Stampa
PDF

Le Alterazioni Pericolose

Scritto da Alberto Passante.

L’undici undici undici è passato indenne per l’humanitas, presa in mezzo fra disastrologi e cabalisti della sventura.

Non è successo niente. Nessuno guarda gli eventi positivi, le ricorrenze liete, perché la catastrofe fa più notizia. Per galleggiare a lungo sulla superficie dei discorsi serve un (in)valido pretesto, un allarme, non importa se giustificato o meno.
In Maremma dicono che chi sta sotto la frasca piglia quella che piove e quella che casca, stigmatizzando gli atteggiamenti di chi preferisce stare a guardare, commentare gli eventi in attesa che prendano una direzione, invece di essere autonomo e propositivo.
Il toscano, da sempre protagonista, disprezza chi non si dà da fare, prevedendo per costui vicende poco piacevoli. La similitudine è fatta con chi, allo scoppiare di un temporale, va a cercare riparo sotto un albero.
La chioma di questo ferma le prime gocce, ma appena le foglie si appesantiscono riempiono d’acqua chi sta sotto.

L’uomo spesso gestisce le dinamiche del rischio con malizia, pure quando il rischio rientra nel codice ordinario della commedia, della finzione. Alterando la realtà anche di quest’ultima.
Mi è capitato fra le mani un vecchio romanzo di Stephen King intitolato Carrie, nella versione cinematografica italiana variato in Carrie, lo sguardo di Satana. M’è preso un colpo. Di rabbia, intendo.
In parte perché a quell’opera sono affezionato, si tratta di una delle prime che ho letto nell’adolescenza, in parte perché la protagonista è innanzitutto una ragazzina infelice, un’adolescente goffa e disadattata, derisa dalle compagne, repressa e paventata dalle manie di una madre demenzialmente bigotta.

Per sua difesa, e alla fine per autodistruzione, Carrie ha un’arma di cui non ha coscienza, da principio: la telecinesi. È in grado di muovere gli oggetti a distanza, un potere che ai tempi dell’inquisizione sarebbe stato etichettato nel peggiore dei modi. Un potere che nell’opera non è affatto satanico o stregonesco, semmai fantascientifico.
L’autore lo presenta infatti come una malattia del futuro, tanto più acuta quanto più intenso è lo stress.
È proprio nel momento del dolore più bruciante che la rivolta di Carrie si traduce in catastrofe.
Il film, manco a dirlo, punta soprattutto sugli effetti horror e spettacolari, ma grazie alla bravissima interprete, Sissi Spacek, il patetico ruolo di Carrie viene un po’ fuori. Sono invece accennati in margine i temi che nel romanzo hanno importanza: la vulnerabilità e la ferocia dell’adolescenza, il primo amore, la scuola, la vita di provincia, i guasti dell’ignoranza e del fanatismo religioso.
Quello che non capisco da dove salti fuori è Satana. Evidentemente, i nostri distributori pensano che il maligno venda molto, o che l’impatto emotivo dello spavento abbia una sua qualche importanza sul pubblico.



C’è tutta un’industria, per nulla letteraria, che fiorisce sulle profezie dei Maya, sulle minacce dallo spazio, le pandemie. Conseguenza diretta di questo atteggiamento è la bolla in cui vengono inglobate le cose, le pubblicità, le notizie, e trattati gli eventi: con una pericolosa presunzione di normalità.