 40 anni della morte della Divina Callas, ma anche per rendere omaggio a quel mio nonno così sensibile, amorevole e così determinante nelle mie scelte artistiche. 

La Callas è un’icona della Lirica, idolatrata ancor oggi da milioni di persone. Non ti spaventa cimentarti in un ruolo così impegnativo? 
Ne sono terrorizzata, ma anche entusiasta. Mi piacciono le sfide ardue, difficoltose, coraggiose. Mi sono accostata al suo personaggio con umiltà, dedizione, impegno, come avevo fatto per un’altra “divinità”, Eleonora Duse, che ho interpretato in tutto il mondo. Il metodo di approccio è stato lo stesso. Ho letto molto, studiato tanto, e nel caso della Callas, ascoltato tantissimo, per cercare di compenetrarne l’essenza artistica, lo smisurato ed inarrivabile talento, ma soprattutto la sua anima ferita e dolente, intensa e drammatica. Lei è stata una donna coraggiosa, passionale ed intensa di cui ho cercato di raccontare, sia nel testo, come pure nell’interpretazione che ne darò a Teatro, la sua anima, rendendone tutte le sfumature temperamentali: la mia sarà una Maria Callas appassionata e sensuale, sarcastica e tragica, ironica ed irruenta. Spero di coinvolgere ed emozionare, anche grazie all’intelligente e coinvolgente regia di Federica Vicino. 

Il tuo monologo ha già avuto riconoscimenti letterari importanti. 
Maria Callas, la Divina è stata prima al Premio L’Unicorno di Rovigo e ha vinto il Fiorino d’oro – primo premio – al XXXIV Premio Firenze. E ne sono lusingata come scrittrice. Ambientato nell’appartamento parigino dell’Artista, in un giorno preciso – il sedici settembre 1977, suo ultimo giorno di vita –, il monologo è una sorta di memoriale, o meglio un testamento spirituale, che lei consegna ad una immaginaria giornalista (assente sulla scena). Si snoda attraverso ricordi e flashback in cui racconta i propri trionfi d’Artista, ma soprattutto le proprie passioni e sofferenze di donna ardente e fragile, tigrina e affamata d’amore. La passione intensa e devastante con Aristotele Onassis, il dolore straziante per la perdita del figlio Omero, il rimpianto per una carriera leggendaria connotata anche da momenti difficili, e la struggente solitudine degli ultimi anni, costituiscono la materia attorno alla quale si snoda il percorso narrativo, punteggiato da foto e lacerti di video della Callas Artista e dalle toccanti melodie da lei cantate, che ho scelto con estrema cura per sottolineare i momenti più intensi e coinvolgenti del monologo. Nei miei lavori teatrali la Musica non è mai un sottofondo, un tappeto, un accompagnamento, ma un “personaggio” tangibile e palpitante. 

La Prima nazionale sarà prestigiosa: al Teatro Verdi di Busseto, il ventuno maggio prossimo, nell’ambito del Festival Verdiano. Ci sono tutte le premesse per un’altra delle tue entusiasmanti tournée in giro per il mondo! 
Credo che non avrei potuto sperare di meglio. Una tappa davvero straordinaria, in un Teatro meraviglioso e ricco di storia, costruito per onorare il cittadino più illustre: Giuseppe Verdi. Ho tuttavia voluto che l’anteprima, in pratica il debutto, avvenisse nel mio Abruzzo che amo tanto. E così venerdì 7 aprile, alle 21, il sipario del Teatro Comunale di Atri si aprirà per la prima volta su Maria Callas, la Divina. E il cuore fa già capriole. Spero poi di portarlo anche in giro per il mondo, augurandomi che anche a questo lavoro teatrale arrida lo stesso successo tributato al mio precedente monologo sull’altra Divina, la Duse. 

Definiscimi in tre parole questo tuo nuovo spettacolo. 
Intenso, potente, struggente. Voglio colpire il cuore degli spettatori. Prometto grandi emozioni. 


È un caleidoscopio di colori che, attorno a noi, maturano nel giorno. Il sole continua il suo viaggio da un punto all’altro del mare, lasciando riverberi viola e turchesi a disegnare la maestà delle cime del Gran Sasso e le valli morbide, cariche di storia e di fantasia, in un lungo palcoscenico naturale.