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Storie Di Resistenza: La Teoria Del Caos

Scritto da Sandra Giuliani.

Un atto di lettura è una proiezione di se stessi nel mondo.

Immaginiamo sempre un lettore in fase ricettiva, passivamente pronto ad accogliere le parole altrui, le visioni di un altro come fosse un vaso che chiede solo di essere riempito e usato.
Ma non è così.
Se la scrittura fosse un continuum senza interruzioni, una grafia infinita capace di coprire tutte le fratture del mondo, e riempirle, allora, forse, chi legge sarebbe come cera da plasmare e il senso stesso del mondo sarebbe uguale per tutti.
Ogni scrittura, invece, lascia spazi bianchi; crea lacune e vuoti e, in quella discontinuità, chi legge proietta il proprio respiro: è un battito d'ali che modifica il mondo.

Leggere appartiene alla teoria del caos perché quel battito d'ali, che è l'atto di lettura concreto, reale, compiuto da chi legge in un momento preciso della sua giornata e della sua vita, scatena una serie infinita di catastrofi.

Sconvolge innanzitutto il mondo stesso del lettore: quello passato, che questa nuova “lente” fruga fin nelle fondamenta e negli anfratti ristabilendo legami tra cause ed effetti mai visti prima, mai assunti come propri; ma anche il mondo futuro, perché altrettanto bruscamente l'immagine di noi stessi  diventa un'ombra anomala proiettata in un paesaggio estraneo, che appare verosimilmente possibile.
A volte, in questa possibilità, sembra davvero che ogni storia sia stata già scritta, ed esista da sempre, come sussurra Borges.

La catastrofe coinvolge però anche il mondo del libro: la visione che apparteneva a un autore, in parte, si dissolve e diventa altro e cambia per ogni lettore che avrà in mano quel libro; per ogni battito d'ali di ogni lettura l'autore sarà privato di se stesso e in balìa di una forza oceanica, discontinua e sovrapersonale.

Siamo uno vicino all'altro su questa panchina nella stazione. Leggiamo ciò che all'esterno appare il medesimo libro. Ma siamo due lettori diversi. Due battiti diversi. E nulla è uguale.



L'
effetto farfalla è un'invenzione letteraria (sempre Bradbury in Rumore di tuono, 1952) non solo una teoria scientifica (Turing, 1950 e poi Lorenz nel 1963) perché il pensiero narrativo non cade nelle barriere che gli umani inventano per isolare i discorsi impostando gerarchie di valore e di pesi che daranno a un discorso più diritto di verità di un altro.

Il pensiero narrativo si esercita continuamente sul mondo e su tutti i possibili oggetti di lettura – di cui è fatto – e se cerca verità, sa che sono ancoraggi transitori o rotte inventate per dominare la paura della vastità. Ossia del Caos. O della vita stessa, in fondo.
Possiamo prevedere l'impossibile. O almeno sapere che potrebbe accadere. Ma sempre entro una soglia precisa del Tempo. E bisogna capire allora quale sarà, per ciascuno di noi, il tempo possibile.

Ogni atto di lettura si consuma per lasciare il posto a un altro: altre invenzioni di spazi e di tempi, altri battiti e altre catastrofi.
Prevediamo un atteggiamento non le occorrenze reali.
Sappiamo che accadrà ma non quando né effettivamente cosa.

Un limite che si traduce nella ricchezza delle storie.
Una potenza del pensiero che narra  che frantuma ogni pretesa verità come l'onda, lentamente, che  nei secoli sgretola lo scoglio e cambia il volto del mondo.
Ogni visione d'insieme poggia sul cambiamento, anche minimo, di un dettaglio.
Non tutte le catastrofi sono uragani, a volte sono solo crepe lungo il soffitto delle nostre costruzioni mentali.

Non siamo capaci che di atti brevi in misure di tempo limitato: la nostra realtà di essere... umani.
Ciò che il tempo geologico di tutti gli atti di lettura possibili ci rimanda è la nostra finitezza e non la possibilità, sublime, del movimento stesso delle cose che ci supera, dimenticandoci.

Leggere come portatori consapevoli di un atto di lettura permette almeno di sentire il fiato di questa geologia, di questa stratificazione carsica del pensiero narrativo che inventa paesaggi di coscienza che, a volte, diventano reali, incredibilmente e relativamente reali.
Quando alziamo la testa dalle pagine di un libro, il mondo cessa di essere immenso.
Ma cessa anche di essere l'unico possibile.
E allora forse per un attimo, per un battito d'ali, sai che tutto è perfetto.