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La Letteratura Della Comprensione

Scritto da Annamaria Garbagnoli.

     
Leggere, vivere, scoprire. Il diario prende il via dalla scorsa mattina. Una mattina come tante. Un'alba di fumo e di nebbia gelata mi ha inghiottita appena uscita di casa, e ho percorso a memoria, senza vedere, il tragitto sino alla fermata dell'autobus. Lì ho atteso a lungo, con lo sguardo anchilosato dal freddo, fisso sul marciapiede di foglie morte, mozziconi e tappi di latta inglobati nell'asfalto. Ogni giorno il risveglio comincia da qui. Una volta salita sui mezzi lo smog rimane all'esterno, e il tepore mi fa alzare finalmente gli occhi per guardarmi intorno.
L'autobus nelle ore di punta offre uno spaccato della società spicciola, più vera, che non è quella raccontata dai quotidiani. La incontro nei volti assonnati dei pendolari, già ingrigiti dalle preoccupazioni del giorno, nelle famigliole che si affrettano verso gli istituti scolastici. Appena riesco a sedermi estraggo dalla borsa un libro, e inizio a leggere appuntando nella memoria le riflessioni.
Nei racconti di Natalia Ginzburg protagonista è ancora la famiglia, la piccola e fertile cellula che rispecchia da sempre, nel bene e nel male, l'evoluzione della società. Affrontarli è stato come sfogliare un vecchio album di ricordi, di quelli con le foto che fermano in un sorriso incerto e sorpreso un istante qualsiasi della giornata, o che immortalano gruppi di parenti in festa per una ricorrenza, volti sbiaditi di persone care o mai conosciute, le cui vicende sono state tramandate nel tempo dai genitori o altri familiari. Storie su cui da sola ho continuato a lavorare di fantasia, e che talvolta mi hanno aiutata a capire meglio me stessa e ciò che sono diventata, perché questo è il condizionale del passato: soccorrere nella comprensione del presente, che sia quello individuale o di una nazione.
Anche nei tre racconti: Valentino, La Madre, Sagittario, il punto di vista è quello dei membri più giovani, dei figli che osservano le azioni di padri, zii, nonni, per capire. Per capirsi.
 
Nell'ambientazione scarna e angusta di appartamenti piccoloborghesi ai limiti dell’indigenza, essi raccontano con sorprendente franchezza eventi da nulla, atteggiamenti spesso assurdi, caricaturali, meschinità, idiosincrasie e debolezze, reiterazioni ossessive di errori, di falsi ideali, di sogni impossibili destinati al fallimento, evidenze di un'inettitudine a scorgere e a superare i propri limiti. Mi colpisce il fatto che siano sempre i figli poco o meno amati a registrare i piccoli fatti abituali, a saper osservare e riportare con maggior distacco e obiettività, forse perché hanno dovuto trattenere a lungo le parole, e dopo tanto silenzio, solo scrivendo possono dare voce ai propri pensieri.
Le parole tenute dentro strozzano il fiato, dice Caterina nel in Valentino, ma con i familiari preferisce attenersi a frasi di circostanza, evitare le confidenze che schiudono la porta ai ricordi e riaprono ferite dolorose.
Caterina testimonia pacata, con frasi semplici e dirette, il proprio disincanto, raccontando una giovinezza vissuta di riflesso accanto al fratello fannullone, vanitoso e inetto, ma favorito da genitori parziali e poco lungimiranti. Le loro aspirazioni di carriera per il figlio sono condannate al fallimento, come spesso accade a sogni e progetti destinati ad altre persone.
 
L'inadeguatezza di ciascuno nei confronti degli altri e l'incomunicabilità sono i temi ricorrenti nei tre racconti, le cause più frequenti dell'infelicità. Così, accanto al figlio egoista e superficiale, compaiono lo spasimante sensibile e disadattato, la moglie ricca e industriosa ma brutta, anziana; la madre inetta, immatura, e quella ingenua, ambiziosa, insoddisfatta, alle prese con una figlia malaticcia e priva di personalità.
Ognuno reagisce all'immancabile fallimento in modo tragico, comico o rassegnato, a seconda dalla propria indole, che sembra quasi una seconda pelle, qualcosa da cui non ci si può separare, qualcosa che, come il destino, non si può evitare.
Così Caterina, che dalla famiglia ha assorbito suo malgrado l'ammirazione affettuosa per il fratello belloccio, anche da adulta preferirà, pur acquisendo una maggiore consapevolezza di sé, continuare a vivere accanto all'ultimo legame familiare rimasto.


 
Ma nella varietà dei caratteri tratteggiati dalla Ginzburg c'è posto anche per la narratrice del racconto Sagittario, l'unica che, nella ricerca ostinata di una propria più moderna autonomia, sembra astrarsi dalle ridotte prospettive degli altri personaggi. Del resto Sagittario è, dei tre racconti, quello dagli esiti meno drammatici e il più ricco d'ironia, perché la madre, che imperversa nelle vite altrui, velleitaria, impulsiva, trasparente quanto sprovveduta, è una figura che non si dimentica.
Termino la lettura dei racconti d'un fiato, dedicando un ultimo pensiero ai caratteri di contorno, alla nonna grassa e accogliente con il medaglione sul petto, al nonno solenne e austero, alle zie tirchie e a quelle premurose, al rancore delle cognate. Sono caratteri marginali, ma importanti riferimenti per chi racconta, credo che in fondo non possano mancare nemmeno loro, in un album di ricordi che si rispetti.
Per ogni amante della letteratura di conforto, che penetra discreta nella percezione universale della memoria.